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Coronavirus: la situazione in Svizzera

Keystone / Ennio Leanza

Riapertura totale dei ristoranti, più persone agli eventi all'aperto e al chiuso e nuovi allentamenti nei settori della cultura, dello sport e del tempo libero: pandemia permettendo, la Svizzera potrebbe ritrovare una certa normalità a partire dal 31 maggio. Niente quarantena per chi è stato vaccinato o chi è guarito dall'infezione da coronavirus.

Questo contenuto è stato pubblicato il 12 maggio 2021 - 16:21
swissinfo.ch con agenzie e RSI
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Le nuove infezioni sono in calo in Svizzera e il Consiglio federale è pronto ad allentare ulteriormente i provvedimenti in vigore dalla fine di dicembre.

A partire dal 31 maggio, e se la situazione epidemiologica lo permetterà, sarà di nuovo consentito l'accesso ai locali interni dei ristoranti e si potranno organizzare eventi con 100 persone al chiuso e 300 all'aperto, ha comunicato mercoledì il governo, che ha posto in consultazione una serie di misure.

Tra le altre proposte figurano allentamenti nei settori della cultura, dello sport e del tempo libero, nonché la fine dell'obbligo de telelavoro, che verrà trasformato in una raccomandazione per le aziende che effettuano regolarmente test tra i dipendenti. Una decisione definitiva sarà presa il 26 maggio.

Leggi: I numeri del coronavirus in SvizzeraLink esterno

Riaperture, ma nel rispetto delle norme sanitarie

Per i ristoranti varranno i piani di protezione già in vigore per le terrazze: rispetto della distanza o installazione di barriere, non più di quattro persone per tavolo, registrazione dei dati di contatto di tutti gli ospiti, obbligo di restare seduti e di portare la mascherina anche al tavolo quando non si consuma. Verrà per contro abrogato l’obbligo della mascherina sulle terrazze quando si è seduti al tavolo.

"Siamo contenti dell’annuncio del Consiglio federale, anche se dovremo aspettare per la decisione finale", ha dichiarato alla Radiotelevisione svizzera di lingua italiana RSI Casimir Platzer, presidente di GastroSuisse, l’associazione di categoria di ristoranti e bar. "I piani di protezione già li avevamo (...) Il punto negativo è che dobbiamo aspettare ancora quasi tre settimane, speravamo di poter aprire per il weekend di Pentecoste. È difficile capire perché dobbiamo aspettare ancora così a lungo, con la situazione epidemiologica attuale", ha detto.

Gli eventi con pubblico, che attualmente possono accogliere un massimo di 50 persone all'interno e 100 all'esterno, potranno passare rispettivamente a 100 e 300 partecipanti. La regola vale anche per il pubblico alle competizioni sportive. Inoltre, per quanto riguarda la capienza nelle sale più piccole, la capacità massima non sarà più di un terzo, ma del 50%.

Tuttavia, poiché il rischio di trasmissione è più alto negli eventi privati, il Consiglio federale propone che il numero massimo di persone rimanga limitato a 10 all'interno e 15 all'esterno.

Altri eventi, ad esempio visite guidate o eventi di associazioni, saranno consentiti all'interno e all'esterno con un massimo di 30 persone invece delle attuali 15. Lo stesso discorso vale per il settore della cultura e dello sport, seppur con diverse eccezioni.

I concerti all'aperto saranno di nuovo permessi sia per i cori amatoriali che per quelli professionali, così come saranno anche consentite - sempre all'esterno - le competizioni negli sport di squadra. Potranno riaprire, con le dovute distanze, anche i bagni termali e i centri wellness.

Gli allentamenti previsti dal 31 maggio toccano anche le scuole universitarie, dove la limitazione a 50 persone per le manifestazioni presenziali sarà revocata se sarà previsto un piano di test nel quadro della strategia cantonale e il Cantone avrà rilasciato la pertinente autorizzazione. Potrà inoltre essere usata la metà della capienza delle sale e non più soltanto un terzo come finora. Resteranno in vigore l’obbligo della mascherina e il rispetto della distanza.

