Politica degli stranieri: verso la fine del "Sonderfall"?

Un "passaggio" simbolico di passaporti: la Confederazione propone misure per agevolare la naturalizzazione Keystone

Dopo decenni di immobilismo, il Consiglio federale sembra seriamente intenzionato a modificare radicalmente la politica d'integrazione degli stranieri. Martedì il Dipartimento federale di giustizia e polizia ha presentato alla stampa le nuove proposte destinate ad agevolare la naturalizzazione degli stranieri.

Questo contenuto è stato pubblicato il 29 agosto 2001 - 12:15

Sono quasi un milione e 400 mila gli stranieri residenti in Svizzera: una percentuale altissima per un Paese così piccolo. Da decenni la questione degli stranieri residenti in Svizzera e la loro integrazione sono al centro di un ampio dibattito non solo politico ma anche e soprattutto sociale.

Se negli ultimi anni si sono moltiplicate le iniziative popolari, volte a limitare il numero degli stranieri in Svizzera - 6 in 30 anni - ora, con una serie di proposte senza precedenti, il governo fa un grande passo in avanti verso una naturalizzazione agevolata degli stranieri di seconda generazione e una naturalizzazione automatica per quelli di terza generazione: un progetto di legge a dir poco rivoluzionario, presentato dal governo all'inizio dell'anno.

Revisione della legge sulla nazionalità: informare è d'obbligo

Per illustrare le nuove proposte nell'ambito della revisione della legge sulla nazionalità, il Dipartimento federale di giustizia e polizia ha organizzato a Berna un seminario d'informazione per la stampa. Le modifiche che concernono la Costituzione devono infatti, per legge, passare al vaglio degli elettori, che, devono essere debitamente informati.

Il Consiglio federale propone dunque la naturalizzazione agevolata agli stranieri di seconda generazione, cresciuti in Svizzera, a condizione che abbiano frequentato per almeno cinque anni le scuole dell'obbligo e che vivano nel nostro Paese da almeno tre anni. Un progetto che concerne un quarto degli stranieri residenti in Svizzera ed incontra i consensi di praticamente tutti i cantoni e i partiti politici. L'UDC ha comunque espresso alcune riserve.

Per gli stranieri di terza generazione si propone invece la naturalizzazione automatica ,a patto che uno dei genitori sia straniero della seconda generazione, abbia frequentato la maggior parte della scuola dell'obbligo in Svizzera e al momento della nascita del figlio viva in Svizzera da almeno cinque anni. Il figlio ottiene la cittadinanza del comune e del cantone in cui risiede il genitore.

Anche questo progetto è stato accolto favorevolmente, nonostante nove cantoni e due partiti si siano espressi contro, preferendo un'esplicita dichiarazione da parte dei genitori. Una procedura che però avrebbe ripercussioni negative nel caso di persone con la doppia nazionalità. Alcuni Stati accettano infatti la seconda cittadinanza solo se viene conferita automaticamente e non se è il frutto di una scelta, come lo sarebbe nel caso di una richiesta da parte dei genitori.

Diritto di ricorso contro una mancata naturalizzazione

La terza proposta, quella della possibilità di ricorso contro una mancata naturalizzazione, un diritto esistente in tutti i Paesi europei, ad eccezione della Svizzera, è paradossalmente quella che suscita più apprensione fra coloro che temono una limitazione dei diritti popolari. Gli esperti sostengono comunque che comuni e cantoni mantengono le loro competenze. Solo se queste istanze dovessero prendere decisioni chiaramente discriminatorie nei confronti di un determinato gruppo di stranieri, allora la Confederazione si riserverebbe il diritto di intervenire.

Nell'ambito della revisione della cittadinanza il governo propone pure alcune misure minori come l'armonizzazione e la limitazione delle tasse di naturalizzazione, che in alcuni cantoni ammontano a migliaia di franchi; la semplificazione delle procedure e la riduzione da dodici a otto anni del termine di residenza necessario per l'ottenimento della naturalizzazione.

Queste sei proposte rientrano tutte nel capitolo più ampio della nuova Legge sugli stranieri che, a sua volta, comprenderà anche le nuove disposizioni fissate dagli accordi bilaterali fra la Svizzera e l'Unione europea. Una legge che, dati i ritardi nella ratifica degli accordi da parte di numerosi Stati, non dovrebbe entrare in vigore prima del 2003 o 2004.

Il senso dell'essere svizzero

A questo punto ci si può chiedere che senso abbia farsi svizzeri? Secondo i tre ospiti intervenuti al seminario - una giovane svizzera con la doppia nazionalità, un cittadino italiano, nato e cresciuto in Svizzera e da poco titolare del passaporto rossocrociato, e una cittadina turca, pure cresciuta in Svizzera e in attesa della cittadinanza elvetica - l'ottenimento della nazionalità è il coronamento ufficiale di un'integrazione sociale già avvenuta. E il diritto di voto è la conseguenza logica di un lungo processo. Ricordiamo che in Svizzera gli stranieri non possono votare a livello federale.

Secondo Rosemarie Simmen, presidente della Commissione federale degli stranieri, gli stranieri residenti in Svizzera contribuiscono in vari modi al funzionamento dello Stato che li ospita, ad esempio pagando le tasse. Hanno dunque il diritto morale di esprimersi politicamente sull'impiego di questi fondi.

Con queste serie di iniziative il governo persegue vari obiettivi. In un momento in cui quasi tutti i vicini europei dispongono di un unico passaporto comunitario e sul continente cadono le frontiere, Berna vuole mostrarsi aperta e moderna. La Svizzera vanta una delle legislazioni più severe in materia di naturalizzazione degli stranieri. Roma concede la cittadinanza italiana ai cittadini dell'Unione europea dopo 4 anni. La Svezia dopo 5 anni, la Germania dopo 8 anni.

La Confederazione vuole inoltre semplificare le procedure di integrazione che variano da cantone a cantone e spesso anche da comune a comune e adoperarsi concretamente in favore di un'integrazione completa soprattutto di quei cittadini stranieri che vivono nel nostro Paese da anni, spesso decenni.

La consigliera federale Ruth Metzler, capo del Dipartimento di giustizia e polizia, ha deciso di puntare tutto sull'integrazione della popolazione non svizzera, che rappresenta il 19,3% della società elvetica, ritenendolo il modo migliore per risolvere i conflitti sociali attuali e prevenire quelli futuri.
La cittadinanza svizzera non si "meriterà" più, come un tempo, sarà un diritto.

Il progetto del governo potrebbe essere trasmesso alle Camere fderali entro la fine dell'anno. In un secondo tempo, tutte le proposte che implicano un cambiamento della costituzione, dovranno essere sottoposte al voto popolare.

Elena Altenburger

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