Coronavirus in Svizzera: casi importati da Paesi a rischio

Keystone / Jean-christophe Bott

Un quarto dei nuovi casi di coronavirus in Svizzera è stato importato e i Cantoni più grandi sono i più colpiti. Quasi 3'000 le persone in quarantena.

swissinfo.ch con agenzie e RSI

Malgrado il governo federale abbia posto fine alla "situazione straordinaria" lo scorso 22 giugno, il coronavirus non è scomparso e ogni giorno si registrano nuovi contagi. Tra fine giugno e inizio luglio, i nuovi casi di coronavirus in Svizzera sono aumentati rapidamente, con in media di 50 - 100 contagi al giorno, contro le poche decine di casi registrati quotidianamente in precedenza.

La maggior parte delle infezioni si verifica in discoteca, ma anche ai funerali e nelle aziende, ha detto giovedì Stefan Kuster, responsabile della divisione Malattie trasmissibili dell'Ufficio federale della sanità pubblica (UFSP). Per quanto riguarda i casi confermati, ad essere soprattutto colpiti sono i grandi Cantoni, come Zurigo, Vaud e Argovia.

Un quarto dei casi è tuttavia importato, ossia riconducibile a persone tornate in Svizzera da Paesi a rischio quali la Serbia e il Kosovo. Il medico cantonale di Berna, Linda Nartey, ha spiegato al riguardo che sarebbe utile per i Cantoni ricevere le liste dei passeggeri giunti in Svizzera con l'aereo per facilitare il tracciamento delle persone eventualmente contagiate.

Annotazione: fino all'8 luglio SWI swissinfo.ch ha pubblicato soltanto le cifre provenienti direttamente dai Cantoni. A tale scopo è stata utilizzata un'interfaccia gestita dall'Ufficio di statistica del Cantone di Zurigo, la quale risponde a norme rigorose in materia di qualità e di disponibilità dei dati. Dal 9 luglio, la fonte dei casi confermati di contagio è nuovamente l'UFSP, in quanto alcuni Cantoni non pubblicano più le cifre con regolarità.

Obbligo di mascherina su treni e bus

Il governo ha deciso di rafforzare la prevenzione, introducendo dal 6 luglio l'obbligo di indossare la mascherina sui mezzi pubblici. La decisione è stata presa anche in vista un presumibile aumento dei viaggiatori durante il periodo estivo.

L'obbligo della mascherina, che deve coprire coprire bocca e naso, è valido sull'insieme dei mezzi pubblici, ossia treni, tram e autobus, ma anche funivie e battelli. Le uniche eccezioni sono previste per le sciovie e le seggiovie.

I bambini sotto i 12 anni sono però esclusi dall'obbligo della mascherina, così come le persone che non possono portarla per motivi particolari. L'obbligo vige indipendentemente dal numero di persone che si trovano sui mezzi.

Alcuni Cantoni, tra cui Giura e Vaud, hanno introdotto l'obbligo della mascherina anche nei negozi con più di 10 persone. Chi non si attiene alla direttiva non viene multato, ma deve lasciare il negozio.

Entrata in Svizzera da Paesi a rischio

Per scongiurare nuovi focolai di coronavirus causati da persone contagiate giunte in Svizzera dall'estero, come successo più volte nelle ultime settimane, il 6 luglio è stata introdotta una quarantena obbligatoria di dieci giorni per chi entra nella Confederazione in provenienza da Stati o regioni con rischio elevato di contagio. Nella lista attuale sono elencati 29 Paesi, tra cui Stati Uniti, Russia, Svezia, Serbia, Israele e i Paesi sudamericani.

Le persone che nei 14 giorni precedenti l'entrata in Svizzera hanno soggiornato in una di queste regioni si devono recare direttamente al proprio domicilio o in un altro alloggio adeguato e "soggiornarvi ininterrottamente per dieci giorni", si legge nell'ordinanza sui provvedimenti per combattere il Covid-19 nel settore del traffico internazionale viaggiatori.

La lista delle regioni ad alto rischio è stilata dall'UFSP ed è aggiornata una volta al mese.

Revoca delle restrizioni d'ingresso

Il Consiglio federale ha preso atto delle raccomandazioni dell'Ue sulla revoca, dal 1° luglio, delle restrizioni d'entrata per 15 Stati. La Svizzera si allineerà a queste raccomandazioni, ma soltanto dal 20 luglio ed escludendo la Serbia.

Da quella data saranno tolti dall'elenco dei Paesi a rischio Algeria, Australia, Canada, Corea del Sud, Georgia, Giappone, Marocco, Montenegro, Nuova Zelanda, Ruanda, Thailandia, Tunisia, Uruguay e gli Stati UE non Schengen (Bulgaria, Cipro, Croazia, Irlanda e Romania).

In applicazione delle raccomandazioni dell'Ue, la Cina sarà tolta dall'elenco quando garantirà la reciprocità dei diritti d'entrata per i cittadini svizzeri.

App per il tracciamento

Le nuove misure si aggiungono all'introduzione, il 25 giugno,  dell'app di tracciamento Swisscovid. L'applicazione è stata scaricata da circa 1,6 milioni di persone, ha indicato il 9 luglio l'UFSP.

L'uso dell'app SwissCovid è volontario, il governo federale ne raccomanda tuttavia caldamente l'uso, in modo da poter completare il tracciamento classico dei contatti e mettere in quarantena chi si è avvicinato a una persona risultata poi positiva al virus.

Da un sondaggio effettuato da Comparis a fine giugno è emerso che oltre una persona su due in Svizzera (56% della popolazione) non è convinta dell'utilità della nuova applicazione e teme violazioni della propria sfera privata.