Tre fasi per uscire dalla pandemia

Gli allentamenti comunicati mercoledì s'inseriscono nella strategia in tre fasi adottata dal governo per uscire gradualmente dalla pandemia. La durata delle singole fasi di riapertura dipende dalla volontà di farsi vaccinare dei relativi gruppi di protezione, e più in generale dall'andamento della campagna vaccinale. In pratica, più persone saranno vaccinate e meno saranno necessarie restrizioni per impedire il sovraccarico del sistema sanitario.

Alla fine di maggio, quando saranno state vaccinate tutte le persone a rischio che lo desiderano, si passerà dalla fase di protezione a quella di stabilizzazione, la qualle sarà accompagnata da un'ulteriore tappa di riapertura.

La terza fase, detta "di normalizzazione", comincerà una volta che l'intera popolazione adulta avrà avuto accesso alla vaccinazione. Si revocheranno gradualmente tutte le chiusure, senza tuttavia mai dimenticare di controllare l'andamento dei contagi. Anche le misure di protezione di base, come la mascherina, verranno gradualmente abbandonate, sempre seguendo l'andamento della pandemia.

Ufsp

Il Consiglio federale è tuttavia consapevole che, anche al termine della campagna vaccinale, il virus continuerà a circolare tra i non vaccinati. Le probabilità di potenziali focolai e il numero di decorsi gravi e di decessi aumenteranno in relazione al numero di persone non coperte dal vaccino.

Se il quadro epidemiologico dovesse peggiorare e se si dovesse ventilare un sovraccarico del sistema sanitario, il Consiglio federale si riserva di reintrodurre o mantenere per un certo tempo alcuni provvedimenti, come l’obbligo della mascherina, i piani di protezione, le regole di distanziamento o le limitazioni della capienza. Questi provvedimenti, in ogni caso, saranno validi solo con le persone che non potranno esibire un certificato Covid-19.

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Grandi eventi in estate

Il Consiglio federale è cosciente dell'importanza delle grandi manifestazioni per la società ed è così nuovamente pronto a consentire ai Cantoni lo svolgimento di partite, concerti e altre manifestazioni che riuniscono centinaia e migliaia di persone.

Il piano approvato il 28 aprile prevede allentamenti in tre tappe, già stabilite per dare qualche elemento di certezza a tutti anche se non è ancora nota quale sarà l’evoluzione della situazione:

  1. A giugno si svolgeranno dei test con manifestazioni selezionate di 300-600 persone (al massimo tre per Cantone).
  2. Dal 1° luglio potranno tenersi manifestazioni fino ad un massimo di 3’000 partecipanti.
  3. Dal 1° settembre la soglia sarà ulteriormente innalzata a 10’000 presenti.

La possibilità di partecipare ai grandi eventi sarà data solo a chi potrà dimostrare di non essere contagioso o perché vaccinato nei sei mesi precedenti, o perché guarito dalla Covid nei tre mesi precedenti o perché si è sottoposto a un test molecolare con esito negativo.

Certificato Covid-19 compatibile con l'UE

Il certificato Covid-19 arriverà in Svizzera entro la fine di giugno, ha indicatoLink esterno il 7 maggio l'Ufficio federale della sanità pubblica (UFSP). Sarà l'Ufficio federale dell'informatica e della telecomunicazione a realizzare una soluzione non falsificabile e compatibile a livello internazionale. Il certificato potrà essere scaricato sullo smartphone, ma sarà anche disponibile in forma cartacea: i dati verranno memorizzati in modo decentralizzato a tutela della sfera privata.

Tale documento sarà disponibile per tutte le persone vaccinate, guarite o con un test negativo recente, ha puntualizzato l'UFSP, che ha operato la scelta tra i vari offerenti. La soluzione scelta è compatibile con l'UE, sicura, limitata al minimo tecnicamente necessario e il codice sorgente (open source) sarà pubblicato, sottolinea l'ufficio.

L’idea di un certificato Covid-19 quale strumento per accedere a uno spettacolo o un evento irrita l’epidemiologo Marcel Salathé. "Mi inquieta il fatto che gli anticorpi presenti nel mio sangue determinino dove posso e non posso andare", ha affermato l'ex membro della task force della Confederazione in un'intervista ai giornali svizzerotedeschi del gruppo Tamedia.

