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Il primo centro dell’OMS per conservare i virus avrà sede in Svizzera

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Il virologo Marc Strasser esegue una doccia chimica prima di entrare in uno dei laboratori biologici ad alta sicurezza a Spiez, in Svizzera, nel novembre 2014. Keystone / Peter Schneider

La creazione di un centro globale in Svizzera per conservare, analizzare e condividere rapidamente virus e agenti patogeni tra i laboratori di tutto il mondo ci preparerà meglio per la prossima pandemia. A esserne convinta è Isabel Hunger-Glaser, una biologa che sta dando il suo contributo per la realizzazione del nuovo sito BioHub.

Il mese scorso, il governo svizzero e l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) hanno firmato un accordo per lanciare la prima struttura BioHub dell’OMS. La Svizzera metterà a disposizione dell’OMS il laboratorio di biocontenimento di Spiez, situato a qualche decina di chilometri dalla capitale Berna, per servire da deposito globale per virus e altri agenti patogeni con potenziale epidemico o pandemico – come il nuovo coronavirus (SARS-CoV-2) che causa la Covid-19. Lì, saranno conservati in modo sicuro, analizzati e condivisi con altri Paesi.

Sapete come funziona l’OMS? Non perdete questo video per capirlo:

Isabel Hunger-Glaser è a capo della divisione di biologia al laboratorio di Spiez nel Canton Berna. L’abbiamo incontrata per saperne di più sul BioHub e sul lavoro che vi verrà svolto.

Isabel Hunger-Glaser is head of the Biology Division at the Spiez Laboratory in canton Bern.
Isabel Hunger-Glaser è a capo della divisione di biologia del laboratorio di Spiez nel Canton Berna. Spiez Laboratory

SWI swissinfo.ch: Perché è necessaria una struttura come il BioHub?

Isabel Hunger-Glaser: L’analisi tempestiva di nuovi agenti patogeni è un passo essenziale per contenere precocemente le malattie in caso di future epidemie o pandemie ed evitare un’ulteriore propagazione. Con questo tipo di approccio, una malattia probabilmente non si diffonderebbe in maniera così improvvisa com’è successo con il SARS-CoV-2.

L’idea del sistema BioHub è venuta al dottor Tedros Adhanom Ghebreyesus, direttore generale dell’OMS. Ha invitato a creare le basi per una nuova era di cooperazione internazionale, sottolineando la necessità di essere meglio preparati per la prossima pandemia.

La condivisione di agenti patogeni tra i Paesi attualmente avviene sulla base di accordi bilaterali, un processo che richiede tempo soprattutto in termini amministrativi. Con il sistema BioHub, l’OMS intende stabilire una condivisione molto più veloce per garantire una risposta rapida per l’intervento e lo sviluppo di diagnosi o trattamenti. L’OMS ritiene inoltre che la situazione attuale non sia equa, [alcuni Paesi hanno più accesso alle informazioni sugli agenti patogeni rispetto ad altri]. Uno dei principi del sistema BioHub dovrebbe essere l’equità e la giustizia.

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Come funzionerà il BioHub e quanta voce in capitolo avrà la Svizzera su ciò che viene conservato, condiviso e analizzato nel laboratorio di Spiez?

A Spiez coltiveremo i patogeni e condurremo analisi, come il sequenziamento. Questo è importante ai fini del controllo di qualità. L’OMS è responsabile della condivisione [dei risultati] con altri Stati. Si metterà in contatto con i laboratori che sono interessati a ricevere particolari varianti. L’OMS condividerà gli agenti patogeni solo con entità qualificate che soddisfano i regolamenti e gli standard pertinenti. L’OMS ci chiederà quindi di preparare una particolare variante da inviare a uno di questi enti qualificati.

Siamo in procinto di istituire un comitato consultivo con gli Ospedali universitari di Ginevra (HUG), l’Istituto svizzero di virologia e immunologia (IVI) e il laboratorio di Spiez che discuterà se una particolare nuova variante è rilevante e dovrebbe essere conservata presso la struttura BioHub. Ovviamente, non abbiamo bisogno di accettare varianti che abbiamo già.

Perché Spiez è stato scelto rispetto ad altri laboratori come hub principale?

Ci sono diverse ragioni per cui è stato scelto il laboratorio di Spiez. La sua posizione geografica, per esempio, vicino a Ginevra, i suoi standard elevati, la sua buona reputazione e il fatto che offre un’infrastruttura di contenimento del massimo livello di biosicurezza. Quello di Spiez è l’unico laboratorio in Svizzera a garantire il più alto livello di sicurezza. Qui possono essere coltivati agenti patogeni altamente pericolosi (gruppo di rischio quattro), un passaggio importante per rendere possibile l’analisi e la condivisione.

Abbiamo già un deposito in Svizzera a Spiez con circa 40 agenti patogeni diversi, come gli agenti responsabili di Ebola e altre febbri emorragiche. Diverse varianti di SARS-CoV-2 sono già state coltivate, analizzate e conservate nella nostra struttura.

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Il piano è di inaugurare l’hub lanciando una fase pilota basata sul SARS-CoV-2 e le sue varianti prima che il progetto venga esteso ad altri patogeni. Come vede lo sviluppo del lavoro nei prossimi 12 mesi?

Il lavoro dovrebbe iniziare a luglio. L’idea della fase pilota è di migliorare i processi e fare un po’ di esperienza.

È molto imprevedibile come si svilupperanno le cose. Sappiamo che alcuni Paesi vorrebbero fornire le loro varianti all’OMS. Ho la sensazione che potremmo ottenere diversi ceppi dall’Africa o dal Sud America. La situazione in Africa, per esempio, suggerisce un numero crescente di nuove varianti con mutazioni potenzialmente preoccupanti.

Il BioHub si basa su un sistema volontario. Data la riluttanza degli Stati membri a cooperare durante la pandemia su questioni come i vaccini, possiamo aspettarci che condividano attivamente gli agenti patogeni?

L’esperienza con l’attuale pandemia ha dimostrato l’importanza di reagire velocemente, condividere la conoscenza e lavorare insieme. Se tutto fosse andato più veloce, forse sarebbe stato possibile fermare la diffusione della Covid-19 e la situazione sarebbe migliore ora. Alcuni Paesi hanno già annunciato la loro volontà di condividere le varianti.

C’è una crescente pressione internazionale per fare luce sulle origini della nuova pandemia di coronavirus. Due teorie contrastanti sono che il virus sia saltato dagli animali, forse originario dei pipistrelli, agli esseri umani, o che sia scappato da un laboratorio di virologia a Wuhan, in Cina. Pensa che un virus manipolato da dei ricercatori possa essere scappato da un laboratorio?

Stiamo facendo ricerca e contribuiamo attivamente a risolvere l’attuale situazione della pandemia. Ma non ci stiamo occupando della sua origine. Posso solo parlare per Spiez. Il laboratorio soddisfa tutti i requisiti di legge e abbiamo messo in atto tutte le misure di sicurezza necessarie.

È sorpresa che un anno dopo non si conoscano ancora le origini della pandemia della Covid-19?

Finché la Covid-19 continua, finché non avremo il virus sotto controllo, penso che dovremmo concentrare le nostre energie sul superamento della malattia e non sulle sue origini.

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