Una legge al passo con la mobilità internazionale

Ogni anno ci sono figli di espatriati che visitano il parlamento elvetico: è una delle attestazioni dei legami tra la Quinta Svizzera e la Confederazione Keystone

Gli Svizzeri sono sempre più mobili: “ogni anno vi sono decine di migliaia di partenze e decine di migliaia di ritorni”. È anche per agevolare questa mobilità che urge una normativa ad hoc, dice a swissinfo.ch il “padre” della legge sugli Svizzeri all’estero, Filippo Lombardi.

Questo contenuto è stato pubblicato il 03 giugno 2013 - 17:00
swissinfo.ch

L’attuale presidente della Camera dei Cantoni batte il chiodo da anni. È in seguito a un suo postulato del 2004, che il governo federale ha ufficialmente riconosciuto per la prima volta, nel 2010, l’esigenza di una Legge sugli Svizzeri all’estero (LSE). Ed è nuovamente in seguito a una sua iniziativa parlamentare che la Commissione delle istituzioni politiche (CIP) della Camera alta del parlamento ne ha elaborato il disegno di legge, posto ora in consultazione fino a fine agosto.

swissinfo.ch: Qual è la necessità di una legge specifica sugli Svizzeri all’estero?

Filippo Lombardi: Si tratta di dare coerenza alla politica della Confederazione nei confronti dei cittadini all’estero, di riunire in una sola legge disposizioni che adesso sono sparpagliate in una moltitudine di leggi, regolamenti e ordinanze, nonché di dare una normativa chiaramente leggibile e quasi “pedagogica” ai nostri 715mila concittadini all’estero.

Poi si va oltre, perché si incarica il Consiglio federale di attribuire a un solo Dipartimento la competenza di tutto quello che riguarda gli Svizzeri all’estero. Questo significa anche responsabilizzarlo, facendo del tema una priorità e prevedendo poi per quel Dipartimento un credito quadro quadriennale per tutti i compiti federali legati agli Svizzeri all’estero. Così si potrà definire meglio l’impegno finanziario della Confederazione e programmarne l’operato sul medio e lungo termine.

Occorre inoltre sottolineare che la LSE non si occupa solo degli Svizzeri che vivono stabilmente fuori dalla Confederazione. Essa ingloba tutti i cittadini Svizzeri che si trovano all’estero, anche solo per un breve soggiorno, così come le persone giuridiche. Uno degli scopi di questa legge è infatti di facilitare la mobilità internazionale degli Svizzeri e di promuoverla come valore, perché è diventata estremamente importante, per la formazione e per la professione come per lo svago, il turismo, la cultura e via dicendo.

swissinfo.ch: In questo disegno di legge è posto fortemente ed esplicitamente l’accento sulla responsabilità individuale. Si ha la sensazione che si tenti di offrire delle scappatoie alla Confederazione per sottrarsi a delle responsabilità verso i suoi cittadini all’estero…

F. L.: No, perché tramite questa legge vengono rafforzati i mezzi a disposizione e le possibilità di sostegno e viene definito un quadro più chiaro. Mi sembra una posizione matura, liberale, chiedere a ciascuno di assumersi le proprie responsabilità. Questo è particolarmente importante per la protezione consolare.

È normale che la Confederazione possa chiedere il rimborso di tutti o di parte dei costi sostenuti quando deve intervenire perché delle persone o delle società svizzere si sono messe in difficoltà a causa di grave negligenza o perché hanno violato delle leggi del paese ospitante. Ciò è già possibile ora, ma la base legale è molto fragile. La protezione consolare è infatti disciplinata solo nei regolamenti del Dipartimento federale degli affari esteri. Inserendola nella LSE, le si conferisce finalmente una base legale solida e chiara.

LSE in breve

Nel disegno di Legge sugli svizzeri all’estero (LSE) sono state riunite tutte le disposizioni riguardanti gli svizzeri all’estero, intesi sia come persone fisiche sia come persone giuridiche.

Tra le innovazioni, al Dipartimento federale degli affari esteri è attribuito il compito di fungere da “sportello unico”, ossia da interlocutore centrale della Confederazione per gli svizzeri all’estero, su qualsiasi questione.

Il principio della responsabilità individuale è capitale: il testo sancisce che “chiunque prepari e svolga un soggiorno all’estero oppure eserciti un’attività all’estero è responsabile in prima persona”. Ciò implica che la protezione consolare non è un diritto e che il ruolo dello Stato è sussidiario.

Con lo stesso spirito, è abrogato l’obbligo per gli svizzeri domiciliati all’estero di immatricolarsi presso la competente rappresentanza elvetica, ma all’iscrizione nel Registro degli svizzeri all’estero (RSE) sono vincolate varie prestazioni. Per esempio, l’aiuto sociale della Confederazione.

Sul fronte dei diritti politici, è abolita la possibilità per gli svizzeri all’estero di scegliere se votare nel comune d’origine o nell’ultimo comune di domicilio. È in quest’ultimo che dovranno votare.

