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Reporter senza frontiere 100 pagine per la libertà dell’informazione

“I grandi reportage - per la libertà dell’informazione”. Con la sua seconda pubblicazione sotto questo titolo, l’organizzazione Reporter senza frontiere invita ancora una volta alla riflessione. Dalla Palestina alla Corea del Nord, passando per la Siria e l’Ucraina, testi e immagini rammentano che l’informazione rimane una lotta ovunque. Anche in Occidente.

Come la prima pubblicazione del 2012, questa raccolta di reportage contribuisce ad arricchire l’offerta di Reporter senza frontiere (RSF), accanto ai libri dedicati a un tema o a un grande nome del fotogiornalismo che l’organizzazione pubblica regolarmente da 25 anni.

Qui, il testo è alla stregua dell’immagine. «Ciò corrisponde perfettamente al nostro impegno: difendiamo fotoreporter e giornalisti», spiega Thérèse Obrecht, che fino al giugno del 2014 è stata presidente della sezione svizzera di RSFLink esterno. È lei, assieme alla redattrice delle immagini Nicole Aeby e alla grafica Mascha Müller, ad aver composto questo albumLink esterno di 100 pagine, pubblicato in 3'000 esemplari e venduto nei chioschi e nelle librerie della Svizzera, così come su internet.

Le immagini che mostrano le persone dietro agli avvenimenti possono essere belle, insolite o sgradevoli, ma sempre piene di significato. Poi ci sono quei quattro scatti in Afghanistan e quel estratto di un’intervista di Anja NiedringhausLink esterno, realizzata pochi giorni prima che la fotoreporter tedesca venisse uccisa da un poliziotto, nel giorno dell’elezione presidenziale afgana.

Secondo RSF, sono già 66 i giornalisti uccisi nel 2014 mentre facevano il loro lavoro, in più dei 21 giornalisti partecipativi morti al servizio dell’informazione. Un triste bilancio a cui si aggiungono i 351 giornalisti e blogger detenuti nel mondo.

Di fronte a queste cifre, Thérèse Obrecht continua a chiedersi per quale motivo, sui circa 10'000 giornalisti svizzeri, soltanto 550 sono membri di RSF… E se non siete giornalisti? «Allora acquistate questo libro, offritelo ai vostri cari. È un buon modo per sostenere la lotta per la libertà dell’informazione».

(Testo: Marc-André Miserez, swissinfo.ch)