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Un altro modo di vestire il kimono

Kazu Huggler è nata a Tokyo nel 1970. swissinfo.ch

Le collezioni di moda ispirate all’Asia sono diventate un trend internazionale. Non sono però una novità per una stilista di Zurigo, che da anni abbina l’estetica giapponese all’eleganza europea.

Questo contenuto è stato pubblicato il 29 maggio 2013 - 11:00
Susan Vogel-Misicka, Zurigo, swissinfo.ch

La boutique di Kazu Huggler a Hottingen, un quartiere di Zurigo, è un universo di colori, che mantiene comunque una certa sobrietà. Nel locale dal pavimento in parquet e dall’alto soffitto pendono fragili lampadari. In un angolo, un tavolo da sartoria e numerosi rotoli di tessuti. Un kimono con trame floreali è appeso alla parete.

La produzione è realizzata da alcune sarte per donna che lavorano nei paraggi. Durante la visita di swissinfo.ch, due di loro si trovano nella boutique e si stanno occupando delle ordinazioni dei clienti.

A Kazu Huggler non interessa seguire le tendenze. Avendo studiato arte ed estetica nipponica, la stilista dalla doppia cittadinanza svizzera e giapponese è più che altro interessata alla creazione di abiti al contempo belli e funzionali.

«Per me si tratta di trasformare la filosofia di vestire il kimono», spiega a swissinfo.ch. Appassionata di kimono tradizionali, Kazu Huggler ritiene che questi siano «molto comodi, se si conosce bene il proprio corpo e se si sa di quanto spazio ha bisogno per camminare, respirare e mangiare».

«Ci vuole semplicemente molta pratica. Raggiungo il massimo della concentrazione soltanto quando indosso un kimono», afferma, sottolineando che quando si porta questo abito non si può essere di fretta o mangiare di corsa.

Malgrado la sua passione per il kimono, la stilista confida di sentirsi a disagio quando lo indossa per le strade in Svizzera. Per la sua marca KAZU, ricicla spesso il tessuto di vecchi kimono per crearne di nuovi o per farne delle gonne o altri indumenti. Occorre però lavarli in modo accurato per togliere macchie ed eventuali segni di usura, avverte.

«A meno che non siano un’eredità di famiglia, alle donne giapponesi non piace indossare vecchi kimono appartenuti ad altre persone. E anche se qui la gente non ha nulla contro i vestiti di seconda mano, voglio sempre sapere da dove provengono o se sono stati indossati, ad esempio, da una persona che era malata», osserva Kazu Huggler.

Alcuni clienti le portano i kimono acquistati come souvenir e le chiedono di confezionarli in modelli più indossabili. «È un approccio personale piacevole», ritiene Kazu Huggler.

Tendenze attuali

Al momento della creazione della sua marca di vestiti nel 2002, Kazu Huggler aveva anticipato le attuali tendenze di oltre dieci anni. Tra le collezioni primaverili di case di moda internazionali quali Etro, Prada o Emilio Pucci vi sono infatti abiti di seta con motivi tipicamente asiatici, in particolare dei fiori.

Anche negli ultimi modelli dello stilista belga Haider Ackermann - vincitore nel 2004 dello Swiss Textiles Award - e dell’inglese Brit Gareth Pugh sono presenti elementi tipici del kimono e dei samurai.

Soddisfare la domanda della massa non è tra gli obiettivi della stilista di Zurigo. Kazu Huggler non deve quindi preoccuparsi se gli abiti in stile nipponico continueranno a essere diffusi. Nemmeno la notorietà la interessa molto. Quando studiava moda alla scuola Saint Martins di Londra, ricorda la stilista, le avevano detto che i modelli troppo nuovi o stravaganti non avrebbero avuto mercato. «Ma non serve a nulla temere di creare qualcosa», ritiene Kazu Huggler.

A differenza del Giappone, prosegue, la Svizzera «non è un paese che segue la moda». «In Giappone, le giovani generazioni hanno un approccio più ludico. I giovani sono magari riservati nei loro discorsi, ma nel campo dell’abbigliamento sono stravaganti». Dal canto suo, la stilista binazionale privilegia l’eleganza europea, abbinata alla purezza dell’estetica nipponica.

Forme semplici

Per una boutique specializzata negli abiti su misura, KAZU propone un’ampia scelta di vestiti: abiti completi, tuniche, gonne e foulard. Molti disegni sono stati concepiti dalla stilista, che per questo si ispira a motivi antichi, a stemmi di famiglia o a elementi della natura quali la canapa, il bambù, gli uccelli o altri animali. Alcune delle sue ultime creazioni presentano motivi che derivano dai simboli propiziatori utilizzati dagli Ainu, una popolazione indigena del Giappone.

Il taglio è invece relativamente semplice. «Gli abiti devono avere una forma e una silhouette semplice, così da dar vita ai tessuti», osserva Kazu Huggler. Per ogni collezione crea due o tre motivi, che poi sviluppa in collaborazione con la stamperia tessile svizzera Mitloedi e la giapponese Seiren.

Per la scelta del tessuto, la stilista rimane fedele alla seta. «Per me, è l’essenza della moda. Sia per i kimono che, ad esempio, per le vestaglie». Kazu Huggler utilizza comunque anche il cotone e il poliestere di buona qualità.

Oltre a indossarli regolarmente durante il lavoro, la madre di due bambini ci tiene a testare personalmente la vestibilità dei suoi abiti. Le sue creazioni non devono essere solo belle, ma anche piacevoli da indossare tutti i giorni.

Kazu Huggler

Nata nel 1970 a Tokyo da madre giapponese e da padre svizzero, Kazu Huggler è cresciuta in entrambi i paesi.

Ha studiato all’Università Keio di Tokyo, alla Scuola universitaria di Arte di Zurigo e al London’s Central Saint Martins College of Art and Design.

Oltre ad aver lavorato per il gigante svizzero della seta Fabric Frontline Zurich, ha seguito un apprendistato presso la stilista Vivienne Westwood a Londra. Nel 2002 ha lanciato la sua marca KAZU.

Dopo il terremoto e lo tsunami che hanno colpito il Giappone nel marzo 2011, Kazu Huggler ha lanciato due progetti a Rikuzen Takata, tra le regioni più devastate. Ha offerto macchine da cucire Bernina ai licei locali e ha aiutato le donne più anziane a creare e a commercializzare prodotti quali borse in tessuto.

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