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Guardia di frontiera, professione a rischio

Controllo di frontiera alla dogana svizzero francese di Anières

(swissinfo.ch)

Sorvegliare le frontiere della Svizzera sta diventando una professione pericolosa. I doganieri sono sempre più esposti alle minacce ed alla violenza.

La Confederazione ha 1.900 chilometri di frontiere e solo un terzo delle 105 dogane sono in funzione 24 ore su 24.

La mancanza d’effettivi delle guardie svizzere di confine è probabilmente imputabile alla crisi del reclutamento. Le nuove reclute possono contare su stipendi mensili che vanno dai 3 ai 4 mila franchi svizzeri, 1.500 in meno delle reclute delle polizie cantonali.

Stipendi non competitivi e carico di lavoro che si fa sempre più pesante. La crescita della criminalità organizzata si traduce in un incremento del contrabbando di droga, armi ed esseri umani.

Casi significativi

Oramai i doganieri, ed a volte anche i loro familiari, corrono dei reali pericoli nell’esercizio della professione.

Emblematico per efferatezza, un delitto all’inizio del mese di dicembre dello scorso anno in Ticino, a Ponte Capriasca, dove la moglie di un doganiere incinta di due gemelli è stata assassinata da un killer ceceno assoldato da un tedesco d’origine rumena.

Un controllo d’identità alla frontiera il movente. L’omicida aveva minacciato vendetta.

Lo scorso anno, gli attacchi contro i doganieri nell’intera Confederazione sono stati 48.

Il governo è perciò corso ai ripari, raddoppiando il numero di effettivi del corpo militare di guardie delle fortificazioni assegnate alla protezione dei doganieri.

L’apporto della tecnologia

Alla dogana d’Anières, tra Ginevra e la Francia, Harvey Findeisen controlla dozzine di veicoli ogni giorno. Con una media variabile tra 5 e 10 mila passaggi quotidiani, il suo posto di frontiera è tra i maggiormente transitati dell’intera Svizzera e Findeisen deve essere pronto a tutto.

L’abilità richiesta ad un doganiere per svolgere in maniera efficiente il proprio compito impone sempre più l’utilizzo delle tecnologie informatiche (IT).

Nell’ufficio di Harvey Findeisen i computer sono strumenti di lavoro quotidiano nel controllo dell’autenticità di passaporti e documenti rilasciati dalle polizie cantonali degli stranieri; banche dati nazionali ed internazionali, dove controllare precedenti, segnalazioni di ricerca di persone e di furto di veicoli.

“Se Bin Laden dovesse tentare di passare per questo posto di frontiera, possiamo reperirlo perché siamo anche collegati al sistema informatico dell’Interpol”, precisa il doganiere, che ha appena proceduto a due fermi per sospetta contraffazione di documenti.

I due fermati sono rinchiusi nelle celle di prima accoglienza che si trovano nell’edificio doganale, in attesa dell’arrivo della polizia, incaricata delle indagini.

Spesso i richiedenti l’asilo sono sprovvisti di documenti d’identità e vengono registrati attraverso le impronte digitali, che sono confrontate nel casellario centralizzato di Berna per controllare se la persona in questione non abbia già depositato domande d’asilo in altri cantoni della Svizzera.

Prevenzione e contrabbando

Il lavoro del doganiere comprende anche la repressione del traffico illegale d’armi.

Non solo quelle da fuoco, ma anche la confisca di coltelli con lama superiore ai cinque centimetri di lunghezza e d’ogni genere di strumento di difesa o d’offesa personale, come spray narcotizzanti, bastoni elettrici immobilizzanti, eccetera.

Poi bisogna anche controllare gli svizzeri che vanno a fare la spesa oltre frontiera. Un fenomeno che si riscontra nella Svizzera Italiana, in Romandia ed a Basilea. Compere che per certe merci presentano franchigie, oltre le quali vengono applicati i dazi doganali d’importazione.

Chiediamo al doganiere Harvey Findeisen di spiegarci cosa scateni dei sospetti. Ci risponde che “con l’esperienza s’impara a riconoscere chi ha qualcosa da nascondere. Lo vedi dalle loro espressioni facciali. Alle volte non ti guardano negli occhi”.

Al doganiere Findeisen piace il suo lavoro. Lui stesso ammette che è pieno di sorprese: “Quando fermo un’auto non so mai chi e cosa troverò”.

swissinfo, Julie Hunt, dogana d’Anières
(Adattamento dall’inglese: Sergio Regazzoni)

In breve

swissinfo ha trascorso una giornata con un doganiere ad uno dei passaggi di frontiera più trafficati dell’intera Svizzera.

Un’esperienza per capire come le guardie di confine affrontano il loro lavoro quotidiano. Un lavoro fatto sempre più di rischi.

Gli strumenti tecnologici utilizzati nella lotta alla criminalità organizzata, il contrabbando e l’immigrazione illegale.

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Fatti e cifre

Nel primo semestre dell’anno sette guardie di frontiera sono state aggredite. Per difendersi alcune hanno dovuto sparare o utilizzare armi immobilizzanti al pepe
Circa 17 mila le persone fermate per reati che vanno dal mancato pagamento di dazi doganali al sospetto d’assassinio
I doganieri hanno respinto oltre 4 mila immigranti illegali, un quarto in più dell’insieme registrato nel 2002
I casi di contrabbando sono stati 6.720, in aumento del 5,5 % rispetto allo scorso anno

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