Yvette Z'Graggen, una scrittrice di qui e altrove

Yvette Z'Graggen, ritratta in una foto del 1992. Keystone

Deceduta all'età di 92 anni, la scrittrice svizzera Yvette Z'Graggen lascia in eredità un'opera imponente e uno sguardo acuto sulla condizione femminile e la storia del paese. Testimonianze e omaggi.

Questo contenuto è stato pubblicato il 18 aprile 2012 - 09:04
Ghania Adamo, swissinfo.ch

Z'Graggen. C'è una buona dose di coraggio e libertà in questa "Z" che fende l'aria come la spada di Zorro. Con la sola differenza che qui è la penna a far vivere ai lettori le magnifiche avventure contenute nei romanzi e nelle novelle di Yevette Z'Graggen, gran dama della letteratura romanda, deceduta nella notte tra il 15 e il 16 aprile 2012.

Aveva 92 anni e così tanta energia nel sangue. La vie attendait ("La vita aspettava") recitava il suo primo romanzo, pubblicato nel 1944. Un'opera premonitrice che annunciava l'impegno politico e sociale di questa scrittrice ginevrina, ancora poco conosciuta nel mondo letterario italiano.

«Il suo successo è legato soprattutto alla capacità di sedurre diversi tipi di pubblico, dal più esigente a quello più popolare. Ma ad affascinare era soprattutto la sua volontà di raccontare la storia di vita delle donne del 20esimo secolo, il loro bisogno fondamentale di autonomia», commenta Michel Moret, a capo della casa editrice L'Aire che ha pubblicato tutte le opere di Yvette Z'Graggen.

Una lingua semplice e limpida

La vie attendait lo testimonia. Ne affiora una sete di vita e un bisogno di esprimersi che valgono alla scrittrice l'ammirazione del pubblico femminile. Ed è il caso, ad esempio, di Cornelia e Temps de colère et d’amour ("Tempo di collera e amore"), due romanzi che hanno ottenuto un grande successo nella Svizzera tedesca.

 

Ma un'altra ragione spiega il suo successo nella regione germanofona: la lingua semplice, limpida e vicina alla quotidianità. «Non ha mai imbrogliato, né con sé stessa né coi suoi lettori», ammette il traduttore zurighese Markus Hediger.

 

Raggiunto per telefono poco dopo il decesso della scrittrice, Markus Hediger non nasconde la sua commozione. «Avevo un legame particolare con Yvette: siamo nati lo stesso giorno, il 31 marzo. Avevo l'abitudine di chiamarla per farle gli auguri di buon compleanno Quest'anno non ha risposto. Una vocina nella mia testa mi diceva che qualcosa non andava. E quando la figlia mi ha chiamato per annunciarmi il suo decesso, in fondo non mi ha stupito».

Ricoverata in ospedale, nelle ultime settimane Yvette Z'Graggen rifiutava le visite degli amici. Non voleva farsi vedere stanca e afflitta, lei, una donna forte che ha affrontato di petto la vita. Una vita immaginata o vissuta qui e là, in Svizzera e in Europa.

Il teatro, un ruolo primordiale

Yvette Z'Graggen non era soltanto una narratrice. Per anni aveva lavorato come giornalista culturale alla radio della Svizzera romanda e come traduttrice letteraria dal tedesco e dall'italiano, in particolare delle opere di Giorgio Orelli e Claudio Nembrini. Ma Yvette Z'Graggen si era impegnata anche come redattrice documentarista per la troupe teatrale "Comédie de Genève", allora diretta da Benno Besson. Era il 1980.

Il teatro ha svolto un ruolo fondamentale nell'esistenza di questa donna. Prima di tutto il teatro in senso stretto: Yvette Z'Graggen aveva infatti scritto diverse pièce radiofoniche. Poi il teatro dei giochi politici: l'Italia e la Cecoslovacchia degli anni 1940, dove lavorava per il Comitato internazionale della croce rossa. Era la Seconda guerra mondiale ed è proprio in questo periodo «che sono emersi i primi dubbi e incertezze», spiega Michel Moret. Da questa esperienza risulterà il romanzo storico Les Années silencieuses, che fa «ormai parte del patrimonio culturale del nostro pese».

Una eco internazionale

Les Années silencieuses mette in discussione la storia della Svizzera, il suo ruolo durante la Seconda guerra mondiale, l'attitudine nei confronti dei profughi ebrei e la collaborazione con le forze dell'Asse. «L'autrice ha dato prova di grande onestà intellettuale, sottolinea Michel Moret. La sua critica non ha mai voluto essere distruttiva, ma costruttiva.

Si è immersa nel nostro passato, analizzandolo sotto diversi aspetti: quello mediatico, quello popolare (dai discorsi al bar a quelli tra vicini) e quello più personale sulla base della sua esperienza al CICR.

Le opere di Yvette Z'Graggen sono state tradotte in rumeno, bulgaro, russo e inglese. Ma è nei paesi germanofoni che hanno ottenuto il maggior successo. Un esito non così scontato, nemmeno per lei, scrittrice ginevrina con un padre svizzero-tedesco e una madre dalle origini austro-ungariche. Insomma un buon miscuglio di esperienze e origini che ha regalato alla sua identità letteraria una risonanza internazionale.

Biografia

Yvette Z’Graggen nasce a Ginevra nel 1920. Suo padre, dentista, è di origine svizzero tedesca, mentre sua madre ha origini austro-ungariche. Dopo aver ottenuto la maturità, segue una formazione di segretaria.

Dal 1949 al 1952 lavora come segretaria presso gli Incontri internazionali di Ginevra e la Società europea di cultura a Venezia.

Dal 1952 al 1982 realizza delle trasmissioni culturali e letterarie per la Radio della Svizzera romanda.

Nel 1982 Benno Besson, allora direttore della Commedia di Ginevra, l’assume come redattrice e documentalista. Lavorerà per lui fino al 1989.

Parallelamente svolge una carriera di scrittrice, pubblicando dei romanzi, dei racconti e delle commedie radiofoniche.

Con il suo primo grande romanzo – La vie attendait, pubblicato nel 1944 – conquista subito una certa notorietà. In questo libro, Yvette Z’Graggen narra il cammino verso l’autonomia intrapreso dalle donne nel XX secolo.

In seguito pubblica opere storiche e di narrazione, che si interrogano sul passato della Svizzera e della Germania durante la Seconda guerra mondiale, come Matthias Berg e Les Années silencieuses.

Traduce anche le opere di diversi scrittori famosi di lingua tedesca e italiana, come Annemarie Schwarzenbach, Max Frisch e Giorgio Orelli.

Anche i suoi libri sono tradotti in diverse lingue (tedesco, inglese, russo, rumeno…). Tra le sue ultime opere: Mémoire d’elles, La nuit n’est jamais complète, Un Etang sous la glace, Eclats de vie, Juste avant la pluie.

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