La neutralità della Svizzera: dove sta andando?
Le tensioni geopolitiche rappresentano una sfida per gli Stati neutrali. La formazione di blocchi contrapposti ne riduce il margine di manovra. In questo contesto, si pongono interrogativi sul futuro della neutralità svizzera.
Il 27 settembre 2026 il popolo svizzero sarà chiamato a votare sull’iniziativa per la neutralità. L’obiettivo è iscrivere nella Costituzione il principio della neutralità “permanente e armata”. Attualmente la neutralità è menzionata solo in due punti della Carta fondamentale e non viene descritta in modo dettagliato. Un comitato promotore ha raccolto oltre 100’000 firme a favore dell’iniziativa, che verrà quindi sottoposta a votazione popolare.
Il punto più controverso riguarda la questione delle sanzioni internazionali, in particolare quelle adottate dopo l’invasione dell’Ucraina da parte della Russia. Se approvata, l’iniziativa avrà un impatto sull’intera politica estera svizzera.
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Come l’iniziativa sulla neutralità vuole cambiare la politica svizzera
La guerra in Ucraina ha infatti riacceso il dibattito sulla neutralità elvetica. Una lettura critica ricorrente accusa la Svizzera di aver tradito la propria neutralità aderendo alle sanzioni contro la Russia. Da parte sua, Mosca ha inserito la Svizzera nella lista delle nazioni considerate “ostili”.
Anche all’interno del Paese le percezioni divergono. Secondo i sondaggi, circa l’80% della popolazione desidera mantenere la neutralità. Meno condivisa, invece, è l’idea di cosa essa significhi concretamente e di come debba essere applicata nelle diverse situazioni.
Questa ambiguità porta talvolta il Parlamento ad affrontare dibattiti che, soprattutto dall’estero, risultano difficili da comprendere. È stato il caso, ad esempio, della discussione sull’eventualità di sanzionare l’Ucraina, ipotesi che alcune interpretazioni della neutralità svizzera avrebbero potuto considerare necessaria.
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Ucraina, sanzioni e neutralità: le ambiguità svizzere
Cosa significa esattamente neutralità?
Da tempo la Svizzera, come la maggior parte degli Stati neutrali, si è allontanata da una concezione rigida della neutralità per avvicinarsi maggiormente alla comunità internazionale. Dopo l’adesione alle Nazioni Unite nel 2002, la Confederazione è infatti tenuta ad applicare le sanzioni decise dall’ONU. Da anni, inoltre, partecipa a missioni di pace. La neutralità svizzera è anche strettamente legata ai cosiddetti buoni uffici.
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Tuttavia, la Svizzera deve continuamente spiegare all’estero il proprio concetto di neutralità, spesso frainteso. Esso si basa sulla distinzione tra diritto della neutralità e politica della neutralità.
Quando, nel 1815, le grandi potenze riconobbero la neutralità perpetua della Svizzera al Congresso di Vienna, il principio era chiaro: la Confederazione non avrebbe partecipato ai conflitti né fornito mercenari. In cambio, venne sancita l’inviolabilità del suo territorio.
Questo principio è rimasto sostanzialmente invariato nel corso degli anni, anche se oggi il diritto della neutralità implica soprattutto la non partecipazione alle guerre, in modo diretto o indiretto. Secondo il Dipartimento federale degli affari esteri (DFAE), gli obblighi principali di uno Stato neutrale sono:
- astenersi dal partecipare alla guerra;
- garantire la propria difesa;
- garantire l’uguaglianza di trattamento dei belligeranti quanto all’esportazione di materiale bellico;
- astenersi dal fornire forze militari mercenarie ai belligeranti;
- astenersi dal mettere il proprio territorio a disposizione dei belligeranti.
Questi obblighi, chiaramente definiti, godono di un ampio consenso in Svizzera. Nonostante il suo chiaro orientamento occidentale, la Confederazione ha più volte vietato il sorvolo del proprio territorio ai Paesi membri della NATO. È successo, ad esempio, durante l’invasione dell’Iraq da parte degli Stati Uniti, in relazione alle forniture di armi all’Ucraina o agli attacchi statunitensi e israeliani contro l’Iran.
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Come si posiziona la Svizzera rispetto alla guerra in Iran?
La Svizzera ha inoltre negato a Germania, Spagna e Danimarca l’autorizzazione a trasferire all’Ucraina carri armati e munizioni acquistati nella Confederazione. Questa decisione è valsa a Berna pesanti critiche da parte dei partner europei e ha provocato una perdita di fiducia che resta difficile da recuperare.
