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Occhi puntati sull'accordo di libero scambio con il Mercosur

Dei contadini hanno espresso a Bruxelles la loro opposizione agli accordi di libero scambio con il Mercosur. Keystone

La visita in Sudamerica del ministro svizzero dell'economia Johann Schneider-Ammann è tesa ad imprimere un nuovo impulso ai negoziati per un accordo di libero scambio tra l'AELS e il Mercosur. Intervista.

Questo contenuto è stato pubblicato il 03 maggio 2018 - 15:30

Il viaggioLink esterno è organizzato ad appena tre mesi di distanza dalla firma di una dichiarazione congiunta da parte di rappresentanti dell'Associazione europea di libero scambio (AELSLink esterno, di cui fanno parte Svizzera, Norvegia, Islanda e Liechtenstein) e del Mercosur, il mercato comune dell'America meridionale. Per il ministro svizzero dell'economia Johann Schneider-Ammann, si è trattato del "lancio dei negoziati tra i due blocchi".

swissinfo.ch: Appena pochi giorni fa, l'Unione europea e il Messico hanno annunciato la firma di un accordo di libero scambio. La Svizzera deve quindi agire con maggiore urgenza?

Johann Schneider-Ammann: Quando questo accordo entrerà in vigore, i fabbricanti europei avranno immediatamente accesso al mercato per vendere i loro prodotti. Concretamente, si tratta di un vantaggio sulla concorrenza svizzera siccome i dazi protezionistici, che vanno dal 5,3% al 35%, verranno sostanzialmente ridotti.

swissinfo.ch: La Svizzera ha concluso 30 accordi di libero scambio con 40 Paesi al di fuori dell'Ue. Quali vantaggi e svantaggi hanno finora portato alla Confederazione?

J. S.-A.: Di solito, nei cinque anni che seguono la firma di un accordo di libero scambio, il volume commerciale raddoppia. Questo non succede con un Paese con cui non si è concluso un accordo. Un'altra regola generale dice poi che anche gli investimenti diretti esteri raddoppiano.

In altre parole, libero scambio significa un maggior volume commerciale e un maggior valore aggiunto, ciò che significa più impieghi in Svizzera. Per questa ragione, è nel nostro interesse firmare accordi bilaterali a condizioni preferenziali con i mercati al di fuori dell'Ue.   

Johann Schneider-Ammann, ministro dell'economia, è stato eletto nel governo svizzero nel 2010. © KEYSTONE / GAETAN BALLY

swissinfo.ch: La Svizzera vuole più accordi di libero scambio, ma è considerata un Paese molto protezionista per ciò che riguarda il suo mercato agricolo e che erige delle barriere al commercio. Non è una contraddizione?

J. S.-A.: La Svizzera non è un Paese protezionista. In realtà siamo uno dei mercati più liberali del mondo. Siamo alla ricerca di altri mercati, rispettando però le regole dell'Organizzazione mondiale del commercio, gli accordi con l'Ue e tutti gli altri accordi con Paesi terzi.

Per il mercato agricolo, la Svizzera è rimasta prudente, ciò che può essere forse suscitare delle critiche. Tuttavia, la Svizzera ha abolito quasi completamente i dazi doganali per i prodotti industriali. Ci differenziamo dalla concorrenza non facendo ricorso a strumenti isolazionistici, ma piuttosto tramite una leadership innovativa.

swissinfo.ch: Come spiega il fatto che nei Paesi fortemente industrializzati come la Svizzera, dove l'agricoltura genera meno dell'1% del Pil, i contadini hanno un ruolo così importante nella politica locale?

J. S.-A.: L'agricoltura è importante per noi. Non ha che vedere con il fatto che corrisponde soltanto allo 0,7% del Pil o al 3% degli impieghi, ma con il fatto che l'agricoltura assicura il 60% dell'autosufficienza alimentare con prodotti di alta qualità. Una funzione riconosciuta dalla società.

Siamo contenti di bere il latte o di mangiare il formaggio prodotti dalle nostre mucche e siamo disposti a pagare più dei nostri vicini. Vogliamo consumare prodotti di qualità. Questo conferisce una grande importanza ai nostri contadini, più delle semplici statistiche.

swissinfo.ch: I contadini criticano il fatto che soltanto alcuni produttori lattiero-caseari beneficeranno dell'accordo di libero scambio.

J. S.-A.: Guardiamo ad esempio quanto succede in Indonesia, un Paese di 260 milioni di abitanti. Durante una visita ufficiale, il suo presidente mi ha detto che 40 milioni dei suoi cittadini appartengono alla classe media e che desiderano ardentemente i prodotti europei di alta qualità. Prodotti che si possono permettere. Ha anche detto che altri 40 milioni di persone faranno parte del ceto medio nei prossimi dieci anni. Immaginate se potessimo portare i nostri prodotti alimentari su questo mercato. Alla base di questa catena produttiva ci sono i contadini, che sicuramente verranno ricompensati per il loro lavoro.

swissinfo.ch: Consideriamo il punto di vista del Mercosur: perché dovrebbe essere interessato a un mercato di soli 8 milioni di persone come quello svizzero?

J. S.-A.: Una volta il ministro paraguaiano dell'economia mi ha detto: "Sì, sappiamo che la Svizzera è un mercato molto piccolo con 8 milioni di abitanti. Ma non ci interessa soltanto il volume; vogliamo anche avere una relazione commerciale intensa con Paesi che sono leader in campo tecnologico e innovativo, come la Svizzera". È questo il reale interesse del Mercosur.

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