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Il materiale di voto per la votazione del 29 novembre 2020. © Keystone / Christian Beutler

Nella votazione di domenica, la diaspora elvetica si è dimostrata più favorevole alla responsabilità delle multinazionali e alle restrizioni sul finanziamento dell'industria degli armamenti che l’insieme della Svizzera. Tuttavia, la partecipazione è rimasta limitata.

Questo contenuto è stato pubblicato il 30 novembre 2020 - 16:29

Domenica, l'iniziativa "Imprese responsabili" ha dovuto inchinarsi alla doppia maggioranza (popolo e Cantoni) necessaria per vincere: nonostante il 50,7% dei voti a favore, il testo, che si prefiggeva di rendere le multinazionali svizzere responsabili in caso di violazioni dei diritti umani e per reati legati all'ambiente all'estero, è stato respinto nella maggioranza dei Cantoni.

Come spesso accade, su questo tema il comportamento di voto degli espatriati è diverso da quello degli svizzeri residenti nella Confederazione. Nei distretti degli Svizzeri all'estero (l'Ufficio federale di statistica ha dati separati solo per 12 di essi), il "sì" ha ottenuto una maggioranza di quasi il 59%.

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Alla fine, solo i Cantoni di Berna, Zurigo, Basilea-Città, Vaud, Friburgo, Ginevra, Neuchâtel, Ticino e Giura hanno approvato il testo, mentre 14,5 Cantoni si sono opposti (in Svizzera ci sono sei semicantoni). In diversi Cantoni, tuttavia, vi è una netta discrepanza tra il voto degli svizzeri all'estero e il risultato complessivo.

In Appenzello Interno, ad esempio, il 65% degli elettori ha respinto l'iniziativa, ma più del 60% degli espatriati l'ha sostenuta. Un altro esempio è quello del Vallese, dove più del 55% degli elettori ha detto "no", mentre quasi il 59% dei vallesani residenti all'estero ha votato "sì".

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La maggioranza degli espatriati a favore dell'iniziativa sul commercio di materiale bellico

Anche l'iniziativa "Per il divieto di finanziare i produttori di materiale bellico" per gli iniziativisti non è andata a buon fine domenica, respinta dal 57,4% degli elettori e dalla maggioranza dei Cantoni. Solo Ginevra, Neuchâtel, Giura e Basilea-Città hanno sostenuto il testo.

Nei distretti degli Svizzeri all'estero, invece, la maggioranza degli espatriati ha votato "sì" (51,1%). Contrariamente al loro Cantone, che ha respinto il testo con il 54,3%, i zurighesi all'estero hanno sostenuto l’iniziativa con il 51,2%.

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Anche se ci sono delle eccezioni, la diaspora svizzera tende a votare più a sinistra, è più rispettosa dell'ambiente e anche più progressista sulle questioni sociali rispetto al resto della Svizzera, il che potrebbe contribuire a spiegare il maggior sostegno ad entrambi gli oggetti.

Tuttavia, intervengono anche altri fattori che possono spiegare il comportamento di voto degli svizzeri all'estero. Una gran parte degli espatriati vive all'estero per motivi economici ed è anche generalmente a favore di un sistema economico liberale. Inoltre, molti Svizzeri all'estero, poco coinvolti dalle campagne che si svolgono in patria, sono più inclini a fare affidamento sulle raccomandazioni di voto del Consiglio federale. In questo caso, il governo ha raccomandato "no" ad entrambi gli oggetti.

Partecipazione modesta

Dai 12 distretti degli svizzeri all'estero sono rientrate poco più di 32'900 schede elettorali su 134'448 iscritti in catalogo, il che corrisponde a un tasso di partecipazione del 24,5%. Si tratta di uno dei tassi di partecipazione più bassi registrati per gli Svizzeri all'estero negli ultimi quattro anni. A livello nazionale, la partecipazione è stata del 47%.

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