Cinematografia alle prese con la sfida del coronavirus

Il regista Nikita Merlini tiene d'occhio la telecamera durante le riprese del suo film di diploma . Sabine Cattaneo

Set internazionali, grandi troupe, riprese ravvicinate: girare un film rispettando il distanziamento sociale appare una missione impossibile o quasi. Il che significa che il coronavirus sta sconvolgendo il settore cinematografico in tutto il mondo. Anche i registi e l'industria cinematografica svizzeri si confrontano con la sfida della Covid-19.

Questo contenuto è stato pubblicato il 05 ottobre 2020 - 10:00

Romed Wyder stava lavorando come regista in una coproduzione svizzera-lussemburghese quando il governo elvetico ha imposto il lockdown lo scorso mese di marzo, sospendendo di fatto i viaggi internazionali. "Non sapevamo cosa sarebbe successo", ricorda. "Abbiamo dovuto prendere una decisione. Abbiamo sospeso tutto e rimandato alla fine dell'estate".

L'appartamento a Lussemburgo utilizzato come set per il futuro film "Une histoire provisoire". Christina Schaffner

Il cast e la troupe del suo film "Une histoire provisoire" (Una storia provvisoria) provengono da entrambi i Paesi. La location interna principale era in Lussemburgo. "Avevamo appena finito di installare le decorazioni per i nostri interni, dove le riprese avrebbero dovuto iniziare una settimana dopo", racconta Wyder. "Potevamo avere quell'appartamento solo fino all'inizio di settembre, quindi dovevamo assolutamente tornare prima".

Un settore in sospeso

La sua è una delle numerose produzioni che si sono fermate durante la pandemia di coronavirus. La pausa ha messo a dura prova le finanze e ha messo a rischio i posti di lavoro e la produzione creativa.

La Società svizzera di radiotelevisione (SRG SSR), di cui fa parte anche swissinfo.ch, investe normalmente 32,5 milioni di franchi all'anno nell'industria cinematografica. Ha dovuto rinviare o sospendere la produzione di diverse serie televisive, documentari e coproduzioni. A causa della chiusura delle sale cinematografiche, le società di produzione hanno posticipato le anteprime dei film.

Il Festival internazionale del film di Locarno, come molti eventi simili, è stato cancellato nella sua forma tradizionale. Gli organizzatori hanno deciso di introdurre una nuova categoria di premi. Venti progetti sospesi a causa del coronavirus – dieci svizzeri, dieci internazionali – erano in competizione nella sezione "The Film After Tomorrow". Cinque vincitori hanno ricevuto premi in contanti, che vanno da 30'000 a 100'000, per aiutare le troupe cinematografiche a completare il loro lavoro.

Costi lievitati inaspettatamente

Romed Wyder ha dovuto fare i conti con costi supplementari per lo smontaggio e l'immagazzinamento della decorazione del set, come pure per il prolungamento del noleggio dell'attrezzatura, gli stipendi che ha dovuto versare durante la pausa inaspettata e le riprese differite.

L'aggiunta di giorni alla pianificazione non è l'unica causa di un aumento imprevisto dei costi. Secondo le linee guida dell'Associazione dei produttori svizzeri SFP, le società di produzione devono dotare i set di impianti di lavaggio, disinfezione e materiale protettivo e fornire personale addetto alle pulizie. Il numero di persone sul set dev'essere limitato al minimo indispensabile.

"Abbiamo dovuto riorganizzare gli spostamenti delle persone sul set per mantenere la distanza necessaria e rispettare il numero massimo di persone nella stessa stanza", spiega Wyder. "Questo può aggiungere circa un'ora alla normale routine quotidiana".

Le linee guida raccomandano anche la nomina di un responsabile sanitario, che assicuri il rispetto delle regole. Questa persona deve sempre essere presente ed occuparsi esclusivamente delle questioni relative alle misure di prevenzione dei contagi da Covid-19.

