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Il TCS resta un club federalista

Il TCS resta fedele alle sue origini: la sede resterà a Vernier.

(tcs.ch)

Ci sono ancora romandi alla direzione del TCS? Di fronte alla polemica lanciata dalla stampa, i responsabili del Touring si spiegano.

"La nuova direzione del TCS spinge i romandi nel fossato". Alcuni giorni dopo l'Hébdo, anche la Tribune de Genève si è unita alla polemica, definendo un "massacro" la partenza, dal venerabile TCS, di una decina di quadri superiori romandi, nel giro di due anni.

Il quotidiano fornisce perfino la lista dei nomi. Alcune delle persone citate si dicono tuttavia sorprese di ritrovarsi sulla lista, come Peter Meyer, candidato senza successo alla carica di direttore generale alla fine del 2000. Meyer oggi è direttore amministrativo della FIAT-AIT, associazione mantello dei club automobilistici e di turismo a livello mondiale.

"Come potete sentire, non sono un "puro" romando", spiega con una punta di umorismo questo zurighese di Ginevra, che non ha perso l'accento. "Ma non sono nemmeno stato licenziato. Dopo 23 anni di TCS avevo semplicemente voglia di cambiare!"

Cambio di marcia

Non tutti, però, hanno preso la cosa con la stessa leggerezza. "Fra le persone citate dal giornale ve ne sono alcune che attualmente stanno cercando un nuovo impiego. So che più di una di queste persone è rimasta scioccata leggendo il proprio nome, perché questo fatto potrebbe pregiudicare la loro ricerca", spiega, con una certa preoccupazione, Claude Gay-Crosier, direttore della comunicazione, della politica e dello stato maggiore del TCS.

Secondo il portavoce dell'associazione, l'attuale composizione della direzione, con alla testa il basilese Josef Andres, venuto dalle assicurazioni, corrisponde semplicemente ai nuovi bisogni del TCS. "È un'evoluzione, più che una rivoluzione e questo cambio di marcia non è piaciuto a tutti", replica Claude Gay-Crosier.
In effetti, per le sue attività nel campo assicurativo, il TCS deve poter combattere con armi uguali contro la concorrenza, sempre più agguerrita.

Tre su dieci

L'attuale direzione si compone di tre romandi e sette svizzero-tedeschi. Dalla lista pubblicata dalla Tribune de Genève emerge che solo quattro persone facevano parte del collegio di direzione: due romandi, un tedesco (!) e lo zurighese Peter Meyer, partito di sua spontanea volontà......

François Antonazzi, ex braccio destro del giurassiano Etienne Membrez, che diresse il TCS per 15 anni, è davvero romando, ma la sua sorpresa nel ritrovarsi sulla lista della Tribune è stata grande. Antonazzi ha infatti lasciato il Touring Club Svizzero nel 1997, molto prima che arrivassero gli attuali dirigenti. E questo per poter beneficiare della pensione anticipata.

"Siamo in Svizzera e due terzi dei membri del TCS sono svizzero-tedeschi", ricorda Antonazzi, rilevando pure che i quadri svizzero-tedeschi padroneggiano molto bene il francese, mentre non si può dire lo stesso dei romandi. Segregazione? In quasi trenta anni di attività, Antonazzi non se n'è mai accorto.

La sede resta a Vernier

Fondato a Ginevra più di un secolo fa, il TCS ci tiene a mantenere le radici nella zona. Partito come un semplice club di ciclisti, è diventato ben presto una struttura nazionale che oggi dà lavoro a più di 1'100 persone, delle quali 400 alla sede di Vernier.

Interrogato dalla Tribune de Genève, il direttore Josef Andres smentisce ogni voce su un possibile trasloco dall'altra parte della Sarine. "Abbiamo investito praticamente tutti i nostri fondi in questo nuovo edificio", ribadisce con forza Claude Gay-Crosier,. "non se ne parla dunque nemmeno di partire".

Marc-André Miserez

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