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Più critici di fronte alle immagini

Il «Blick» transforma una pozzanghera in sangue.

Con la nuova mostra «Immagini che mentono» il Museo della Comunicazione di Berna invita in modo esplicito a guardare le immagini con maggiore consapevolezza.

I circa 300 esempi esposti evidenziano i modelli più usati nella manipolazione delle immagini e illustrano alcune strategie per interrogare e interpretare le fonti in modo più critico.

Sebbene mai come ai nostri giorni foto e filmati facciano parte integrante del nostro quotidiano e impregnino la percezione che abbiamo della realtà che ci circonda, raramente c'interroghiamo sulla loro veridicità.

Eppure le possibilità di manipolazione delle immagini non sono mai state così numerose e sofisticate e i risultati così perfetti come oggi, nell'era dell'informatica. Senza poi contare che internet ne consente anche una diffusione immediata, illimitata e senza controllo.

Un abbecedario della menzogna

Suddivisa in 26 stazioni strutturate in forma di abbecedario - che partono da «A come Aktuelles» e terminano con «Z come Zukunft (futuro)» -, la mostra «Immagini che mentono» si serve di circa 300 esempi per affrontare il tema della manipolazione delle immagini.

«Presentiamo sia esempi di 'guerra delle immagini', che di 'immagini di guerra', come pure esempi storici di manipolazioni. Credo comunque che la qualità di questa mostra sia il suo sguardo d'insieme» - ci dice Jürgen Reiche, che l'ha concepita.

Nella prima stazione, riservata ad avvenimenti recenti, troviamo esposta, ad esempio, una foto scattata nel febbraio del 2006 a Beirut e pubblicata sia dall'agenzia di stampa AFP, sia dalla rivista tedesca Stern.

La foto in questione, mostra in primo piano un religioso islamico con le braccia sollevate in aria nell'atto di parlare; dietro a lui, in secondo piano, un edificio sta bruciando. Sebbene si tratti della stessa immagine la didascalia proposta da AFP parla di «un religioso che tenta di calmare la folla»; quella proposta da Stern, al contrario, di «un religioso che infiamma la folla dei fedeli».

I metodi di manipolazione

Sono sufficienti poche stazioni per capire che la mostra non procede solo secondo una suddivisione tematica del problema. In modo trasversale essa mette in luce anche i metodi più usati per intervenire sull'immagine.

Oltre al modello classico di manipolazione che interviene in maniera diretta sul materiale fotografico usando metodi diversi, la mostra da ampio spazio agli esempi in cui sono il contesto e il testo che accompagnano l'immagine ad essere falsificati.

Esemplificativa è una foto premiata in un concorso fotografico e scattata nel 1976 in una colonia di Torgau, vicino a Lipsia, che riprende un gruppo di bambini dopo il bagno, tutti vestiti con un accappatoio a righe.

La stessa immagine tagliata, è apparsa due anni dopo - ancora in piena guerra fredda - sul frontespizio di un opuscolo di propaganda religiosa della Germania dell'ovest («Stimme der Märtyrer» ossia «Voce dei martiri»), che presentava il gruppo di bambini come prigionieri in un campo di concentramento russo.

Messe in scena e immagini costruite

Un terzo modello di manipolazione ricorrente è quello dove le immagini vengono studiate appositamente per trasmettere messaggi particolari. Si tratta di foto tagliate o prese da angolazioni precise per dar risalto a un personaggio o a una situazione.

A questo modello appartengono anche le famose immagini della Guerra del Golfo (1991) messe in circolazione dopo un'accurata 'pulizia'. Attraverso un controllo rigoroso del materiale fotografico e video, infatti, l'esercito americano ha cercato di suggerire che stava conducendo una «guerra pulita».

«Per noi è importante far presente che l'opinione pubblica è influenzata più dalle immagini che non dalle parole - spiega Ulrich Schenk, curatore della mostra bernese. Viviamo in un mondo delle immagini e non più della parola. Per questo auspico che alla capacità di leggere le immagini sia data la stessa importanza come alla capacità di esprimersi verbalmente. Ciò consentirebbe di sensibilizzare il pubblico a questa problematica».

L'allestimento bernese

Giunta alla sua dodicesima tappa, la mostra itinerante «Immagini che mentono», al Museo della Comunicazione di Berna è stata completata oltre che da immagini e reportage relativi alla guerra in Iraq, anche da esempi tratti dalla storia svizzera.

Alle 26 stazioni, inoltre, sono stati aggiunti i locali di una redazione fittizia nei quali sono presentati estratti di trasmissioni e videoclip tra cui «Himmel oder Hölle» (Il paradiso o l'inferno) messo in rete dall'Unione democratica di centro (UDC, destra nazional-conservatrice) per i propri fini elettorali e sequestrato subito dopo la denuncia dei giovani che vi avevano preso parte, ai quali era invece stato detto che il filmato sarebbe stato destinato alla prevenzione alla violenza.

Sempre nella sala di redazione, i visitatori della mostra trovano anche «Obiektiv», la rivista dell'esposizione, che offre una fitta gamma di esempi. Tra questi, curioso è quello del quotidiano bernese der Bund, che alla fine degli anni '70 pubblicava le foto dei calciatori dello Young Boys, la squadra di calcio locale, cancellando però il nome del quotidiano concorrente, la Berner Zeitung, dalle loro maglie.

swissinfo, Paola Beltrame, Berna

Fatti e cifre

La mostra «Immagini che mentono» in corso al Museo della Comunicazione di Berna, rimarrà aperta fino al 6 luglio 2008.
Accompagna l'esposizione un fitto programma di manifestazioni parallele, concentrato soprattutto tra i mesi di febbraio e marzo 2008.
Sono previsti incontri con specialisti dei media della comunicazione di massa; un ciclo di film sul tema della manipolazione delle immagini al Cinematte di Berna; una serata di educazione-spettacolo in compagnia dell'animatore radiofonico Jürgen Kuttner.

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In breve

Concepita e realizzata nel 2003 dalla Fondazione della Casa della Storia della Repubblica Federale della Germania (Stiftung Haus der Geschichte der Bundesrepublik Deutschland) in collaborazione con il Centro Federale per l'educazione politica (Bundeszentrale für politische Bildung) la mostra itinerante «Immagini che mentono» è arrivata, qui a Berna, alla sua dodicesima presentazione.

Nata con la consapevolezza dell'importante ruolo svolto dalle immagini nella nostra società, l'esposizione in corso al Museo della Comunicazione è un invito esplicito rivolto ai visitatori, in quanto fruitori d'immagini, a guardare con un atteggiamento più critico le presunte verità che esse celano.

«Immagini che mentono» non fornisce ricette miracolose, ma mostra le forzature, mette a nudo le intenzioni e gli obiettivi delle manipolazioni e permette di capire le ripercussioni sociali ed etiche che queste immagini menzognere hanno.

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