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I creazionisti tornano all'attacco

Il Paradiso terreste come Dio l'ha creato non si trova a Disneyland, ma al museo della creazione di Petersburg, nel Kentucky

Secondo alcuni, Dio ha creato il mondo in sei giorni, 4400 anni prima di inviarvi suo figlio Gesù Cristo. Secondo altri, è la sua mano invisibile che presiede alla selezione delle specie. 200 anni dopo Darwin, in America come in Europa, Svizzera inclusa, i creazionisti non si danno ancora per vinti, anzi.

Agli inizi della sua attività scientifica, lo stesso Charles Darwin era un sostenitore del creazionismo o piuttosto, come si direbbe oggi, un seguace dell'intelligent design. Enunciando la teoria della selezione naturale, infatti, parla di un «grande selezionatore» che, alla stregua di un orticoltore o di un allevatore, sceglie le specie migliori per farle prosperare.

Ma più il naturalista britannico avanza nelle sue scoperte, meno prove trova dell'esistenza di questo grande selezionatore, al punto che, un giorno del 1844, scrive all'amico Joseph Hooker: «sono quasi convinto che le specie non sono immutabili, ed è come confessare un omicidio.»

Un omicidio, quello di Dio, del quale in quel momento Darwin non osa parlare nemmeno con le persone a lui più vicine. «Quando si ha in moglie un'adepta degli Unitariani, una delle sette più fondamentaliste dell'Inghilterra protestante, e per giunta le si vuole molto bene, questo non è esattamente il genere di discorsi che si affrontano a tavola», spiega André Langaney, genetista, specialista dell'evoluzione e professore all'Università di Ginevra.

Nubi oscure si addensano sull'Europa

150 anni dopo la pubblicazione di L'origine delle specie, c'è ancora chi rifiuta di ammettere ciò che la scienza considera ormai una certezza. Da qualche anno a questa parte, sembra addirittura che le varie forme di creazionismo stiano tornando alla carica.

La situazione è tale da destare preoccupazioni anche in seno al Consiglio d'Europa. Nel giugno del 2007, il socialista francese Guy Lengagne ha presentato a nome della Commissione della cultura, della scienza e dell'educazione un rapporto che, con toni assai allarmisti, denuncia i tentativi degli ambienti creazionisti di infiltrarsi nelle scuole del Vecchio continente.

«La guerra alla teoria dell'evoluzione il più delle volte nasce da forme di estremismo religioso molto vicine a movimenti politici di estrema destra» e costituisce «una minaccia diretta per la democrazia». Secondo il rapporto, inoltre, i fondamentalisti creazionisti stanno lavorando nientemeno che per «sostituire la democrazia con la teocrazia».

Respinto in un primo momento dall'Assemblea parlamentare, tale rapporto è stato accolto solo in seconda lettura. «Tuttavia – osserva Claire Clivaz, teologa all'Università di Losanna – i deputati non hanno avvertito la necessità di adottare misure né tantomeno di redigere un regolamento. Il risultato è stato una partita ferma sul pari, come una fondue moitié-moitié alla vodese».

Chi invece ha deciso di correre ai ripari è stata questa professoressa di Nuovo Testamento e di letteratura cristiana antica che, insieme ai suoi colleghi, ha deciso di organizzare sei serate di formazione destinate agli insegnanti. Scopo dell'operazione: fornire argomenti per controbattere le teorie creazioniste.

«Anche se più raramente che in Francia, anche da noi capita che alcuni studenti insorgano contro le teorie di Darwin in nome della religione», spiega Claire Clivaz.

L'esistenza di Dio come ipotesi

Lungi dalla teologa rimettere in discussione la libertà religiosa che in Svizzera è garantita dalla Costituzione. Nondimeno «la questione diventa problematica nel momento in cui si attribuisce un peso politico e istituzionale a teorie che pretendono di competere con teorie scientifiche».

Secondo André Langaney, la diatriba non ha ragion d'essere, in quanto Darwin e la Genesi non parlano della stessa cosa. Mentre l'atteggiamento religioso è una questione di fede, quello scientifico è una questione di dubbio. La fede, quindi, non ha nulla a che vedere con un mondo, quello della scienza, in cui è indispensabile poter rimettere tutto in discussione.