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swissinfo.ch: Il disegno di legge prevede l’abrogazione dell’obbligo di immatricolazione presso le rappresentanze elvetiche per gli Svizzeri domiciliati all’estero per più di 12 mesi. Non c’è il rischio di un allentamento dei legami tra la Svizzera e i suoi espatriati?

F. L.: La Commissione si è chiesta che senso abbia prevedere per legge un obbligo, la cui violazione non comporta alcuna sanzione. Ha dunque privilegiato un’altra strada: la Svizzera assicura un certo numero di prestazioni a coloro che sono registrati.

Con questo cambiamento, probabilmente, chi si registrerà lo farà volontariamente perché intende mantenere una relazione con la Svizzera e non perché è obbligato a farlo. Avremo forse un numero inferiore di Svizzeri all’estero registrati, ma si tratterà di persone che avranno fatto una scelta consapevole e che saranno veramente interessate a restare legate al Paese.

swissinfo.ch: Il progetto in consultazione soddisfa le sue attese?

F. L.: Le soddisfa praticamente tutte, salvo per quanto riguarda l’accelerazione del voto elettronico e la possibilità per gli Svizzeri all’estero di partecipare più facilmente alla vita politica del paese, in particolare alle elezioni.

Sugli oltre 715mila Svizzeri immatricolati all’estero, quasi 150mila sono iscritti anche nel registro elettorale. Ma molti incontrano grosse difficoltà a causa dei tempi di spedizione: il materiale di voto spesso è recapitato troppo tardi.

Noi speravamo di poter introdurre il voto elettronico per tutti gli Svizzeri all’estero per il 2015. Una buona parte lo potrà fare, ma perché il voto elettronico sia veramente generalizzato, temo che si dovrà aspettare fino alle elezioni federali del 2019. Questo perché la Confederazione non può dare l’ordine ai Cantoni – competenti in materia – d’introdurre il voto elettronico e farne beneficiare i concittadini all’estero.

swissinfo.ch: Il Partito socialista è tornato alla carica con la rivendicazione di una circoscrizione elettorale per gli Svizzeri all’estero. La questione è definitivamente abbandonata?

F. L.: La questione per il momento è accantonata, perché l’iniziativa parlamentare di Carlo Sommaruga che proponeva la creazione di un 27° Cantone fittizio – quale circoscrizione elettorale a sé stante – non ha purtroppo trovato grazia al Consiglio degli Stati. Probabilmente tra qualche anno si tornerà a discuterne, ma attualmente è un passo che appare prematuro. Personalmente avrei auspicato quale passo intermedio almeno l’elezione diretta del Consiglio degli Svizzeri all’estero da parte degli elettori registrati, ma la Commissione ha preferito non “statalizzare” quest’organizzazione, come sarebbe avvenuto definendo nella legge una simile procedura. Ça se discute…

Se comunque la consultazione dovesse dare chiare indicazioni diverse, la Commissione dovrebbe riaprire la discussione.

Ora siamo solo all’inizio della consultazione, che viene effettuata proprio per tastare il polso, per vedere quali sono le reazioni dei Cantoni, dei partiti e delle organizzazioni interessate. Questi hanno tempo fino al 31 agosto per prendere posizione. Se dei punti della LSE sollevassero forti contestazioni, la Commissione li riesaminerebbe certamente.

Il giusto equilibrio

Il disegno di legge è salutato dall’Organizzazione degli svizzeri all’estero (OSE). “Era ora che ci fosse una base legale per una politica più coerente nei confronti della diaspora svizzera e della mobilità internazionale degli svizzeri. Si tratta di una razionalizzazione legislativa opportuna”, ha dichiarato a swissinfo.ch il direttore dell’OSE Rudolf Wyder, precisando che il Consiglio degli svizzeri all’estero, il cosiddetto “parlamento” della diaspora, prenderà posizione il 16 agosto a Davos. “Discuterà dei grandi orientamenti del disegno di LSE, ma anche dei singoli punti del progetto”.

Interpellato circa l’accento posto sulla responsabilità individuale, il direttore dell’OSE risponde che questa costituisce “un concetto moderno e liberale. Si tratta però di trovare un giusto equilibrio tra la responsabilità individuale e l’interesse dello Stato di occuparsi della Quinta Svizzera”.

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Voci critiche

La maggior parte dei partiti ha indicato a swissinfo.ch che prenderà posizione in agosto sul disegno di LSE. Per ora si sono espressi solo i socialisti e i Verdi.

I socialisti parlano di un progetto “senza sostanza” e reclamano la creazione di una circoscrizione elettorale per gli svizzeri all’estero per garantire alla Quinta Svizzera dei rappresentanti nel parlamento federale.

Gli ecologisti ribadiscono la richiesta di dare la possibilità agli svizzeri all’estero che vivono nelle regioni di frontiera di votare nel cantone confinante. Una rivendicazione già formulata in un’interpellanza dal deputato Verde Antonio Hodgers, alla quale il governo ha risposto negativamente.

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