Un servizio comunale per gli anziani per scongiurare la Covid-19

In piena pandemia di coronavirus, anche portare la spesa a domicilio ad anziani e persone vulnerabili diventa una sfida sanitaria: il Comune di Bellinzona la affronta con professionalità. swissinfo.ch

Fare la spesa per anziani e altre persone vulnerabili e sostenerli affinché restino in casa per proteggersi dal coronavirus, senza piombare nella solitudine: il Comune di Bellinzona offre questo servizio.

Sonia Fenazzi, Bellinzona

Sembrerebbe una banalità, ma in tempo di pandemia di coronavirus non lo è affatto: anche portare a casa le compere a una persona a rischio di Covid-19 richiede il rigoroso rispetto di tutte le precauzioni igieniche per impedire i contagi. E non tutte le persone in situazione di vulnerabilità hanno a disposizione qualcuno per tale incombenza.

Gli abitanti di Bellinzona in tali condizioni possono ora usufruire gratuitamente di questa prestazione in modo semplice: rivolgendosi al Comune tramite un'apposita hotline telefonica.

Un sostegno mirato

"Questa iniziativa è nata dall'intero Municipio di Bellinzona, con l'idea di stare vicini ad anziani e a persone in difficoltà. Ci è sembrato importante che il Comune offrisse questo sostegno", ci spiega il capo del Dicastero servizi sociali, Giorgio Soldini.

In funzione dal 16 marzo, la hotline è concepita non solo per la fornitura di generi alimentari e beni di prima necessità, ma anche per fornire informazioni e conforto ad anziani e altre persone che per motivi di salute devono rimanere in casa e non hanno familiari che stanno loro vicini oppure che si sentono disorientati di fronte all'epidemia e hanno bisogno di essere rassicurati.

Questa necessità è emersa chiaramente appena è stata attivata la hotline. "Il primo giorno abbiamo ricevuto 60 chiamate, ma solo tre per chiedere la spesa. Tutte le altre riguardavano paure e interrogativi legati al coronavirus oppure questioni pratiche di vita quotidiana", precisa Giorgio Soldini. Tutti i servizi sociali del Comune partecipano all'operazione, affinché chi chiama non trovi la linea occupata, bensì risposte alle proprie preoccupazioni.

Il municipale ritiene probabile che le richieste per le compere aumentino con il trascorrere dei giorni, quando questo servizio sarà più conosciuto e le necessità cresceranno. "Ma non credo che saremo sommersi di domande". Il suo auspicio è che "finalmente gli anziani capiscano il grave rischio a cui si espongono e restino in casa finché il pericolo non è passato. In questi giorni nei negozi ci sono ancora tanti anziani", si rammarica.

Professionalità garantita

Organizzata in tempi brevi per rispondere tempestivamente alle esigenze dettate dalla situazione di emergenza, l'iniziativa del Municipio di Bellinzona non ha voluto lasciare spazio all'improvvisazione: tutto è stato accuratamente preparato nei minimi dettagli dal capo dicastero con la direttrice del Servizio sociale, Corinna Galli, in stretta collaborazione con gli attori coinvolti.

Una cooperazione che comporta una premessa imprescindibile per quanto riguarda la consegna della spesa: "garantire il rispetto di tutte le norme igienico-sanitarie previste dal Cantone e dalla Confederazione per evitare contagi", sottolinea Giorgio Soldini. Sarebbe infatti paradossale raccomandare alle persone a rischio di non uscire e poi portar loro in casa il temibile virus a causa di un comportamento inadeguato.

Proprio per scongiurare una simile eventualità, il Municipio ha ritenuto fondamentale affidarsi a professionisti già operativi in questo campo e dunque abituati ad osservare regole di comportamento igienico-sanitarie severe e ad interagire con anziani e persone vulnerabili, puntualizza Giorgio Soldini.

"Per la consegna della spesa, abbiamo perciò chiesto a quella che è già un punto di riferimento sul territorio: l'Associazione bellinzonese per l'assistenza e la cura a domicilio (ABAD). Il suo direttore Roberto Mora ha subito accettato", dichiara il municipale.

Nell'attuale situazione di emergenza, l'ABAD stessa propone questo tipo servizio anche ai propri utenti e a tal fine ha già predisposto un protocollo particolareggiato da seguire, ci spiega Roberto Mora. "Poiché i nostri apprendisti in questo momento non vanno a scuola, sono stati preparati per svolgere questo compito". Oltre ad essere stati formati in generale, gli apprendisti sono istruiti e consigliati in permanenza.

Gli operatori dell'Associazione bellinzonese per l'assistenza e la cura a domicilio (ABAD) sono ancor più sollecitati del solito in tempo di crisi di coronavirus. Il direttore Roberto Mora (primo a destra) e i suoi collaboratori stanno molto attenti a rispettare le direttive igienico-sanitarie anche durante le riunioni: "Distanti ma vicini!". swissinfo.ch

Niente soldi

Nell'operazione è coinvolto un supermercato, al quale gli operatori trasmettono le ordinazioni ricevute tramite la hotline e dove vanno a ritirare la merce già debitamente suddivisa per i destinatari. "Avevamo chiesto ai quattro più grandi supermercati presenti a Bellinzona e uno è stato d'accordo di collaborare", ci racconta Giorgio Soldini.

Le compere sono ritirate al supermercato da dipendenti comunali, che le portano ai due centri di smistamento, dove gli apprendisti dell'ABAD le prelevano e le portano ai destinatari. È questa la fase più delicata: osservare scrupolosamente le direttive sanitarie – che comporta anche il mantenimento delle distanze – è essenziale.

E non accettare alcun pagamento in contanti: "I soldi possono essere fonte di contagio, perciò li abbiamo esclusi in modo assoluto e predisposto una fatturazione che permetterà agli interessati di pagare più tardi", sottolinea Giorgio Soldini.

La consegna della spesa è anche un'importante occasione per accertarsi delle condizioni in cui si trovano le persone che hanno richiesto il servizio, come sono organizzate per l'eventuale ritiro di medicine, le loro necessità o preoccupazioni particolari, ricordar loro le principali raccomandazioni emanate dal medico cantonale per proteggersi dal coronavirus e consegnare il relativo volantino informativo. Viene inoltre chiesto loro se avrebbero piacere, se qualcuno dell'ABAD li chiamasse ogni due o tre giorni per sapere come stanno.

Tenendoci a debita distanza, martedì pomeriggio abbiamo potuto seguire Aline, apprendista operatrice sociosanitaria al 2° anno, e Alessandro, apprendista assistente di cura al 1° anno.

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