Al riguardo, cita il seguente aneddoto: quando nel 1796, Pierre Simon de Laplace avanzò per primo l'ipotesi secondo cui il sistema solare è nato da una nube di polvere e gas in rotazione, Napoleone elogiò la sua opera, ma fece notare allo studioso che nella sua teoria non vi era traccia di Dio. Fu allora che Laplace replicò: «Sire, di quell'ipotesi non ne ho avuto bisogno».

«In altre parole – aggiunge André Langaney – Dio è un'ipotesi onerosa e, per forza di cose, non scientifica, in quanto non abbiamo la benché minima prova materiale della sua esistenza».

Una questione di interpretazione

Ciò non ha mai impedito ai credenti di credere. Ma allora, perché questo rigurgito creazionista proprio oggi?

Tra le varie interpretazioni possibili, Claire Clivaz legge in questo fenomeno un effetto della tendenza a esprimersi in modo politicamente corretto. «Viviamo in un'epoca in cui non siamo più disposti ad accettare i discorsi che ci propinano le autorità, del tipo 'vi presento il professor onniscente, ascoltatelo perché ciò che dice è vero...». Quindi, se l'evoluzione è solo una teoria, per non far torto a nessuno, si deve ammettere che vale tanto quanto un'altra.

Sempre secondo la teologa, potrebbe anche trattarsi di «un gioco di rimando tra la sensazione che le risorse del mondo si stiano esaurendo e il bisogno di porci domande sull'inizio. Perché se c'è stato un inizio, allora anche il fatto che ci sarà una fine deve avere un senso».

«Gli uomini – constata André Langaney – hanno paura e sono molto solitari. Le sette, in particolare quelle creazioniste, offrono loro un ambiente rassicurante e i legami affettivi di cui soffrono la mancanza nella vita quotidiana.»

L'uomo, in effetti, vive meglio con delle certezze che con dei dubbi. Ecco perché «il popolo vuole sapienti, non scienziati», conclude il genetista.

swissinfo, Marc-André Miserez
(traduzione e adattamento di Sandra Verzasconi Catalano)

IN AMERICA

Il creazionismo è particolarmente diffuso negli Stati Uniti. Secondo un sondaggio, nel luglio del 2005 il 64% degli americani era favorevole all'insegnamento dell'intelligent design in aggiunta alla teoria dell'evoluzione e il 38% caldeggiava persino il totale abbandono dell'insegnamento della teoria dell'evoluzione nelle scuole pubbliche.

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IN EUROPA

Gli antidarwiniani. Negli ultimi cinque anni, Italia, Serbia, Paesi Bassi e Polonia hanno visto propri ministri schierarsi contro la teoria dell'evoluzione o a favore del creazionismo e del suo insegnamento.

In Turchia, le tesi creazioniste figurano in alcuni libri di testo scolastici e il 75% dei liceali non crede alle teorie darwiniane.

L'offensiva creazionista è cominciata in Turchia a opera di Adnan Oktar, alias Harun Yahya, un personaggio oscuro legato agli ambienti creazionisti americani, autore prolisso e difensore della creazione divina nel nome del Corano.

L'inganno. Nel 2007, Harun Yahya fa recapitare a migliaia di istituti scolastici francesi, belga, spagnoli e svizzeri il suo Atlante della creazione, in cui si picca di denunciare «l'inganno» delle teorie di Darwin, tacciato come «il peggior fascista e razzista di tutti i tempi».

Il carcere. Nel maggio 2008, Oktar è stato condannato a tre anni di carcere nel suo Paese «per aver creato un'organizzazione illegale a fini di arricchimento personale». Il processo si trova attualmente in fase di appello.

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IN SVIZZERA

Harun Yahya. Dopo un attento esame, il libro di Harun Yahya è stato prontamente tolto dagli scaffali delle biblioteche scolastiche. Come in altri Paesi, anche in Svizzera si è ritenuto che non avesse il rigore richiesto a un'opera destinata all'insegnamento.

Il creazionismo è comunque riuscito a infiltrarsi nelle scuole bernesi attraverso una manuale di scienze naturali. In un capitolo sulle origini della vita, infatti, la distinzione tra scienza e religione non risultava sufficientemente chiara. Incalzate dalla polemica, le autorità hanno ordinato la modifica dei passaggi incriminati.

Le comunità. Sul territorio svizzero sono presenti circa 1400 comunità o chiese evangeliche. Calcolando una media di 100-150 membri per ciascuna si ottengono tra i 140'000 e i 210'000 fedeli, perlopiù molto zelanti, ma non necessariamente adepti del creazionismo puro e duro.

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