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Luci e ombre del libero scambio tra Svizzera e India



Bambino nei pressi della stazione ferroviaria di Nuova Delhi: un accordo di libero scambo contribuirà a migliorare la vita dei milioni di poveri in India?

Bambino nei pressi della stazione ferroviaria di Nuova Delhi: un accordo di libero scambo contribuirà a migliorare la vita dei milioni di poveri in India?

(Keystone)

La Svizzera vorrebbe un'apertura del mercato indiano per i suoi prodotti industriali, mentre l'India punta a esportare i suoi servizi nella Confederazione. Due richieste che si scontrano però con le realtà dei due paesi e con le rivendicazioni delle organizzazioni non governative.

In negoziazione dal 2008, l'accordo di libero scambio tra l'AELS (Associazione europea di libero scambio, che riunisce Svizzera, Norvegia, Islanda e Liechtenstein) e l'India intende facilitare il commercio dei prodotti, soprattutto industriali, attraverso la soppressione dei dazi doganali e delle barriere tecniche all'esportazione.

«La Svizzera spinge per favorire l'accesso sul mercato indiano di prodotti chimici e farmaceutici, macchine e orologi; l'India insiste sulla liberalizzazione dei servizi», spiega a swissinfo.ch Marie-Gabrielle Ineichen-Fleisch, portavoce dell'AELS.

PMI indiane poco competitive?

Per lungo tempo chiusa su sé stessa, l'India è entrata a piccoli passi nell'era della globalizzazione. Attraverso le riforme economiche del governo ha progressivamente aperto i suoi mercati a partire dagli anni '90, riducendo i controlli sul commercio estero e sugli investimenti.

«L'India è tuttavia ancora reticente: per tutta una serie di prodotti, tra cui anche prodotti d'esportazione importanti per la Svizzera, non intende abbassare i dazi doganali», deplora Ineichen-Fleisch, delegata del Consiglio federale agli accordi commerciali.

L'associazione degli imprenditori indiani teme che le piccole e medie imprese dei settori più sensibili (chimica, macchine, industria agroalimentare) non siano in grado di sostenere la concorrenza dall'estero, puntualizza Isolda Agazzi dell'ong Alliance Sud. «Una mancanza di competitività che potrebbe comportare la perdita di migliaia di impieghi».

«Chiediamo quindi alla Svizzera di non spingere l'India ad aprirsi eccessivamente. Anche perché i paesi in via di sviluppo contano ancora molto sui dazi doganali: abbiamo calcolato che queste entrate rappresentano l'11,4% delle finanze indiane», afferma Agazzi.

Brevetti più lunghi

Sede di alcune tra le ditte farmaceutiche più importanti al mondo, tra cui Novartis e Roche, la Svizzera vorrebbe anche rafforzare i diritti di proprietà intellettuale. «Vorremmo estendere il periodo della protezione dei brevetti - indica Ineichen-Fleisch - ed evitare che i fabbricanti locali di generici utilizzino gratuitamente i test clinici realizzati da altre ditte».

L'ambasciatrice elvetica respinge le accuse di alcune organizzazioni non governative indiane e svizzere, tra cui Alliance Sud e Dichiarazione di Berna, secondo cui il rafforzamento delle regole sui brevetti comprometterebbe la produzione indiana di generici.

«La realtà - spiega - è che ci sono numerose ditte indiane che vorrebbero immettere subito sul mercato i generici, sfruttando le ricerche di altre aziende senza però partecipare ai costi. È troppo facile!».

Non bisogna poi dimenticare - aggiunge la negoziatrice elvetica - che anche l'India sta cambiando: «Non ci sono soltanto produttori di generici ma anche ditte interessate ad una maggiore protezione della proprietà intellettuale».

Alliance Sud, sottolinea Isolda Agazzi, non chiede l'abolizione dei diritti di proprietà intellettuale. «Invitiamo però il governo elvetico a non includere nell'accordo disposizioni più severe rispetto alle regole dell'OMC. Ne va della salute dei più poveri».

L'India è tra i maggiori produttori mondiali di medicinali a basso costo. Considerata la "farmacia dei paesi in via di sviluppo", fornisce ad esempio oltre il 90% dei medicamenti anti HIV impiegati negli Stati più poveri.

Licenze bancarie

Altro settore cruciale: la finanza. «La Svizzera non chiede una liberalizzazione totale del settore finanziario, bensì un'apertura nell'ambito della gestione patrimoniale», ci dice Ineichen-Fleisch.

«Chiediamo poi delle procedure semplici e chiare per l'ottenimento delle licenze». Non credo, prosegue, che l'India rischia per questo di essere invasa dalle banche svizzere.

