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La scoperta del primo pianeta extrasolare, nella costellazione di Pegaso, compiuta da due svizzeri 25 anni fa, ha fatto storia nella ricerca astronomica. Da allora, cosa abbiamo imparato di nuovo?

Questo contenuto è stato pubblicato il 14 gennaio 2019 - 21:00

È il 1995: Michel Mayor e Didier Queloz annunciano la scoperta di un pianeta che orbita intorno ad una stella che non è il nostro sole. Al contempo, i due astronomi e astrofisici designano l'università di Ginevra come centro di eccellenza per la ricerca sugli esopianeti.

Questo primo pianeta non assomiglia affatto a quello che ci si aspettava: un supergigante gassoso che ruota in soli quattro giorni attorno alla stella 51 Pegasi. Molto vicino a quest'ultima, è il prototipo di una famiglia di pianeti che saranno in seguito chiamati i "Giovi caldi".

Da allora, gli astrofisici di tutto il mondo hanno catalogato migliaia di pianeti lontani, di tutte le dimensioni e composizioni, orbitanti più o meno distanti da stelle di tutti i tipi.

Didier Queloz, che stava redigendo la sua tesi all'epoca della prima scoperta, ha continuato a lavorare nel campo degli esopianeti. Pur avendo mantenuto un piede a Ginevra, ora è membro del laboratorio Cavendish della prestigiosa università di Cambridge, in Inghilterra.

Intervistato da swissinfo.ch, fa il punto sulle scoperte fatte finora e sulle speranze riposte nelle nuove generazioni di telescopi, che un giorno dovrebbero rivelare la presenza di vita extraterrestre.

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