Spesso, ciò significa che in tempi brevi dev'essere assunta una persona in più, cosa non da poco per budget di produzione limitati. "Idealmente, dovremmo cercare un direttore di scena supplementare, che abbia anche alcune conoscenze mediche di base", osserva Elena Tatti, produttrice della società Box Productions. Anche le riprese del nuovo lungometraggio di questa società svizzera hanno dovuto essere posticipate da metà luglio all'inizio di settembre.

Procedere con cautela

Tra le incertezze, alcuni sono comunque riusciti a proseguire le riprese, con le dovute precauzioni. Come la regista svizzera Laura Kaehr, che attualmente sta girando "Becoming Giulia". Tutti indossavano maschere e guanti medici durante le prime settimane critiche della pandemia, rammenta.

"Sto girando un documentario, quindi la situazione è un po' diversa. I protagonisti fanno parte di una famiglia reale. Condividono una casa. Non è richiesto un rigoroso distanziamento sociale tra loro", sottolinea Laura Kaehr. "Per fortuna i miei protagonisti vivono al piano terra, quindi all'inizio siamo riusciti a continuare a lavorare con la troupe stando in giardino, posizionando il microfono vicino alla finestra", precisa.

Le restrizioni significano che non ci saranno film che mostrano uno stretto contatto tra gli attori? "No. Devono esserci", risponde il produttore e regista svizzero Alberto Meroni. "Sta a noi capire, con intelligenza e lungimiranza, come farlo". Durante la pandemia, ha girato solo un paio di spot televisivi, un'esperienza che ha influenzato la sua decisione di rinviare le riprese di altri progetti.

Alberto Meroni scatta un selfie sul set di uno spot televisivo girato in Ticino, nel sud della Svizzera. Alberto Meroni

"In queste brevi pubblicità c'erano solo un paio di attori, membri della stessa famiglia, la troupe indossava mascherine protettive e abbiamo girato all'esterno", dice Meroni. "Queste misure non sarebbero state applicabili, ad esempio, al lungometraggio che avevamo progettato, perché si svolge in una scuola superiore, con tanti ragazzi, in uno spazio chiuso".

Imporre una quarantena al cast e alla troupe non è sempre fattibile, ma potrebbe essere un'opzione per evitare ulteriori ritardi, se l'impostazione delle riprese lo consente. "Fino a quando non ci sarà un vaccino, gli attori devono stare al gioco e isolarsi prima di venire sul set", osserva Meroni.

Nel regno dell'incertezza

Oltre alle riprese ravvicinate, la pandemia solleva anche domande sul casting. Le linee guida del settore affermano che non devono essere impiegate persone considerate vulnerabili, secondo l'Ufficio federale della sanità pubblica. Ciò esclude di fatto per esempio le persone dai 65 anni in su.

È quello che ha causato il ritardo indefinito del prossimo lungometraggio del regista Felix Tissi "Aller Tage Abend", che descrive come un "racconto stravagante sulla vecchiaia". Le riprese sono state interrotte a metà marzo e probabilmente non riprenderanno prima della fine dell'anno.

Ma queste non sono le uniche preoccupazioni. La cancellazione di festival cinematografici e anteprime in tutto il mondo ha influito negativamente sulla visibilità di questi progetti. D'altra parte, in molti nell'industria cinematografica temono che quando la vita tornerà a una sorta di normalità, dopo la pausa forzata per la pandemia, vi sia un'eccessiva offerta di film.

Poiché molti professionisti sono lavoratori autonomi e lavorano su diversi progetti nel corso dell'anno, i rinvii hanno messo a repentaglio i progetti che dovrebbero iniziare questo autunno. I produttori potrebbero essere costretti a competere per corteggiare i migliori tecnici.

Nel complesso, registi e produttori affermano che gli attori stanno prendendo sul serio le proprie responsabilità e si fidano l'uno dell'altro. "Gli attori sanno cosa significa non lavorare; non vogliono rischiare ", dice Romed Wyder. "Non abbiamo assolutamente alcun interesse che qualcuno si ammali, quindi faremo tutto il possibile per impedirlo ed evitare il ritardo generale che ciò potrebbe causare".

Wyder è attualmente tra i registi fortunati: ha potuto ricominciare le riprese del suo lungometraggio, sia in Lussemburgo che a Ginevra.

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