Maria Caputo Mazzarella: il Ticino non finisce con l'orario di lavoro

La frontaliera Maria Caputo Mazzarella, una vita in automobile tra le dogane swissinfo.ch

Da 13 anni, Maria Caputo Mazzarella, giornalista e teatrante, attraversa ogni giorno la frontiera dall'Italia per lavorare in Ticino. Il tragitto quotidiano tra una dogana e l'altra è ormai diventato un'abitudine. Non si lamenta neppure delle ore passate in macchina in colonna: ascolta musica e si gode il paesaggio.

Questo contenuto è stato pubblicato il 09 marzo 2001 - 13:02

"Frontaliera": non mi da fastidio la definizione. Per me significa solo che passo la dogana italo-svizzera tutte le mattine, per forza di cose. Avanti e indietro, tutti i giorni, chilometri di strada, spesso in colonna. Ma ormai è così per chiunque lavori, non solo per i frontalieri.

Dicono che ricordo fisicamente la giornalista italiana Lilly Gruber, ma francamente è lei che somiglia a me. In comune forse abbiamo la stessa grinta, oltre alla professione. Sono giornalista, direttrice responsabile della radio locale di Mendrisio.

Gli anni di lavoro in Ticino mi hanno dato anche vita, amicizie, hobby, qualche pizza con gli attori della mia compagnia teatrale "I Girondini", ticinesi e italiani uniti dalla passione per le scene. Un impegno piacevolissimo, quasi lavorativo, senza stipendio però. Insomma, il Ticino non finisce con l'orario di lavoro.

Professionalmente, qui ho trovato maggiore organizzazione e disciplina. Ma non vivo grandi differenze col Comasco, dove sono nata e dove abito. Grazie alla mia professione, osservo il Ticino quotidianamente in tutti i suoi aspetti. Potessi fare dei cambiamenti, forse cambierei a livello salariale. Probabilmente uno svizzero al mio posto percepirebbe di più, e credo che la situazione sia la stessa per tutti i frontalieri.

Onestamente non mi sento tuttavia sottopagata: fa comodo a tutti, sia ad un
italiano che in Ticino ha uno stipendio maggiore rispetto ai canoni italiani, sia alle aziende svizzere. Vero è anche che i frontalieri fanno lavori che i ticinesi non farebbero più. E' sempre il solito discorso.

Mi spiace usare una figura retorica, ma personalmente vorrei un Ticino più fantasioso. L'ideale sarebbe una via di mezzo tra la fantasia italiana e la disciplina ticinese. Del Cantone amo il territorio, l'aspetto turistico, l'aria, il paesaggio. E' un cliché, ma alquanto piacevole

Mi piacerebbe - alla, spero lontana, fine della mia carriera in Ticino - che "la giornalista frontaliera" Maria Caputo Mazzarella fosse ricordata per la sua dedizione alla cronaca del Ticino, trattata in modo pulito, sempre accompagnato dal cuore. Il cuore non ha frontiere.

Maria Caputo Mazzarella

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