Secondo l'esperto, il certificato “sarà inevitabile” per viaggiare all’estero, ma dovrà essere utilizzato all’interno dei confini svizzeri con la massima parsimonia per non creare disparità di trattamento ingiustificate. Salathé giudica delicato trattare in modo diverso i gruppi di popolazione sulla base di criteri sanitari.

In arrivo un test per la variante indiana

L'UFSP, in collaborazione con alcuni laboratori, sta sviluppando un nuovo test per rilevare rapidamente la variante cosiddetta 'indiana' del coronavirus. Il test sarà presto disponibile, ha detto Fosca Gattoni, responsabile del gruppo di lavoro sul test Covid-19 presso l'UFSP in un'intervista pubblicata il 7 maggio dalla Neue Zürcher Zeitung.

"La Svizzera prende la questione molto seriamente". È uno dei Paesi che sequenziano il maggior numero di risultati di test positivi per scoprire nuove mutazioni, ha sottolineato. La Svizzera, che analizza il 10% dei campioni positivi, è al quinto posto nel mondo in questo ambito.

Vaccinato oltre il 12% della popolazione

In totale, fino al 9 maggio sono state somministrate 3'242'772 dosi di vaccino. Le persone completamente vaccinate sono 1’077’581, circa il 12% della popolazione.

Leggi: Oltre metà degli svizzeri incline a farsi vaccinareLink esterno

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Finora la Confederazione ha firmato contratti con cinque produttori, anche se solo due farmaci (di Moderna e Pfizer/BioNTech) sono già stati autorizzati. AstraZeneca, Curevac e Novavax non hanno (ancora) ottenuto il via libera di Swissmedic, l'Istituto svizzero per gli agenti terapeutici.

Il governo svizzero ha ordinato quasi 36 milioni di dosi di vaccino. Il 6 maggio è stata comunicata la conclusione di un altro contratto con l’azienda biotecnologica Moderna, che prevede la fornitura di ulteriori 7 milioni di dosi nei primi mesi del 2022, con l’opzione per altri 7 milioni per il seguito del prossimo anno. "Con la firma del nuovo contratto, la Svizzera è ben equipaggiata contro le future mutazioni del virus. Moderna sta svolgendo ricerche su una vaccinazione di richiamo che consideri anche le varianti del virus", si legge in un comunicato.

In merito al prodotto di AstraZeneca, Alain Berset ha spiegato il 12 maggio che la Svizzera, se e quando il vaccino verrà approvato da Swissmedic, difficilmente farà un largo utilizzo di questo preparato per il quale ha già ordinato oltre 5 milioni di dosi. Di queste, tre milioni potrebbero essere cedute al programma Covax per l’accesso equo ai vaccini.

Sufficiente una sola dose per i guariti dal coronavirus

Coloro che hanno già contratto il coronavirus potranno scegliere se effettuare una o due dosi del vaccino, ma una dose sarà sufficiente per essere considerati completamente vaccinati e ottenere l'attestazione di vaccinazione.

Sono le nuove raccomandazioni diffuse il 3 maggio dall'UFSP e già messe in pratica dal Canton Ticino, che darà ai propri cittadini guariti dalla Covid-19 la possibilità di scelta, previa presentazione di un documento che attesti la precedente positività, da mostrare al momento della prima somministrazione.

Vaccini, quasi 2'000 casi di effetti secondari

Su circa 2,8 milioni di dosi di vaccino inoculate, sono state 1'953 le notifiche di casi sospetti di effetti indesiderati dei preparati anti-Covid di Moderna e Pfizer/BioNTech usati in Svizzera, ha indicato il 7 maggio Swissmedic.

Nei due terzi dei casi si tratta di episodi catalogati come non gravi, mentre un terzo circa è stato registrato come grave. I sintomi più frequenti in questa seconda categoria sono febbre, cefalea/emicrania, dispnea, herpes zoster, affaticamento e dolori muscolari, ha puntualizzato l'Istituto svizzero per gli agenti terapeutici.

