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Bollywood, oltre la fabbrica dei sogni


Di Françoise Gehring


Mahanagar (The Big City), un film di Satyajit Ray del 1964. ()

Mahanagar (The Big City), un film di Satyajit Ray del 1964.

Nato in antagonismo a Hollywood, il cinema di Bombay (Mumbai) alimenta, con le altre produzioni indiane, la più grande industria cinematografica del mondo. Accanto al filone commerciale, il cinema indipendente cerca spazi e risorse. Con l'aiuto svizzero.

Esattamente 10 anni fa, in Piazza Grande  spiccava in cartellone il titolo di un film di quattro ore. Poco prima della proiezione, l'allora direttrice artistica del Festival Film Locarno Irene Bignardi,  si chiedeva come sarebbe finita l'avventura.  Un successo strepitoso! Lagaan – Once upon a time in India, non solo aveva magnetizzato la piazza, ma l'ha fatta ridere, ballare, sognare.

La più bella partita di cricket della storia del cinema mondiale - dove il giovane Bhuvan (l'attore Aamir Khan, oggi una stella straricca) impara il gioco del cricket, arruola improbabili giocatori per formare la squadra e si presenta alla sfida contro gli inglesi con un "esercito" di contadini disposti a vincere – nel 2001 strappa il Prix du Public. E entra nella memoria del Festival.

Ma il cinema indiano non è solo Bollywood. «Con circa 1300 pellicole l'anno – ha infatti spiegato a swissinfo.ch il direttore artistico Olivier Père -  l'India è il principale produttore di film al mondo. Una cifra composta tuttavia da realtà molto diverse. Nonostante la ricchezza della sua produzione commerciale, concentrata in particolare in quattro grandi aree linguistiche, il paese ospita anche numerosi talenti che cercano di esprimersi attraverso circuiti più indipendenti, spesso a costo di mille difficoltà».

Nuovi talenti e grandi classici

È a loro che si rivolge questa edizione di Open Doors, preparata anche con Nadia Dresti (responsabile dell'Industry Office), in collaborazione con il Film Bazaar India/ Screenwriters' Lab del Festival di Goa grazie alla complicità di Nina Lath Gupta,  direttrice dell'organismo nazionale di promozione del cinema indiano. Dall'India sono stati selezionati dodici progetti, invitati a Locarno allo scopo di trovare un partner di coproduzione per completare la realizzazione dei film.

«La doppia storia del cinema indiano – scrive Martin Dahinden, direttore della Direzione dello sviluppo e della cooperazione - riflette una sfida globale: conciliare la crescita e lo sviluppo, la mondializzazione e la diversità culturale. Per far fronte a questa sfida, la Svizzera s'impegna da 50 anni a fianco dell'India», un paese la cui immensa diversità si misura nei suoi 35 stati/territori  e nelle sue 23 lingue ufficiali.

A testimoniare la vivacità dell'India, al di là di Bollywood, Open Doors propone la sezione Indian classic, dedicata appunto ad autori storici e una mini retrospettiva su Satyajit Ray. Regista e sceneggiatore indiano, padre della cinematografia indiana d'autore, è il cineasta indiano più noto e celebrato nel mondo. Oltre a un gran numero di onorificenze (tra cui la Legione d'onore in Francia) ha ricevuto tutti i maggiori premi cinematografici, tra cui l'Oscar alla carriera nel 1992. Il suo modo di fare cinema è lontanissimo dai cliché dei melodrammi musicali prodotti a Bollywood.

Riflettori accesi da Cannes a Locarno

Ma Bollywood è risolutamente iperbole, come è stato mostrato  a Cannes con Bollywood – The greatest love story ever told, un film-documentario prodotto da Shekhar Kapur che riassume decenni di film indi. Così si è espresso il cineasta: «La amiamo. La odiamo. La vediamo come qualcosa di antiquato. La riteniamo troppo moderna. Abbiamo bisogno di respirarla per sentirci vivi. Qualcuno sostiene che sia l'unica cultura che riunisce l'India, che fornisce un'identità comune a 25 milioni di indiani che hanno abbandonato il loro paese, ma anche dopo tre generazioni ancora vi sono legatissimi. Questa è Bollywood!».

 

Amore e odio, in un certo senso, sono stati espressi a Locarno nel corso della tavola rotonda  Lesson from Bollywood, a cui ha preso parte anche il celebre attore Kabir Bedi, che moltissime generazioni ricordano come Sandokan. Kabir Bedi - un uomo alto, imponente dal portamento fiero - concorda con l'idea che il genere Bollywood abbia permesso di dare un'identità specifica alla cultura indiana.

I critici lo chiamano il genere masala, ovvero un non genere: nei film masala, esattamente come nella miscela di spezie da aggiungere alle pietanze per ravvivare il sapore, si trovano tutti i generi mischiati insieme, amalgamati dalla musica, elemento centrale delle produzioni bollywoodiane. Di molti titoli non si ricorda la trama, ma  si continua a cantarne il motivo trascinante.