Per Alliance Sud, Svizzera e Unione europea (che pure sta negoziando un accordo di libero scambio con Nuova Delhi) dovrebbero procedere con minore insistenza. «Prima di liberalizzare il settore dei servizi finanziari è necessaria una migliore regolamentazione a livello internazionale. Il caso dell'India è significativo: proprio grazie al suo protezionismo è stata risparmiata dalla crisi», rileva Isolda Agazzi.

L'ostacolo migratorio

Dal canto suo, l'India mira soprattutto ad esportare i suoi servizi e a facilitare la mobilità delle persone tra i due paesi. Una richiesta che si scontra però con la politica migratoria della Svizzera.

Se per i cittadini dell'UE e dell'AELS è in vigore l'accordo sulla libera circolazione delle persone, per gli Stati terzi vige invece un regime più restrittivo: in generale, le porte sono aperte soltanto ai lavoratori altamente qualificati.

«Gli indiani vorrebbero mandare in Svizzera non soltanto professori e ingegneri, ma anche persone attive nel settore sanitario o turistico, quali infermiere e guide», spiega Ineichen-Fleisch.

«Dovremo quindi poter offrire all'India condizioni più vantaggiose rispetto ad altri paesi per certe attività di grande interesse per Nuova Delhi, mantenendo nel contempo la nostra politica in materia».

Diritti umani

Mentre svizzeri e indiani proseguono nel tira e molla dei negoziati, le ong insistono sulla necessità di condurre studi preliminari sugli impatti sociali dell'accordo.

Diverse indagini realizzate in Thailandia, Costa Rica o nel Ghana, rileva Alliance Sud, hanno evidenziato che il libero scambio ha condotto a violazioni dei diritti umani.

«Nei preamboli di questi accordi - osserva Thomas Braunschweig della Dichiarazione di Berna - sono inclusi gli standard lavorativi dell'Organizzazione internazionale del lavoro e una serie di norme sull'ambiente, ciò che è positivo. Il problema è che non sono giuridicamente vincolanti».

Il rispetto dei diritti umani, ribadisce Braunschweig, deve essere alla base di un accordo di libero scambio. «La Svizzera ha ratificato le convenzioni sui diritti umani: è pertanto tenuta a proteggere e a promuovere i diritti fondamentali nei paesi partner».

Luigi Jorio, swissinfo.ch

Scambi commerciali

L'India è il quarto partner commerciale della Svizzera in Asia.

Nel 2009 le esportazioni svizzere verso l'India hanno totalizzato circa 2,1 miliardi di franchi, rileva la Segreteria di Stato dell'economia.

Tra i principali prodotti di esportazione: macchine, prodotti chimici e farmaceutici, pietre e metalli preziosi, strumenti di precisione.

La Svizzera ha invece importato prodotti chimici, tessili, prodotti agricoli e velivoli per un valore di 800 milioni.

In India sono attive circa 170 filiali di ditte svizzere, che complessivamente danno lavoro a 60'000 persone.

Gli investimenti diretti svizzeri in India (2,36 miliardi nel 2008) si concentrano soprattutto nel settore dei servizi finanziari, dell'informatica, delle telecomunicazioni, delle infrastrutture e nel settore immobiliare.

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Libero scambio

La conclusione di accordi di libero scambio fa parte della politica economica esterna della Svizzera.

L'obiettivo è di garantire alle imprese svizzere un accesso privo di ostacoli ai mercati internazionali dei partner commerciali più importanti.

Gli accordi sono solitamente conclusi nell'ambito dell'Associazione europea di libero scambio (che riunisce Svizzera, Norvegia, Islanda e Liechtenstein). Berna può comunque agire in modo indipendente, come ha ad esempio fatto con il Giappone.

Oltre all'Unione europea, Berna ha concluso accordi con oltre una ventina di paesi nel mondo (tra cui Canada, Messico, Singapore e Turchia).

Nell'estate 2010 la Svizzera ha avviato negoziati con il governo indonesiano e ha annunciato l'inizio delle trattative con la Cina.

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Nuovo consolato

Nel corso della sua visita in India a fine agosto, la ministra degli affari esteri Micheline Calmy-Rey ha annunciato l'apertura di un consolato generale nella metropoli meridionale di Bangalore.

La nuova rappresentanza ospiterà anche una swissnex, ossia una delle Case svizzere per gli scambi scientifici e tecnologici.

Nel subcontinente asiatico, la Svizzera è presente con un ambasciata a Nuova Delhi, un consolato generale a Mumbai e consolati a Chennai, Kolkata e Bangalore.

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