In 76 casi seri le persone sono decedute a differenti intervalli di tempo dalla vaccinazione. Le persone decedute avevano in media 82 anni e nella maggior parte dei casi gravi patologie pregresse, ha indicato Swissmedic. Inoltre, nonostante un’associazione temporale con la vaccinazione, non vi sono in nessun caso indizi concreti che la causa del decesso sia stata la vaccinazione.

Rilanciare i vaccini in Svizzera

Berna Biotech Pharma e Swiss Biotech Center hanno sottoscritto un accordo di collaborazione strategica per riprendere lo sviluppo e la produzione di vaccini in Svizzera, un comparto un tempo fiorente ma poi abbandonato, partendo da un prodotto anti-Covid di seconda generazione.

In un comunicato diffuso il 5 maggio, le due società - con sede rispettivamente a Berna e Monthey (Vallese) - hanno annunciato l'intenzione di collaborare per portare un potenziale vaccino già esistente alla fase clinica I nell'autunno 2021.

Al di là del coronavirus, "le parti vogliono estendere la loro cooperazione per rilanciare il settore dei vaccini in Svizzera", si legge nella nota. Per farlo, le due aziende puntano a creare un'unità di produzione all'altezza delle ultime novità in materia biotecnologica e in linea con i principi dell'industria 4.0. A medio termine è prevista la commercializzazione di oltre una quindicina di vaccini.

"Sebbene figuri fra i leader mondiali del ramo farmaceutico la Svizzera ha lasciato che le sue competenze scientifiche e industriali nel campo dei vaccini venissero erose e andassero perse", afferma Massimo Nobile, Ceo di Swiss Biotech Center, citato nel comunicato. "La nostra collaborazione con Berna Biotech Pharma non è altro che un ritorno alle origini", aggiunge.

L'ultimo grande operatore elvetico nel settore dei vaccini è stata l'azienda Novartis, che nel 2015 ha però abbandonato il comparto nell'ambito di un vasto scambio del portafoglio di prodotti con la società inglese GlaxoSmithKline.

Regole per l'entrata in Svizzera

L'ingresso in Svizzera è possibile solo nel rispetto di norme atte a ridurre la propagazione della Covid-19 e delle sue varianti. Quasi tutte le persone che entrano in Svizzera, ad eccezione di chi proviene da regioni di confine o chi si reca in Svizzera per motivi di transito, devono compilare un modulo di entrata elettronicoLink esterno prima di entrare in Svizzera.

Chi arriva in aereo o da una zona a rischio, è inoltre tenuto a presentare un test PCR negativo, effettuato entro 72 ore precedenti all'entrata. Il test rapido non è ammesso per l'ingresso in Svizzera.

Resta l'obbligo di quarantena per chi ha soggiornato in uno Stato o regione a rischio anche in caso di test negativo. La quarantena può essere ridotta a partire dal settimo giorno in presenza di test PCR o antigenico rapido negativo. Fanno eccezione le persone guarite e i vaccinati, poiché si ritiene che non possano trasmettere la malattia.

Per i viaggiatori che entrano in Svizzera da uno Stato o una regione in cui è presente una variante del SARS-CoV-2 preoccupante, le esenzioni dall'obbligo di test e di quarantena per l'ingresso in Svizzera saranno ad ogni modo limitate, puntualizza il governo.

QuiLink esterno trovate la lista degli Stati e delle regioni con elevato rischio di contagio e per i quali vige l'obbligo di quarantena in Svizzera.

Ufsp

Situazione economica e mercato del lavoro

La crisi sanitaria si sta facendo sentire anche a livello finanziario: dopo un 2019 molto positivo, a causa della pandemia le finanze delle amministrazioni pubbliche hanno dovuto e dovranno far fronte alla più importante crisi economica degli ultimi decenni, con un debito che rischia di aumentare sensibilmente.

Lo ha reso noto l'Amministrazione federale delle finanze (AFF) attraverso un comunicato che illustra come le ingenti perdite fiscali della Confederazione registrate nel 2020 e una forte crescita delle uscite nella maggior parte dei settori determinino un deficit pari al 2,6% del PIL. Le misure intraprese hanno provocato un costo di circa 17 miliardi di franchi.

