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Il crowdfunding in scena a Locarno


Quando è il pubblico a finanziare i film


Di Jessica Dacey, Locarno


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I realizzatori del film Pow Wow hanno lanciato tre campagne di crowdfunding per raccogliere soldi per le riprese e il montaggio. (pardo.ch)

I realizzatori del film Pow Wow hanno lanciato tre campagne di crowdfunding per raccogliere soldi per le riprese e il montaggio.

(pardo.ch)

Quanto paghereste per un pasto cucinato da un regista o per avere il vostro nome tra quelli dei produttori associati nei titoli di coda di un film? Se 2'000 dollari vi sembrano troppi, allora il crowdfunding esclusivo non fa per voi. Non si può invece dire lo stesso per la gente comune che ha messo mano al portafoglio per produrre dei film presentati quest’anno al festival del film di Locarno.

Adam Sekuler conosce bene i finanziamenti collettivi. È a Locarno per promuovere Pow Wow, un avvincente ritratto del deserto della Coachella Valley e dei suoi abitanti. Circa i tre quarti del budget del film, incluso il suo compenso come montatore, sono stati ottenuti grazie al crowdfunding.

Questo è il suo quinto progetto creativo che fa capo al denaro raccolto prevalentemente tra amici e famigliari. A sua volta, Adam Sekuler sostiene le iniziative di altre persone. Il suo entusiasmo è contagioso.

«La gente ti sostiene affinché tu possa rincorrere le tue passioni. Ci sono pochi posti al mondo in cui questo succede», afferma. Negli Stati Uniti, prosegue, è una cosa molto diffusa. «Io sostengo i progetti dei miei amici, loro sostengono i miei. Il denaro entra e esce dai nostri portafogli allo stesso tempo».

Per Pow Wow ci sono voluti molti aiuti finanziari. La sua realizzazione ha infatti necessitato di cinque anni, con numerose riprese nel deserto e una storia che si è sviluppata attorno ai personaggi più eccentrici incontrati man mano.

Il fatto di avere un regista noto dietro al film è stato di aiuto siccome la gente sapeva che l’investimento era sicuro. E dato che i soldi sono giunti da amici e famigliari, piuttosto che da grossi sponsor con interessi personali, Adam Sekuler ha potuto beneficiare di una grande libertà creativa.

«Penso che la maggior parte delle persone si rivolga al crowdfunding perché può mantenere il controllo sul progetto. Chi ti mette a disposizione 5 milioni di dollari vuole avere voce in capitolo sull’evoluzione del progetto. Nel caso del mio film, alcune centinaia di persone hanno contribuito con piccole donazioni», spiega Adam Sekuler. Per il suo film, la donazione più frequente è stata di 25 dollari, ciò che probabilmente merita almeno un abbraccio, ironizza il montatore.

Mentre negli Stati Uniti la mania del finanziamento collettivo ha probabilmente raggiunto l’apice (con gente che chiede soldi per qualsiasi cosa), in Svizzera il fenomeno è ancora all’inizio. In uno studio “pionieristico” pubblicato qualche mese fa, il governo scrive che «il crowdfunding stimola il finanziamento privato della cultura (…) e rafforza la diversità delle opere culturali».

Dei 27,3 milioni di franchi raccolti tramite azioni di crowdfunding in Svizzera, sei milioni sono confluiti in progetti culturali. Di questi, 607'000 franchi hanno finanziato 58 film e progetti video (secondi solo alla musica e alle start-up). Gli autori dello studio auspicano una fonte «rilevante» di finanziamenti per la cultura, sottolineando che questa è particolarmente auspicata per i progetti di nicchia e per i debuttanti.

Zuppa thailandese ai sostenitori

Tale considerazione non è una novità per il vice direttore della sezione “Cinema” dell’Ufficio federale di cultura. Ho incontrato Laurent Steiert 24 ore dopo un vivace incontro tra le istituzioni dell’industria cinematografica svizzera, nel quale il critico Christian Jungen ha affermato che l’elevato numero di case di produzione (circa 700) comporta molta pressione sui fondi disponibili.

