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ReGeneration, la fotografia di domani

Matthias Bruggmann, "Sur la Route 80", serie Irak, 2003

Il Musée de L’Elysée di Losanna compie vent’anni e festeggia con un omaggio alla nuova generazione.

In mostra in due diverse sedi espositive ci sono 50 promesse della fotografia mondiale.

«È uno dei progetti più visionari che abbiamo realizzato», confessano alla direzione del Museo. La scelta è originale: anziché festeggiare con un bilancio della strada fatta in venti anni di attività, l’Elysée fa spazio alle nuove generazioni. È il futuro prossimo, azzarda il titolo: 2005-2025.

Per scegliere, il Musée de l’Elysée si è affidato al giudizio di 60 scuole d’arte e fotografia di cinque continenti. A loro, da Tokyo a Milano passando per l’America, ha chiesto di segnalare dieci studenti di talento. In tutto sono arrivate 400 candidature, fra le quali Losanna ha selezionato cinquanta nomi.

Arte viva

Il risultato è confortante: la fotografia è viva e pare avere di fronte a sé un futuro luminoso. I cinquanta di domani usano tecniche diverse, scelgono soggetti e sguardi assolutamente personali. C’è chi gioca con la tecnologia e chi se ne astiene rigorosamente. Tutti, però, hanno idee.

Esposte in due diverse sedi, nella villa a bordo Lemano del Musée de l’Elysée e nel centralissimo Espace Arlaud, ci sono 350 fotografie di autori in gran parte esordienti, di sicuro molti giovani. Per una volta almeno, un grande museo si atteggia a galleria underground: anziché dare spazio ai nomi prediletti dalla critica e dai libri di storia, si fa invadere da una moltitudine appassionata di talenti alle prime armi.

Rigenerazione

Vocabolario alla mano, il Musée de l’Elysée spiega che la scelta del nome evoca il passaggio di testimone fra le generazioni ma anche la rigenerazione, ovvero «la ricostituzione naturale di una parte vivente che era stata distrutta; la rinascita di qualcosa che era stato corrotto, alterato, indebolito».

È una scommessa sulle sorti della fotografia, che molti vorrebbero in crisi, alla quale altri stentano a riconoscere lo status di arte fra le arti. Nonché un buon auspicio per i fotografi prescelti: nel 2025 magari si saranno fatti un nome – sicuramente avranno percorso strade feconde.

Talenti elvetici

Dieci gli eletti nostrani, studenti nelle scuole svizzere ma provenienti da mezzo pianeta. Di origine iraniane, Anoush Abrar mette in scena una serie di ritratti espressivi di bambole gonfiabili. Leo Fabrizio, già autore di un fortunato lavoro sui bunker elvetici, espone un reportage realizzato a Bangkok. Milo Keller, appassionato di nature morte, immortala i cantieri dell’Alptransit. Raphael Hefti ha ripreso i volti di commesse specializzate in cosmetica femminile, i tratti scolpiti da più o meno sapienti colpi di colore. Mentre la svizzera Bianca Brunner, classe 1974, con la serie «Limbo» si aggiudica addirittura il poster della mostra.

Parecchi gli studenti stranieri delle scuole svizzere. L’olandese Aimée Hoving esplora con la fotografia un genere classico della pittura. Tutt’altra musica per i ritratti della tedesca Eva Lauterlein, che usa a piene mani il computer. Ogni immagine è frutto di una trentina di scatti della stessa persona, mescolati grazie ad un software.

Eclettici ed estrose

La francese Valérie Rouyer mette in scena senza pietà il corpo come oggetto, con immagini in bianco e nero da cui l’osservatore distoglie volentieri lo sguardo: sono brandelli di corpo sul tavolo operatorio del chirurgo plastico.

Il milanese Marcello Mariana confessa il pallino dell’ascensore: visto da dentro verso l’alto, bisogna riconoscerlo, è spaziale. Ricorda i viaggi stellari pure il giapponese Shigeru Takato, con i suoi interni di studio del telegiornale da diversi paesi, inclusi i set della Televisione della Svizzera tedesca (DRS) e della Svizzera italiana (TSI).

Fra i paladini della manipolazione digitale, meritano di essere menzionati i paesaggi al caleidoscopio del giapponese Ryo Ohwada e quelli stranianti della ceca Katerina Drzkova. Nonché le creature visionarie dell’americana Suellen Parker, che modella statue di plastilina che poi fotografa e ritocca al computer.

Attuali e impegnati

Non sfugge l’attualità – assolutamente mondiale. Il tedesco Christoph Bangert espone il conflitto tra Israele e Palestina, foto smaltate di armi e dolore. Gli fa eco la ricerca dell’israeliana Keren Assaf, che è partita alla ricerca dell’influenza della cultura del «sogno americano» sulla società del suo paese Esterno con palma, piscina e prato all’inglese.

Il francese Matthias Bruggman si produce in immagini cupe da reporter di guerra: lo studio del console americano a Baghdad, i soldati che perquisiscono le famiglie irachene. L’americana Samantha Bass svela i luoghi nei quali vengono uccisi gli animali che usiamo mangiare e fa venire una gran voglia di verdure.

Scatena un topico dubbio, invece, il cileno Pablo Zuleta Zahr. Dal 2001 ama piazzare la macchina fotografica in un punto centrale della città e per ore la fa scattare sui passanti. Poi cataloga le migliaia di persone catturate in base a come sono vestite e acconciate e le ricompone insieme. Ecco vedi: erano identiche ma è probabile che non si siano incontrate e neanche riconosciute. È la globalizzazione, bellezza.

swissinfo, Serena Tinari, Losanna

Fatti e cifre

Il Musée de L’Elysée è stato inaugurato nel 1985. È aperto tutti i giorni della settimana, dalle 11 alle 18.
La mostra del ventennale comprende 350 fotografie realizzate da 50 fotografi. Sono state 400 le candidature ricevute da 60 scuole di 5 continenti.
Lo Spazio Arlaud si trova in place de la Riponne. È aperto dal mercoledi al venerdi dalle 12 alle 18; sabato e domenica dalle 11 alle 17.
Il catalogo della mostra, edito dalla Thames & Hudson in versione francese ed inglese, contiene 218 fotografie.

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In breve

ReGeneration. 50 fotografi di domani, 2005-2025 è al Musée de l’Elysée e allo Spazio Arlaud fino al 23 ottobre. In mostra ci sono 350 lavori selezionati tra i talenti segnalati dalle scuole d’arte e fotografia.

La mostra celebra i vent’anni di attività del museo e dopo Losanna sarà portata in tutto il mondo, dalla Nuova Zelanda, al Giappone, passando per Europa e Stati Uniti, a cura delle scuole che hanno partecipato al progetto.

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