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Eroe a Lima, sul fronte a Mosca

Michel Minnig

(Keystone Archive)

Ancora una volta il Comitato internazionale della Croce rossa si è trovato al centro di una presa d'ostaggi

Michel Minning, capo della delegazione a Mosca, era già stato in prima linea durante l'assedio dell'ambasciata giapponese a Lima.

Sulla cinquantina, brizzolato, profilo esile ed espressione vivace: Michel Minning non ha davvero l'apparenza di qualcuno che si butta in trincea.

Eppure, in più di quindici anni di servizio del Comitato internazionale della Croce Rossa (CICR), questo politologo vallesano laureato in relazioni internazionali si è spesso trovato nell'occhio del ciclone.

A parte il Canada e il Kenya, è stato nei punti più caldi del pianeta: l'Iraq, il Nicaragua, il Libano, il Ruanda e la Bosnia.

Un commando all'ambasciata

Nell'agosto del 1996 è nominato capo della delegazione del CICR in Perù. La sera del 17 dicembre si trova tra gli invitati ad un ricevimento dell'ambasciata del Giappone di Lima per festeggiare l'anniversario dell'imperatore.

Sven Anderson, giovane responsabile stampa del CICR era stato colpito dall'eleganza del suo superiore che andava alla festa: non sapeva ancora che Michel Minning dopo qualche ora avrebbe abbandonato lo smoking per vestire i panni dell'eroe.

L'ambasciata venne infatti invasa da un commando del Movimento rivoluzionario Tupac Amaru (MRTA). Iniziava una delle prese d'ostaggi più lunghe della storia contemporanea.

Portatori d'acqua e di messaggi

Subito Michel Minnig si annuncia ai guerriglieri come operatore umanitario. Ottiene la liberazione incondizionata di circa 300 ostaggi, in maggioranza donne, bambini e anziani.

Il governo peruviano e il MRTA affidano allora al CICR il ruolo di intermediario neutrale. Michel Minning e i suoi collaboratori si fanno portatori di messaggi, di medicine, d'acqua e di cibo per i 126 giorni dell'assedio dell'ambasciata.
Il 22 aprile 1997, appena gli uomini del CICR abbandonano i locali occupati dai guerriglieri, l'esercito peruviano dà l'ordine di attaccare. Bilancio: 17 morti, 14 membri del commando, due soldati e un ostaggio.

"Siamo rimasti molto sorpresi. La sicurezza delle persone che si trovavano all'interno dell'ambasciata ci stava molto a cuore", dichiarava sobriamente Michel Minning in quell'occasione alla rete televisiva americana CNN.

Il coraggio di restare neutri

Questa è la regola del CICR. Un delegato deve sempre restare neutro. Qualche anno dopo la vicenda di Lima, Michel Minning scriverà in proposito un lungo articolo. Vi dice tra l'altro che la posizione del delegato non deve essere interpretata come "una mancanza di discernimento, o peggio ancora, come viltà".

I gesti umanitari nei confronti delle vittime richiedono semmai una buona dose di coraggio fisico. "A Michel non manca - costata Giuseppe Renda, che fu suo collega a Lima e a Bagdad - Ma è anche un tipo riflessivo, che non prende mai una decisione senza pensare prima alla sicurezza delle persone."

«Minnig for president»

Ultra-mediatizzata, la presa d'ostaggi di Lima fa di Michel Minnig un eroe suo malgrado. "Appena vedeva le insegne del CICR, la gente per strada ci chiamava «Michel», ricorda Giuseppe Renda.

All'epoca, un sondaggio d'opinione dava addirittura il delegato svizzero come vincitore delle elezioni presidenziali peruviane, in caso si fosse candidato.

Il suo vecchio compagno di lavoro spiega la ragione di tanta popolarità: "Michel è molto riservato, tranquillo e discreto, pur restando fermo nella negoziazione, - spiega Giuseppe Renda. Sa spiegare le cose in maniera molto semplice, con voce calma e sguardo azzurro, piuttosto rassicurante. In più è fotogenico".

Ritorno in prima linea

Dopo il Perù, Michel Minnig ha lavorato in Canada e poi in Iraq. A Mosca, pensava di trovare un po' di tranquillità in compagnia della moglie e della figlia di tre anni.

"In privato, i Minnig sono persone molto tranquille, cui piace ascoltare musica, scrivere, leggere, conversare e approfondire degli argomentii", racconta Giuseppe Renda.

Ma il destino aveva piani diversi per Michel Minnig.

swissinfo/Marc André Miserez (trad. Raffaella Rossello)

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