Tra chi chiede aiuto alla Confederazione, ai cantoni e alla televisione pubblica, soltanto un cineasta su quattro ottiene un finanziamento. E negli ultimi dieci anni c’è stato un incremento del 100% del numero di case di produzione.

In questo contesto c’è quindi spazio per il crowdfunding? Secondo Laurent Steiert, finanziamenti alternativi quali il crowdfunding sono usuali per i cortometraggi e i film di animazione. Ma siccome di solito rappresentano soltanto una piccola fetta del budget totale, per il futuro c’è un certo margine di miglioramento.

«Prendiamo il crowdfunding sul serio. È pure un indicatore dell’approccio dei giovani cineasti al finanziamento dei film. Se hanno difficoltà a trovare il denaro per cortometraggi, poiché devono riempire così tante richieste, allora cercheranno altre strategie», osserva. Inoltre, il crowdfunding è ancora più utile per riunire sin da subito le persone che sono interessate nel film, sottolinea. «È più una strategia promozionale».

Anche il regista polacco di Monk of the Sea, un altro film in prima visione a Locarno, ha fatto ricorso al finanziamento collettivo. Girato in Thailandia, il documentario racconta la storia di un giovane che da festaiolo è diventato un apprendista monaco.

Circa il 10% del budget totale è stato ottenuto con il crowdfunding. Il soldi raccolti sono stati utilizzati per la fase di postproduzione. Per ringraziare le 15 persone che hanno donato gli importi più cospicui, Rafal Skalski le ha invitate a casa sua per una zuppa thailandese.

A Locarno, il produttore del film Pawel Kosun appare un po’ stanco per l’intenso lavoro di networking che avviene durante il festival. Ma sia lui sia la coordinatrice del marketing, Anna Frankowska, si risvegliano quando sentono parlare di crowdfunding. Le persone, sottolineano, contribuiscono non solo a finanziare il film, ma sono anche i primi spettatori.

«Costruisci una comunità. E ancor prima di lanciare la distribuzione si dispone di una comunità molto solida che fa il tifo per te e che vuole che il progetto abbia successo», afferma Pawel Kosun. «In quanto produttore, lancerei una campagna di crowdfunding al termine della produzione anche se avessi abbastanza denaro. In questo modo, infatti, la gente ha la possibilità di conoscere il film. È uno dei migliori modi che conosco siccome hai un accesso diretto alle persone che sono interessate a questo tipo di tematica». In questo caso, il buddismo e lo yoga.

Deve «assolutamente» essere un modello in futuro poiché spinge i realizzatori a pensare al pubblico, auspica Pawel Kosun.

Il crowdfunding come necessità

Al cinema Rialto, ad alcune persone viene negato l’accesso all’affollatissima sala in cui viene proiettato, per la seconda volta, Donald Cried, iscritto nel concorso “Cineasti del presente”. Con lo humor nero con cui racconta il ritrovo di vecchi amici, è facile capire perché suscita così tanta acclamazione.

Anche questa pellicola è stata realizzata grazie al crowdfunding, che ha permesso di raccogliere 20'000 dollari per la postproduzione. A chi ha donato almeno 2'500 dollari, il regista ha promesso un giro nei posti di Rhode Island in cui è stato girato il film.

«Non l’abbiamo mai fatto prima. Ci sentivamo a disagio», ricorda l’attore Jesse Wakemann. «Alla fine una casa di produzione ci guadagna. Quindi, se è così, perché i dollari guadagnati duramente dalla gente vanno in queste cose che alla fine vengono vendute? Allo stesso tempo, nel mondo del cinema indipendente, sappiamo tutti che non ci sono molti soldi. È quindi una sorta di necessità».


Traduzione e adattamento dall'inglese di Luigi Jorio, swissinfo.ch

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