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Sulle tracce di Leonardo da Vinci a Locarno

Il castello Visconteo di Locarno (ASCL) ASCL, elaborazione: colonnello Giorgio Simona, architetto Ambrogio Annoni, pittore Giorgio Lombardi, 1912

Il genio di Leonardo da Vinci ha lasciato un segno anche a Locarno? Dopo due anni di ricerche, uno storico pensa di avere una risposta positiva.

Questo contenuto è stato pubblicato il 12 gennaio 2005 - 10:42

Un baluardo del Castello visconteo, realizzato nel 1507, porta secondo il ricercatore Marino Viganò la firma del grande artista.

Sembra di entrare in un film quando lo storico Marino Viganò racconta la sua avventura sulle tracce di Leonardo da Vinci a Locarno. Un’avventura che è in realtà una ricerca minuziosa e laboriosa, fatta di letture, confronti, riscontri, analisi comparate.

Questi due anni di intense ricerche sono documentate in un voluminoso rapporto che sarà consegnato all’Ufficio dei beni culturali del Canton Ticino a fine gennaio.

Tutto iniziò nell’estate 2002



È l’epilogo di un lavoro condotto con passione e rigore. Un lavoro nato quasi per caso. “Stiamo parlando – spiega a swissinfo lo storico Marino Viganò - del rivellino del Castello visconteo di Locarno, tecnicamente un baluardo. Si tratta dell’unica parte del castello in mano ai privati”.

Nell’estate del 2002 uno dei proprietari invita Marino Viganò a dare un’occhiata al rivellino. “Da una prima osservazione mi era già parso un elemento straordinario. E non solo perché – precisa – estraneo allo stile del castello. Ma perché si trattava di un’opera più tarda rispetto alle strutture della rocca”.

Che ci faceva un baluardo con caratteristiche del XVI secolo in un castello che la storiografia aveva considerato terminato alla fine del XV secolo? A chi attribuire la committenza e la realizzazione del rivellino? Queste e altre domande costituiscono il punto di partenza delle ricerche.

Locarno fortificata per ordine di Charles II d’Amboise



Le caratteristiche del baluardo suggeriscono a Viganò due possibilità quanto al periodo di realizzazione: l’occupazione francese del Locarnese, dal 1499 al 1513, o la sovranità svizzera tra il 1513 e il 1532 (data di demolizione del castello, alla quale è registrata l’esistenza del “Rafellin”).

Gli archivi danno conferma che si tratta del primo periodo. “Dai radi documenti della Superiorità svizzera – commenta lo storico – si viene a sapere che l’opera è costruita sotto l’occupazione francese, quindi fra il 1499 e il 1513”.

L’ordine di fortificare Locarno risulta dato dal “grand maître” a Milano, titolo della corte di Francia portato da Charles II d’Amboise dal 1502 al 1511, data della sua morte. Ecco dunque che il periodo in cui collocare il rivellino si fa più preciso.

Altri documenti provano inoltre che tutto il ducato di Milano è munito di bastioni con modalità simili e in uno stesso anno: il 1507. E tutte le fortificazioni sono ordinate dal d’Amboise. “Il caso di Locarno – precisa Marino Viganò – si situa dunque in un processo di fortificazione generale”.

“All’epoca – puntualizza lo storico - Locarno è forse la piazzaforte più esposta, per cui il d’Amboise deve suggerire una protezione più efficace rispetto al resto dello stato quando, fra il 6 e il 22 luglio 1507, si reca di persona - dicono le cronache - verso Bellinzona e Como a provvedere fortificazioni”.

Un solo ingegnere possibile: Leonardo da Vinci



Comprovata la questione cronologica, se ne apre un’altra: la conformazione del baluardo. “È a pianta pentagonale, con due facce, due fianchi, una gola appoggiata sul torrione quattrocentesco del castello. La struttura – spiega Viganò – presenta quattro cannoniere, sopra le quali vi è un camino per lo sfiato delle polveri piriche delle artiglierie, che in caso contrario avrebbero soffocato i serventi ai pezzi. Gli altri baluardi del 1507 nel Milanese sono invece di tipo antiquato”.

All’epoca questa tecnologia era limitata ad alcune località della Toscana centrale. Che cosa ci faceva un’opera simile in Lombardia? Il pensiero di Viganò corre, sulla scorta di un’intuizione del 1894 del medievista ticinese Johann Rudolf Rahn, al solo ingegnere militare toscano che potesse realizzare un’opera tanto sofisticata, sebbene in una terra periferica rispetto all’Italia centrale.

“Nel 1507 a Milano c’è un solo fiorentino con le conoscenze adeguate: Leonardo, già ingegnere militare al servizio di Ludovico Maria Sforza. E ha già dato i disegni ai francesi nel 1499, appena prima di lasciare la città, per due rivellini simili per il Castello sforzesco di Milano, terminati nel gennaio 1500”.

Molto più di qualche indizio



Come in un mosaico, Viganò seleziona le tessere. E molte combaciano senza forzature. “Certo non si hanno documenti che diano certezze sulla paternità dell’opera – annota - anche perché sono rari e a volte incompleti. Ma tutte le mie ricerche, alcune in corso, mi portano ragionevolmente a questa conclusione”.

Il lavoro di Viganò è stato accolto con interesse da due esperti: Domenico Taddei, presidente del consiglio scientifico dell’Istituto italiano dei castelli, e Pietro Cesare Marani, specialista di Leonardo architetto militare.

swissinfo, Françoise Gehring, Locarno

Fatti e cifre

Nei taccuini di Leonardo, datati dalla critica fra il 1487 e il 1490, figurano gli studi per rivellini a pianta pentagonale. Vengono applicati dai francesi al castello di Milano nel 1499, sette anni prima del rivellino di Locarno.
L’idea di fortificare Locarno risale già al 1500.

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In breve

Marino Viganò - incaricato dei moduli di storia dell’architettura militare alla Scuola di specializzazione in storia dell’arte dell’Università Cattolica di Milano – presenterà ufficialmente l’esito delle sue ricerche il 5 febbraio a Locarno.

Un momento importante per dare nuova luce al Castello Visconteo.

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