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Il vescovo Koch presidente del Pontificio Consiglio



Kurt Koch è a capo della Diocesi di Basilea dal febbraio 1996

Kurt Koch è a capo della Diocesi di Basilea dal febbraio 1996

(Keystone)

Nominato da Papa Benedetto XVI presidente del Pontificio Consiglio per la promozione dell'unità dei cristiani, il vescovo di Basilea Kurt Koch assume dal 1. luglio il prestigioso incarico in Vaticano. swissinfo.ch ha discusso con lui sulle importanti sfide che l'attendono.

Da oggi è lo svizzero più importante in Vaticano. Anche se ci racconta di avere “esitato”. Cosa ha dunque convinto monsignor Kurt Koch, vescovo di Basilea, ad accettare uno dei più delicati e influenti incarichi presso la Santa Sede?

“Quello che Benedetto XVI mi ha detto: ho bisogno – ha chiarito il santo padre – di qualcuno che conosca bene il mondo e le realtà delle Chiese riformate, non solo attraverso le letture, ma per la sua personale e concreta esperienza; questo a conferma dell’importanza che il pontefice attribuisce al dialogo ecumenico”.

La fiducia del Papa

Il papa teologo ha dunque voluto accanto a sé il vescovo teologo. In un momento tra i più difficili per la Chiesa cattolica. Ancora domenica scorsa, Benedetto XVI ha ripetuto che le principali insidie stanno al suo interno; ha insistito sul valore dell’unità; ha persino sentito la necessità di evocare il “primato di Pietro”, dunque l’autorità del pontefice nella guida della Chiesa cattolica.

Oggi, più che mai, papa Ratzinger ha dunque bisogno di lealtà. E la nomina di Kurt Koch alla presidenza del Pontificio Consiglio per la promozione dell’unità dei cristiani è una prova di grande fiducia.

Koch sostituisce il cardinale dimissionario Walter Kasper, considerato un ‘progressista’. Nella scelta del prelato elvetico qualcuno ha voluto vedere invece un consolidamento della linea ‘tradizionalista’.

La reazione del vescovo venuto da Basilea è netta: “Progressista, tradizionalista, si tratta solo di etichette, una sorta di semplicistica abbreviazione che non dice nulla della realtà. Fra me e il cardinale Kasper, che ha operato benissimo, non ci sono differenze sostanziali. Dirò di più: fu proprio lui a propormi come membro del Consiglio per la promozione del dialogo interreligioso, e a affidarmi in quest’ambito altri incarichi”.

Apertura ai lefevriani

Se il papa lo ha voluto a Roma è certamente anche per la sua lealtà. Manifestatasi in più occasioni, quando il vescovo-teologo ha difeso le scelte del pontefice, anche quelle più controverse, dall’apertura ai lefreviani all’esplicita riaffermazione del cattolicesimo come unico vero interprete del messaggio cristiano.

Riaffermazione naturalmente inaccettabile per le Chiese riformate. Così come polemiche reazioni ha di recente suscitato il “motu proprio” per il ritorno degli anglicani alla Chiesa di Roma.

“Ma questo non è esatto – ribadisce monsignor Koch -, si tratta di una versione non corretta diffusa dal teologo Hans Küng, che ha parlato di un papa intenzionato ad ‘attirare’ gli anglicani. La realtà è un’altra. Da parte di settori anglicani è giunta la richiesta di avere una parte nella Chiesa di Roma; e il papa – che è molto sensibile al tema dell’unità dei cristiani – poteva forse rifiutare?”.

Nel segno della continuità

La lealtà al pontefice, e la continuità rispetto al suo predecessore, non impediranno tuttavia al nuovo responsabile in Vaticano del dialogo ecumenico di far sentire anche opinioni originali.

Ne è convinto Mario Galgano, che ha abitato a lungo in Svizzera, e che oggi lavora nella redazione in lingua tedesca di Radio Vaticano: “Per come lo conosco, monsignor Koch non sarà certo un semplice esecutore, porterà le sue idee, e la sua esperienza di confronto e dialogo col mondo protestante in Svizzera sarà preziosa in Vaticano: dove, bisogna pur dirlo, non sono in molti a conoscere la complessità di questo problema”.

Dialogo anche con le Chiese separate d’Oriente: “I rapporti sono buoni con quella greco-ortodossa, e hanno registrato un miglioramento con quella russa. Ma non basta. Bisogna puntare a ‘nuova unità in Cristo’ – ci dice Kurt Koch.

E in che modo, concretamente, l’esperienza svizzera potrà esserle utile? “Le chiese riformate svizzere costituiscono a loro volta una particolarità all’interno del protestantesimo, e già questo è un fatto che mi aiuterà nel nuovo lavoro. Comunque il problema principale è la credibilità della Chiesa cattolica: non si può dire una cosa agli uni e una cosa diversa agli altri.

Così facendo si rischia di creare solo confusione”. Credibilità, dunque. Ma anche identità? Qui il vescovo di Basilea fa riferimento anche al rapporto con i musulmani: “In Svizzera ho detto molte volte che il pericolo non sta nella forza dell’Islam ma semmai nella debolezza del cristianesimo. Questo è il vero rischio, anche in termini di identità”.

Porpora cardinalizia in vista

Davanti a una delle “porte” della Città del Vaticano il vescovo venuto da Basilea si ferma a parlare con un paio di guardie svizzere. Anche loro si abitueranno presto a riconoscere il connazionale a cui il papa ha assegnato un incarico così prestigioso, e difficile.

Anche perché, per tradizione, il presidente del Pontificio consiglio per la promozione dell'unità dei cristiani è destinato alla porpora cardinalizia.

Aldo Sofia, Città del Vaticano, swissinfo.ch

Kurt Koch

Nasce nel 1950 a Emmenbrücke, nel canton Lucerna.

Studia teologia cattolica a Lucerna e a Monaco. Nel 1982 è ordinato prete.

Alla fine del 1995 è nominato vescovo di Basilea, dopo essere stato decano della Facoltà di teologia e rettore dell'Alta scuola di Lucerna.

Per diversi anni è il vicepresidente della Conferenza dei vescovi svizzeri, di cui assume la presidenza tra il 2007 e il 2009.

Koch è autore di circa una settantina di scritti, in cui espone le sue riflessioni ad esempio sull'Aids, sul futuro della Chiesa o sul celibato dei preti.

Nella sua diocesi, Koch è confrontato a non pochi problemi, in particolare in relazione al caso del parroco di Röschenz Franz Sabo, salito agli onori della cronaca per le sue posizioni critiche sulla gerarchia ecclesiastica e sul celibato dei preti.

Il 30 giugno 2010 Papa Benedetto XVI lo nomina presidente del Pontificio Consiglio per la Promozione dell'Unità dei Cristiani, di cui è membro dal 2002.

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Promuovere il dialogo

Il Pontificio Consiglio per la Promozione dell'Unità dei Cristiani è un organismo della Santa Sede.

La sua funzione è duplice:

- promozione di uno spirito ecumenico autentico in seno alla Chiesa cattolica secondo il decreto Unitatis redintegratio.

- sviluppo del dialogo e della collaborazione con altre chiese cristiane.

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