Non abbassare la guardia

Se l'app è importante per individuare le catene di trasmissione del coronavirus, per spezzarle resta fondamentale continuare a rispettare le misure di igiene e di distanziamento, hanno ribadito i responsabili dell'UFSP.

È importante che le quasi 3 mila persone in quarantena al momento in Svizzera rispettino le direttive affinché si possano tenere sotto controllo le infezioni di Covid-19, ha dichiarato Stefan Kuster dell'UFSP.

Circa la responsabilità individuale, sulla quale si è insistito molto da parte degli specialisti, Martin Schöll dell'Ufficio federale di giustizia ha affermato che un lavoratore posto in quarantena dopo un viaggio in un Paese a rischio potrebbe vedersi negato il salario per il periodo trascorso tra le mura di casa.

Test pagati dalla Confederazione

Oltre all'applicazione SwissCovid, da giovedì 25 giugno c'è un'altra novità in Svizzera: l'integralità delle spese per i test del coronavirus sono a carico della Confederazione. Il governo elvetico ha optato per semplificare il sistema: finora ad assumersi i costi erano l'assicurazione sanitaria o i Cantoni. L'inversione di rotta vuole evitare che qualcuno rinunci al tampone per non dover rimetterci di tasca propria.

I test ad ampio spettro per rilevare la presenza del SARS-CoV-2 sono il pilastro dell'attuale strategia studiata contro la Covid-19. Assumendosi gli oneri - ma non retroattivamente - il governo federale vuole eliminare la disparità di trattamento attuale.

Finora infatti, se le spese erano a carico dell'assicurazione obbligatoria delle cure medico-sanitarie - succede nel caso di sintomi gravi o di individui con elevato pericolo di complicazioni - chi fa l'esame deve pagare franchigia e partecipazione ai costi. Se però esse ricadono sui Cantoni, il diretto interessato non deve sborsare un centesimo. Ciò vale per persone con sintomi leggeri non appartenenti a gruppi a rischio.

Con questa misura si vogliono incoraggiare le persone a farsi testare, così da reagire rapidamente a un'eventuale impennata della curva epidemiologica.

Complessivamente, i test effettuati per il Sars-CoV-2 in Svizzera sono oltre 640'000. Il 6% è risultato positivo.

Revocate quasi tutte le misure

Il 19 giugno, il Consiglio federale ha comunicato la decisione di continuare a vietare le grandi manifestazioni fino alla fine di agosto. Per quelle più piccole, il limite di partecipanti è stato portato a 1000.

L'altra importante novità concerne la distanza minima raccomandata tra due persone, che è stata ridotta da 2 a 1,5 metri. Durante le manifestazioni con posti a sedere fissi, per esempio concerti o spettacoli teatrali, un sedile libero tra due persone è sufficiente.

Per le manifestazioni, il tracciamento dei contatti dovrà comunque essere sempre possibile. L'organizzatore dovrà garantire che le persone da contattare in caso di bisogno non siano più di 300, per esempio suddividendo lo spazio disponibile in settori. I Cantoni possono abbassare questo limite, ha puntualizzato l'esecutivo. Chi partecipa a una dimostrazione è obbligato a indossare la mascherina.

Cantoni più restrittivi della Confederazione

In seguito all'aumento dei casi di coronavirus negli ultimi giorni, alcuni Cantoni hanno adottato provvedimenti più severi di quelli decisi a livello nazionale.

Argovia, Basilea Città, Basilea Campagna e Soletta autorizzano un massimo di 100 persone nei ristoranti e alle manifestazioni, se le regole di distanziamento sociale non possono essere rispettate e se non è previsto l'obbligo della mascherina.

Il Ticino ha dal canto suo vietato gli assembramenti di più di 30 persone. Il limite massimo di persone in bar e discoteche dove si sta in piedi è inoltre stato fissato a 100 a serata. I clienti devono fornire i dati personali agli esercenti in modo da poter essere ricontattati.

Ricorso al lavoro ridotto inferiore alle attese

Il ricorso al lavoro ridotto durante la crisi del coronavirus è inferiore alle attese delle autorità federali.

Stando alla Segreteria di Stato dell’economia (SECO), in aprile sono stati versati in tal ambito 2,4 miliardi di franchi, mentre l’onere previsto era compreso fra 5 e 7 miliardi. In marzo, la Confederazione aveva versato alle imprese circa 1 miliardo di franchi come compensazione per la disoccupazione parziale. Anche quella cifra è inferiore alle previsioni, che erano di 2-3 miliardi.

Secondo la SECO, in aprile il lavoro ridotto ha interessato 1,08 milioni di persone e 131’000 aziende. Ciò significa che sono state effettivamente utilizzate il 58% delle richieste presentate; in marzo la quota era del 55%.

Le aziende sono flessibili nell’utilizzo del lavoro ridotto: se una domanda viene approvata sono libere di decidere se avvalersene. Il numero di richieste è rimasto più o meno lo stesso in maggio e in giugno: in entrambi i mesi sono state presentate domande di lavoro ridotto da 195’000 aziende per circa 1,9 milioni di dipendenti, un numero che equivale al 37% delle persone occupate.

Dove si possono trovare informazioni sul coronavirus in Svizzera e nel mondo?

Tutte le informazioni e gli approfondimenti sono disponibili nel dossier speciale di SWI swissinfo.ch, sulla pagina Facebook e su Twitter.

Di seguito una lista di link utili sull'epidemia di coronavirus in Svizzera e nel mondo.

Ufficio federale della salute pubblica

Organizzazione mondiale della sanità

Numero di contagi e decessi a livello mondiale

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