La politica di neutralità è invece più flessibile poiché non è vincolata a un quadro giuridico rigido, ma a “misure che uno Stato neutro assume di proprio moto per garantire la prevedibilità e la credibilità della propria neutralità in senso giuridico”, scrive il DFAE. Queste misure vengono adeguate secondo il contesto geopolitico del momento.
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La Svizzera allenta le norme sull’esportazione di armi per tutelare le proprie industrie belliche
La tradizione umanitaria e i buoni uffici, insieme alla politica commerciale, restano gli elementi centrali della politica estera della Svizzera.
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La neutralità in Europa sotto pressione
Queste discussioni non riguardano soltanto la Svizzera. Dopo una svolta nella loro politica di sicurezza, Svezia e Finlandia hanno aderito alla NATO, abbandonando la loro storica neutralità e la loro politica di non allineamento. Anche altri Stati neutrali, in Europa e altrove, stanno ridefinendo la loro neutralità nel nuovo contesto internazionale.
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Come la Russia sta spingendo i Paesi neutrali in Europa ad avvicinarsi alla NATO
In Svizzera, anche il rapporto con la NATO continua a suscitare accesi dibattiti e forti emozioni. Secondo un sondaggio Collegamento esternorealizzato periodicamente dal Politecnico federale di Zurigo (ETH), un numero crescente di svizzeri e svizzere guarda con pessimismo alla situazione politica globale. Tuttavia, ciò non sembra influire sul senso generale di sicurezza: la maggior parte della popolazione si sente ancora al sicuro nel proprio Paese.
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La maggioranza della popolazione svizzera vuole avvicinarsi alla NATO, ma con dei chiari limiti
È però diminuita la diffidenza verso la NATO: oggi oltre la metà delle persone intervistate si dichiara favorevole a legami più stretti con l’alleanza militare atlantica. Un’adesione alla NATO non gode però ancora del sostegno della maggioranza e non è oggetto di un vero dibattito politico. Una maggiore cooperazione a livello istituzionale e tecnico raccoglie invece ampi consensi.
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Un aspetto legato alla sicurezza, che finora è passato in secondo piano e potrebbe acquisire maggiore rilevanza, è quello tecnologico. La Svizzera si vanta di essere la “Silicon Valley della robotica” e un’attrice chiave nello sviluppo di droni. Sempre più spesso, droni o loro componenti progettati o prodotti nel Paese finiscono in zone di conflitto, sollevando questioni sulla compatibilità di questi episodi con la neutralità elvetica.
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Il dilemma dei droni in Svizzera
In futuro, questioni altrettanto interessanti potrebbero interessare lo spazio. L’orbita terrestre sta diventando sempre più un ambito di competizione strategica e lo sviluppo di regole internazionali appare più importante che mai. In questo contesto, la Svizzera cerca di affermarsi come costruttrice di ponti e mediatrice.
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La Svizzera mira a fare da mediatrice a fronte del crescente rischio di conflitti nello spazio
Quale futuro per il multilateralismo?
Da anni diversi attori contestano apertamente il multilateralismo. Non lo fanno soltanto Stati autoritari come Russia, Iran e Cina, ma sempre più spesso anche Paesi occidentali come Stati Uniti e Israele.
Se il sistema multilaterale dovesse indebolirsi ulteriormente, a soffrirne sarebbero soprattutto i Paesi di piccole dimensioni come la Svizzera. Un ordine internazionale fondato sulle regole serve, infatti, a evitare che prevalga semplicemente il più forte.
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La Svizzera nel Consiglio di sicurezza ONU. Con quali risultati?
Un esempio è la Corte penale internazionale, che alcuni Stati vorrebbero ridimensionare drasticamenteCollegamento esterno. Resta aperta la questione di quanto questa istituzione riuscirà a resistere alle pressioni politiche. Parallelamente, però, si sta rafforzando il principio della giurisdizione universale, secondo cui gli Stati possono perseguire e processare chi è responsabile di crimini più gravi anche quando questi sono stati commessi all’estero.
Sebbene tale principio sia ancora lontano dall’essere applicato in modo uniforme a livello globale, la Svizzera svolge un ruolo chiave in questo ambito, soprattutto grazie alle attività e alle istituzioni presenti nella Ginevra internazionale.
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Cosa significa per il mondo la rinascita del principio di giurisdizione universale
Una cosa è certa: la neutralità svizzera non è al tramonto. Resta però aperta la domanda su quale direzione prenderà in futuro, un interrogativo che continua ad alimentare accesi dibattiti sia in Svizzera, che all’estero.
Guarda il dibattito sulla neutralità in Svizzera nell’episodio seguente di Let’s talk (in tedesco):
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A cura di Benjamin von Wyl
Tradotto dal tedesco e verificato da lj
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