La musica e le canzoni sono da sempre una parte integrante della cultura popolare indiana, non esiste momento di aggregazione dove non sia presente. Il Mahabarata per esempio, uno dei più grandi poemi epici dell'India, da sempre viene memorizzato e tramandato col canto.

Il cinema è cinema, commerciale o meno

«La prima lezione che insegna Bollywood – sottolinea Kabir Bedi – è che un film ha bisogno di audience, di un pubblico. E il pubblico ha delle attese. Certo, lo so che non sempre i film che hanno avuto a disposizione molti soldi, sono necessariamente i più belli». Bastano poche battute e pochi scambi per intuire che anche in India il grande dibattito si riduce al confronto tra cinema d'autore e cinema popolare.

«Il cinema di Bollywood – dice a swissinfo.ch – cerca sempre di promuovere buone relazioni tra le diversità comunità, veicolando così un importante messaggio di tolleranza, nel rispetto delle tradizioni. Piace non solo in India, ma anche  in altre nazioni come Pakistan, Bangladesh, Nepal, i Paesi Arabi, e agli oltre 25 milioni di indiani sparsi nel mondo. Sono film che fanno riflettere su argomenti  seri attraverso il divertimento».

Taglienti le critiche di  Adoor Gopalakrishnan, il più grande cineasta indipendente della regione del Kerala, terra di cinefilia, economicamente ai margini di Bollywood e distante dagli stereotipi. Secondo lui le produzioni bollywoodiane sono tutte uguali, prevedibili. «Una fabbrica di sogni in salsa indiana».

Capelli bianchi, di statura piccola, Adoor Gopalakrishnan non le manda a dire: «Bollywood è un continuo rimando a Hollywood. La gente in India è cresciuta con l'idea che il cinema è solo ballare e cantare. Bollywood impartisce quindi lezioni sbagliate. E l'equazione cara al governo "cinema indiano = Bollywood", è pericolosa».

Bhuvan Lall -  produttore cinematografico e sociologo – e Gargi Sen - fondatrice della Magic Lantern India – vedono con piacere il moltiplicarsi di festival in India, perché favoriscono la diversità. Il sostegno al cinema indipendente, che per poter emergere ha bisogno di visibilità internazionale, è indubbiamente importante. Il nuovo cinema indiano, un cinema indipendente che piace ai giovani e che è indice di cambiamento, sta dunque nascendo.

Open Doors

Gli Open Doors godono del sostegno della Direzione sviluppo e cooperazione del Dipartimento federale degli affari esteri. L'obbiettivo principale è quello di aiutare i registi e anche i produttori di progetti selezionati in modo da trovare dei partner per la coproduzione, in particolare quelli europei, per poter realizzare i loro film.

I candidati prescelti hanno preso parte al laboratorio di coproduzione durante la 64esima edizione del Festival del film di Locarno. Per la promozione dei nuovi talenti, il Festival si è avvalso anche del contributo di tre esperti indiani: Sunil Soshi, Meenakshi Shedde e Uma de Cunha.

Cinema indiano

Bollywood & Co. Quella indiana è l'industria cinematografica più prolifica al mondo. In India ogni stato e ogni lingua vantano una propria scuola di cinematografia. Non c'è solo Bollywood (l'industria legata  a Bombay/Mumbai e al cinema di lingua indi), ma anche Kollywood (distretto di Kodambakkam, cinema Tamil), Tollywood (per i film in lingua telugu dell'Andra Pradesh) Mollywood (Kerala, in lingua malayalam), Gollywood (Gujarat).

 

Mercato record. Quasi 1'

500 film (Bollywood vi contribuisce con il numero maggiore, circa  250 ogni anno) e 5 miliardi di spettatori all'anno.  Primato anche sui biglietti venduti: nel 2010 in India sono stati più di 4 miliardi (va detto che il prezzo del biglietto è molto basso) mentre negli USA 3 miliardi. La spesa media per le produzioni è di 47, 7 milioni di dollari per Hollywood e di 1,5 milioni per il cinema indiano.

Fatturato. Secondo le previsioni della Federation of Indian Chambers of Commerce and Industry, malgrado il calo del 14% registrato dall'industria cinematografica nel 2009 in seguito alla recessione internazionale, alla contrazione della distribuzione, alle minori entrate di botteghino, si prevede un incremento annuo del 9% che porterebbe il fatturato del 2014 a circa 3 miliardi di dollari.

Bollywood in Ticino

Nel mese di aprile di quest'anno, la carovana di Bollywood è approdata in Ticino dove in diverse località – Swissminiatur a Melide, Lugano, Bellizona e Ascona – sono state girate alcune puntate della gettonata telenovela indiana “Saathiya”, seguita in India da oltre 40 milioni di persone.

Quelle girate in Ticino sono state le prime riprese della produzione televisiva fuori dagli studios di Bollywood.


Locarno, swissinfo.ch



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