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La scomparsa di Giovanni Bonalumi

Lo scrittore ticinese Giovanni Bonalumi.

(Cdt Online)

Lo scrittore ticinese deceduto martedì a Locarno aveva contribuito con la sua poliedrica attività a gettare ponti culturali tra cultura tedesca e svizzero-italiana.

Sono in molti a ricordare con rimpianto la figura di Giovanni Bonalumi, scrittore, critico letterario, poeta, traduttore e docente universitario a Basilea, scomparso l'8 gennaio all'età di 80 anni. Una vita spesa all'insegna della letteratura italiana, insegnata, esaminata, divulgata in altre lingue, presa anche a modello per creazioni proprie e originali, che hanno sempre riscontrato lusinghieri apprezzamenti di pubblico e colleghi.

Del Bonalumi scrittore veniva messa in evidenza l'eleganza e la misura, una prosa discreta con cui riusciva ad affrontare delicatamente l'interiorità dei suoi personaggi, senza mai cadere nel sentimentalismo. Caratteristiche evidenti nei romanzi più famosi, "Gli ostaggi", del '53, e "Per Luisa", del '72 (riveduto nel '95), in cui tra l'altro - come spiega l'amico e scrittore Gilberto Isella - vediamo un raro esempio di autore ticinese attento alla realtà cittadina (in questo caso locarnese). Bonalumi si interroga sulle trasformazioni subite da questa realtà negli anni del piccolo "boom" economico, differenziandosi così dal nutrito gruppo di autori che, come Plinio Martini, si erano invece concentrati sulle campagne.

"In lui la vita e l'opera erano un tutt'uno - continua Isella - scriveva come parlava, mentre nell'attività d'insegnante la sua grande umanità lo portava ad abbattere i confini tra aule scolastiche e mondo esterno. Ha sempre rifiutato l'accademismo in nome di una cultura portata nel vivo della società, particolarmente attento alla convivialità, allo scambio continuo di idee. Se penso alla mia esperienza, posso dire di essere diventato scrittore anche grazie ai suoi incoraggiamenti e alle sue critiche". Amico di molti intellettuali svizzeri (un nome per tutti: il ginevrino Starobinskij), ben considerato anche in Italia, da personaggi del calibro di Cesare Segre, Carlo Carena, Fenoglio e Carlo Bo, Bonalumi non era solo scrittore e docente. Per il linguista Ottavio Lurati, che è stato suo collega all'Università di Basilea, "la sua attività ci permette di ricordarlo come un prezioso tramite fra le varie culture, in particolare quella svizzero-italiana, da cui proveniva, e quella tedesca, nella cui orbita si trovò a vivere per tanto tempo".

Traduceva in effetti moltissimo, dal tedesco ma anche dal francese e dall'inglese, soprattutto negli ultimi anni, il che porta a considerarlo in una più ampia ottica "europea". Le sue versioni dal tedesco all'italiano hanno contribuito non poco a consolidare i legami col mondo degli scrittori tedeschi, ai quali -in senso inverso- ha fatto conoscere molte pagine della letteratura della Svizzera Italiana.

Di particolare rilievo anche l'attività critica, dedicata ad autori come Tasso, Parini, Verga, ma soprattutto alla letteratura del Novecento. "Nella Svizzera tedesca e nella Germania meridionale era diventato un vero punto di riferimento - conclude Lurati -. Chi desiderava tenersi aggiornato su quanto accadeva nel panorama letterario italiano, si rivolgeva costantemente ai suoi scritti".

L'interesse critico teneva anche conto degli eventi storici, come quando pubblicò uno studio approfondito dedicato alla rivista ticinese "Adula", espressione di un movimento irredentista nato nel Cantone negli anni Venti con lo scopo di unirsi all'Italia, e chiusa dal governo federale quando prese accenti fascisti. Non mancava, infine, un forte impegno civile: Bonalumi era interessato ai rapporti della Svizzera con l'estero e in particolare con una realtà come l'ONU. Sembra uno scherzo del destino la sua scomparsa proprio adesso, a poche settimane dalla votazione popolare sull'adesione.

Alessandra Zumthor

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