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Negli affari, l'inglese è solo la seconda scelta

Sul posto di lavoro, tedesco e francese si parlano più spesso dell'inglese

(Keystone)

Secondo uno studio condotto a livello nazionale, per la maggior parte delle ditte elvetiche l'inglese è meno importante di quanto si pensi.

Il tedesco e il francese rimangono le lingue straniere maggiormente parlate sul posto di lavoro. Nei contatti con le altre regioni linguistiche, gli italofoni hanno invece poche possibilità di parlare il loro idioma.

La sezione economica della «Fachhochschule Solothurn Nordwestschweiz» di Olten ha chiesto a 2000 ditte elvetiche e ai loro collaboratori se e quando utilizzano una lingua straniera durante il lavoro.

I risultati dello studio, reso noto domenica dal giornale svizzero tedesco «NZZ am Sonntag», dimostrano che, malgrado la globalizzazione, per le imprese elvetiche le lingue nazionali rimangono più importanti rispetto all'inglese.

Sul posto di lavoro, il tedesco è la lingua straniera maggiormente utilizzata. Molto di più rispetto all'inglese e al francese che, come seconda lingua, si parlano all'incirca con la stessa frequenza. Nella comunicazione orale, l'idioma di Molière è considerato più importante rispetto a quello di Shakespeare.

Ridimensionamento dell'inglese

Al contrario di quanto generalmente si pensa, in nessuna delle regioni linguistiche svizzere, l'inglese è la seconda lingua dominante.

In seno a quasi la metà delle ditte elvetiche, esso non è mai parlato o lo è solo di rado. Anche l'inglese scritto non riscuote un gran successo: oltre il 60% delle ditte interrogate con una media di cinque impiegati infatti, non lo utilizza mai.

Per Markus Andres, che ha diretto il progetto di ricerca, questo esito non deve sorprendere: «Quattro ditte svizzere su cinque sono piccole o medie imprese. Giornalmente, esse sono in contatto con altre società o clienti che si trovano all'interno delle frontiere rossocrociate, oppure nei paesi confinanti – Italia, Germania, Austria o Francia – e non certo con i broker di New York», ha affermato l'esperto alla «NZZ am Sonntag».

Ticinesi poliglotti per forza

Sul posto di lavoro, fra le lingue nazionali esiste una chiara gerarchia. Per fare affari con romandi o ticinesi, gli svizzeri tedeschi devono fare lo sforzo minore perché la lingua di Goethe è quella utilizzata più spesso (nel 68% dei contatti con i ticinesi e nel 50% di quelli con i romandi).

Gli abitanti della Svizzera italiana devono invece dimostrarsi con maggiore frequenza poliglotti, siccome solo con uno svizzero tedesco su quattro hanno la possibilità di esprimersi nella lingua di Dante.

Nei contatti con i romandi, questa percentuale è ancora minore: solo il 14% degli svizzeri francesi è in grado di parlare in italiano.

Paradosso

Il 77% dei dirigenti d'impresa interrogati considera importante la conoscenza di una seconda lingua nazionale e molti di loro lamentano delle lacune nel sistema di formazione elvetico in questo settore: «Più della metà dei dirigenti si dichiara insoddisfatto delle conoscenze linguistiche acquisite a scuola dai loro impiegati», sottolinea Markus Andres.

Benché, al momento dell'assunzione, l'87% delle ditte esiga dai propri collaboratori buone conoscenze linguistiche, in poche sono disposte a promuovere un perfezionamento professionale in tal senso. Solo un'impresa su quattro infatti, è d'accordo di finanziare dei corsi di lingue. Un paradosso sottolineato anche dall'esperto della scuola solettese: «Si pretende ma non si è disposti a dare».

swissinfo

Fatti e cifre

Nel 2000, il 63,7% della popolazione ha indicato il tedesco quale lingua principale (1990: 63,6%).
20,4% dei residenti utilizza in prevalenza il francese (1990: 19,2%).
6,5% dei residenti utilizza in prevalenza l'italiano (1990: 7,6%).
Solo lo 0,5% parla ancora romancio.
Nel 2000, il 16,6% dei residenti in Svizzera utilizza a casa una lingua diversa da quelle nazionali (1990: 13%).

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