Tuttavia, nonostante la crisi economica, la Svizzera è stata finora risparmiata da licenziamenti in massa, ha comunicato Boris Zürcher, direttore della divisione lavoro presso la Segreteria di Stato dell'economia, sottolineando l'importanza del lavoro ridottoLink esterno nell'attenuare l'impatto negativo della pandemia sul mercato del lavoro.

>> Leggi: Il lavoro ridotto permette non solo di salvare degli impieghi, ma anche di abbassare i costi dell’assicurazione contro la disoccupazione

Un quarto degli Svizzeri in difficoltà finanziarie

Oltre un quarto della popolazione svizzera è alle prese con difficoltà economiche a causa della pandemia da coronavirus. È quanto emerge da uno studio dell’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE).

In media, nei 25 Paesi esaminati, la proporzione di persone con problemi finanziari è del 31%. La maggior parte degli intervistati auspica più aiuti statali. In cambio, molti sarebbero disposti a pagare più imposte, ha precisato l’OCSE.

Lo studio, il secondo del genere, è stato realizzato su un campione di 25’000 persone in 25 dei 37 Paesi membri dell’organizzazione. Il 44,3% degli intervistati ha indicato che lui stesso o un membro del suo nucleo famigliare ha subito un’interruzione dell’attività lavorativa durante la pandemia. In Svizzera tale quota ammontava al 46,7%.

Stando all’inchiesta, con il termine “interruzione” si intende la perdita del posto di lavoro, un licenziamento, l’ingresso in un programma occupazionale, il lavoro ridotto o un taglio dello stipendio. Nei 25 Paesi oggetto dell’indagine l’11,8% ha visto un membro della propria famiglia perdere il posto di lavoro (Svizzera: 11%).

Aiuti a imprese, lavoratori e disoccupati

Durante la sessione primaverile delle camere federali, il parlamento ha approvato un pacchetto di aiuti del valore di circa 12 miliardi di franchi, due in più di quanto chiesto dal Consiglio federale.

Il progetto prevede di quadruplicare il sostegno per i casi di rigore a 10 miliardi di franchi. Il Parlamento ha anche allargato la cerchia dei beneficiari. Nessun cambiamento invece per quel che concerne la definizione di caso di rigore: ristoranti, negozi e cinema chiusi dalle autorità devono giustificare un calo del 40% del fatturato.

Misure sono state adottate anche per i lavoratori indipendenti e i disoccupati. I primi dovranno giustificare una perdita del 30% del fatturato, invece del 40%. In caso di disoccupazione parziale, le indennità giornaliere vengono estese a 66 giorni. I disoccupati che hanno esaurito le indennità riceveranno una rendita transitoria prima del previsto.

Da parte loro, le società sportive professionistiche otterranno più facilmente un contributo a fondo perso. E anche gli intermittenti del settore culturale potranno richiedere un risarcimento per la perdita finanziaria.

Il 12 maggio, il Consiglio federale ha stabilito che i lavoratori indipendenti e coloro che hanno dovuto ridurre le loro attività, così come i club sportivi, dovrebbero poter contare su un’estensione del loro sostegno fino alla fine del 2021. Il diritto all’indennità per lavoro ridotto (ILR) è così stato esteso da 18 a 24 mesi. 

Dall'inizio della pandemia di coronavirus il governo federale ha deciso una serie di provvedimenti per attenuare le conseguenze economiche. Ad esempio, l'ILR e l'indennità di perdita di guadagno coprono, a seconda del settore, tra la metà e i due terzi delle perdite della giro d'affari, detratte le prestazioni preliminari.

Dove trovare informazioni sul coronavirus in Svizzera e nel mondo?

Tutte le informazioni e gli approfondimenti sono disponibili nel dossier specialeLink esterno di SWI swissinfo.ch, sulla pagina FacebookLink esterno e su TwitterLink esterno.

Di seguito una lista di link utili sull'epidemia di coronavirus in Svizzera e nel mondo.

Ufficio federale della salute pubblicaLink esterno

Organizzazione mondiale della sanitàLink esterno

Numero di contagi e decessi a livello mondialeLink esterno

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