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I poliglotti della cupola

La sala del Consiglio nazionale vista ...dagli interpreti

(swissinfo.ch)

Nel cuore della babele linguistica elvetica, un gruppo di poliglotti fa da tramite tra la Svizzera tedesca e quella latina: gli interpreti di Palazzo federale.

swissinfo ha reso loro visita in occasione della giornata europea delle lingue.

Un paio di piccoli uffici-cabina la cui vetrata dà sulla sala del Consiglio nazionale. Il Parlamento è, al momento, semideserto. Eppure siamo in piena sessione.

Sotto di noi, una deputata prende la parola. Quasi nessuno sembra interessato a quello che dice. “Uuh, questa è noiosa. Come tanti altri d’altronde…”, sussurra l’interprete che sta per passare il testimone a Richard Bucher, il suo capo.

La maggior parte dei parlamentari è in pausa, fuori dall’emiciclo. Gli “stacanovisti” ancora al loro posto leggono il giornale, parlottano più o meno discretamente o passeggiano nella sala.

Nella cabina accanto alla nostra, Viviane Vaucher è forse l’unica ad ascoltare con attenzione il discorso della deputata. Indossa le cuffie auricolari, parla davanti ad un microfono e traduce in simultanea. Nel suo caso, dal tedesco al francese.

Il servizio, da e per le due principali lingue elvetiche, è offerto da sei interpreti costantemente attivi durante le quattro sessioni annuali del Parlamento.

Lo spettro “schwyzerdütsch”

Ma come, in Svizzera si necessita d’interpreti? Certo. Smontiamo subito un mito che s’incontra spesso viaggiando all’estero. Gli svizzeri non sono tutti plurilingue.

Convivono in un Stato con quattro lingue ufficiali (tedesco, francese, italiano e romancio), e aggiungiamoci pure quelle ufficiose (lo svizzero tedesco e l’inglese), ma solo una minoranza si esprime davvero correttamente in almeno tre idiomi.

Pochi anche i parlamentari in grado di farlo, ritiene Richard Bucher, responsabile degli interpreti di Palazzo. “Alcuni di loro, addirittura, denotano difficoltà nella lingua madre: buona parte degli svizzeri tedeschi fa ad esempio una gran fatica a parlare il buon tedesco”.

Sintassi ballerina, accento ed intonazione da fiera del bestiame, errori grammaticali. “Fossi più giovane organizzerei dei corsi per insegnar loro a parlare”.

Presto anche in italiano?

“Gli interpreti di Palazzo sono un po’ l’élite del settore”, ci assicura Richard Bucher. Lui stesso parla correntemente sei lingue. “Ma nel nostro gruppo non è niente d’eccezionale: diciamo che è la norma”.

“Al momento il servizio a Palazzo esiste tuttavia soltanto verso tedesco e francese. Forse, l’anno prossimo, potremo assumere tre nuovi collaboratori ed offrire traduzioni simultanee anche verso l’italiano”.

“Disponiamo di un contratto di lavoro con la Confederazione per 52-55 giorni all’anno”. Un mandato finanziariamente interessante: da 4 a 8 turni al giorno di 45 minuti l’uno, per una tariffa giornaliera di circa 1’100 franchi.

Il resto del tempo, Bucher è attivo presso il Parlamento europeo od il Consiglio d’Europa (“dove sono almeno 20 le lingue utilizzate…”). Oppure nell’insegnamento, presso la scuola per interpreti di Zurigo.

L’esperto stima che ogni semestre circa 300 studenti iniziano la formazione di traduttori. “Ma dopo cinque anni di studio, soltanto il 5% ottiene il diploma d’interprete”.

Ascoltano in pochi

I deputati sembrano tuttavia far un uso limitato del servizio. “Diciamo che, mediamente, sono meno di cinque quelli che ci ascoltano”. Ciò significa che la stragrande maggioranza dei presenti non ha problemi ad afferrare i concetti espressi nelle tre lingue ufficiali?

“Non direi. Piuttosto molti si vergognano ad indossare le cuffie e a mostrare così ai giornalisti presenti in sala di non comprendere gli altri idiomi”, commenta Richard Bucher tra l’ironico e l’amaro.

E poi tocca a lui. Indossa le cuffie e si prepara. Per i prossimi 45 minuti trasformerà in tedesco tutto ciò che, in Parlamento, sarà pronunciato in francese. O in italiano.

swissinfo, Marzio Pescia

Fatti e cifre

I deputati alle camere federali possono esprimersi nelle quattro lingue ufficiali: tedesco, francese, italiano e romancio;
Venerdì 26 settembre si celebra nuovamente la giornata europea delle lingue;
Scopi: festeggiare la diversità linguistica e promuovere l'apprendimento delle lingue;
La ricorrenza è stata lanciata nel 2001, in occasione dell'anno internazionale delle lingue;

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