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Fine dell'occupazione della chiesa di Bellevaux a Losanna

Rappresentanti del movimento "in 4 anni si mettono radici" solidarizzano coi sans papiers di Bellevaux Keystone Archive

Tornano a casa i nove sans-papiers kosovari che da oltre tre mesi vivevano nel locale sotto la chiesa protestante di Bellevaux a Losanna. In un primo tempo era stata annunciata l'uscita di 7 dei 9 occupanti, in pratica le due famiglie.

Questo contenuto è stato pubblicato il 28 agosto 2001 - 17:09

Martedì mattina la sorpresa: il governo vodese ha fatto sapere che poteva concedere un'attestazione che permette anche ai due celibi del gruppo di uscire in tutta sicurezza e di lavorare. Lancio di palloncini colorati, applausi, sorrisi e tante lacrime. Proprio in vista dell'attesa e inevitabile commozione collettiva, una sostenitrice dei sans-papiers kosovari si era messa a distribuire fazzoletti di carta ai presenti. L'occupazione della chiesa losannese è finita con urla di gioia e con la consapevolezza d'aver ottenuto importanti concessioni, anche se palesemente non si tratta di una vittoria piena.

Lunedì c'era stato un incontro tra una delegazione del governo vodese e l'Associazione "In 4 anni si mettono radici". A detta di tutti il clima disteso e di disponibilità al dialogo ha facilitato lo sviluppo positivo concretizzatosi martedì. I ministri cantonali avevano confermato d'aver prolungato il permesso di soggiorno per le due famiglie: una giovane coppia e un'altra con tre bambini. Una garanzia quindi che il decreto di espulsione ricevuto in primavera era annullato e che nel frattempo l'Ufficio federale dei rifugiati sta esaminando il loro caso.

Ma a conferma che le parti si cercano e dialogano in un'atmosfera costruttiva, martedì mattina c'è stato un ulteriore contatto nel corso del quale un rappresentante del governo ha affermato che i due celibi potevano ricevere un attestato che vale come permesso provvisorio di soggiorno e di lavoro. La festa è cominciata quando nel piazzale della chiesa di Bellevaux è apparsa una sostenitrice del movimento che sbandierava i due documenti.

L'obbligo di lasciare il paese che era stato intimato ai 9 occupanti stava per colpire altre decine di immigrati di origine kosovara da anni residenti nel Canton Vaud. Per la precisione si tratta di 157 persone in situazione precaria, tra cui 82 minorenni. All'inizio dell'anno erano tutti candidati all'espulsione, ora per 122 di quelle 157 persone Losanna ha chiesto a Berna una regolarizzazione.

Le buone notizie riguardano in primo luogo le famiglie con bambini, ma il consiglio di stato si sta ora orientando a sospendere i rimpatri forzati anche per i singoli che risiedono e lavorano qui da vari anni: questo nella consapevolezza che la loro partenza non aiuta nè la nostra economia, nè loro stessi, nè le loro famiglie.

Proprio lunedì il quotidiano losannese "24heures" aveva pubblicato due reportages dalle sperdute località del Kosovo dove vivono le famiglie dei due single finora occupanti a Bellevaux. I genitori di Xhevdet Mavraj, 35 anni, da 5 in Svizzera, vivono in una tenda sistemata nel giardino della casa distrutta durante la guerra. Se Xhevdet tornasse dovrebbe sistemarsi in un'altra tenda che ora serve da legnaia.

Emrudh Hakaj, 32 anni, da 9 in Svizzera, ha nascosto ai suoi genitori di essersi rifugiato in una chiesa. I venti membri della sua famiglia vivono in una casa di 4 locali e solo un suo fratello ha un lavoro che gli permette di guadagnare 150 marchi al mese.

Evidentemente di fronte a queste situazioni di estrema crisi possiamo offrire qualche prospettiva a persone che per anni hanno lavorato da noi.

Flavio Fornari

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