È morto Nino Manfredi

Con Pane e cioccolata Nino Manfredi diede dignità all'emigrato italiano negli anni '70. moviecovers.coom

A 83 anni è morto l'attore italiano Nino Manfredi, molto conosciuto anche in Svizzera per il suo ruolo in "Pane e cioccolata", la storia tragicomica di un emigrato italiano che non riesce ad integrarsi.

Questo contenuto è stato pubblicato il 04 giugno 2004 - 16:57

Con lui se ne va una delle icone del cinema italiano, uno degli attori più popolari e apprezzati in tutto il mondo.

Nei suoi film Manfredi ha impersonato il ritratto di un italiano furbo ma non vile, allegro ma non spensierato, diventando anche uno dei simboli dell’Italia del boom economico.

È stato diretto dai più grandi registi italiani, da Vittorio De Sica, Luigi Comencini, Nanny Loy, Antonio Pietrangeli e Dino Risi.

Indimenticabile interprete di «C'eravamo tanto amati», di Ettore Scola, con Stefania Sandrelli e Vittorio Gassman, memorabile Geppetto nel «Pinocchio» televisivo di Luigi Comencini, Nino Manfredi si è dedicato alla sua carriera di attore fino all'ultimo istante, dividendosi tra teatro, cinema e televisione.

Lo scorso anno, il Festival del film di Locarno aveva tributato un omaggio a Franco Brusati, regista di «Pane e cioccolata », con una proiezione del film sulla Piazza Grande.

La proiezione avveniva a poche settimane da quell'emorragia cerebrale i cui postumi hanno portato alla morte Nino Manfredi, e anche a lui era andato il commosso abbraccio simbolico del pubblico.

L’italiano con valigia di cartone e tanto cuore

«Pane e cioccolata », del 1973, racconta le vicende di Nino, un operaio italiano emigrato in Svizzera che sperimenta sulla propria pelle la difficoltà dell’integrazione. Tutti i suoi sforzi per legare con la gente del posto risultano vani: in un paese ricco e ancora poco abituato all’emigrazione non c’è posto per lui.

Solo nel sorriso dell’affascinante vicina di casa, che finisce per ospitarlo, Nino trova conforto. Il tema piuttosto pesante è controbilanciato da momenti di spassosa commedia, in cui Manfredi dà il meglio di sé.

Proprio l’alternanza di vena polemica e di elementi grotteschi e la straordinaria interpretazione di Nino Manfredi innalzano questo film ad un livello eccezionale.

La morte di Nino Manfredi suscita viva commozione nel pubblico italiano, che provava molto affetto per questo attore che ha attraversato cinquant'anni di spettacolo e costume italiano. «Forse l’ultimo grande attore di un periodo irripetibile del nostro cinema», come ha detto il sindaco di Roma Walter Veltroni.

Nell’immaginario collettivo degli italiani

La popolarità la raggiunge alla fine degli anni Cinquanta grazie ad una serie di film in cui interpreta l'italiano furbo del boom economico.

Oltre al cinema delle grandi commedie anni '60 e '70', Manfredi ha fatto anche molto teatro e radio. Il grande pubblico lo ha apprezzato in tanti sceneggiati televisivi, show del sabato sera, teatro musicale di Garinei e Giovannini, fino alla fiction del nuovo millennio.

E persino nella pubblicità (il claim del suo pluriennale spot per una famosa marca di caffé, «più lo mandi giù, più ti tira su», è rimasto nella memoria di tutti gli italiani).

Negli anni Settanta compì con successo il grande salto dietro la macchia da presa. «Per grazia ricevuta», con Mariangela Melato, vinse a Cannes il premio per la migliore opera prima.

Il suo ultimo lavoro per il cinema è «La fine di un mistero» di Miguel Hermoso dove Manfredi si è calato nei panni di Federico Garcia Lorca.

swissinfo e agenzie

In breve

Nino Manfredi era conosciuto ed apprezzato in particolar modo anche in Svizzera.

Negli anni '70, nel film "Pane e cioccolata" aveva recitato la parte di un emigrato che non riesce ad integrarsi nella società svizzera molto chiusa di quel periodo.

A questo film il festival del Cinema di Locarno ha dedicato una proiezione speciale sulla Piazza Grande proprio un anno fa.

End of insertion

Questo articolo è stato importato automaticamente dal vecchio sito in quello nuovo. In caso di problemi nella visualizzazione, vi preghiamo di scusarci e di indicarci il problema al seguente indirizzo: community-feedback@swissinfo.ch

Condividi questo articolo