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Donne si abbracciano fuori dal Bataclan di Parigi, simbolo della strage del 13 novembre: il franco-marocchino Abdelilah Himich, sarebbe, secondo gli Stati Uniti, il mandante di quegli attentati.

KEYSTONE/AP/THIBAULT CAMUS

(sda-ats)

È "Abdel il legionario" uno dei mandanti delle stragi del 13 novembre 2015 a Parigi e del marzo scorso a Bruxelles. A puntare il dito contro il franco-marocchino Abdelilah Himich, ex combattente della legione straniera in Afghanistan, sono gli 007 americani.

I colleghi francesi restano invece molto più prudenti.

Intanto, uno dei presunti terroristi arrestati la notte fra sabato e domenica a Strasburgo e Marsiglia ha svelato gli obiettivi del gruppo, che stava preparando attentati. Altri ne sono stati trovati nei cellulari, in particolare nella cronologia della "app" Google Maps: il 36 Quai des Orfèvres, innanzitutto, storica sede della polizia, i "flic" parigini.

Abdel "il legionario" sarebbe stato coinvolto, nell'organizzazione degli attentati di Parigi e Bruxelles, secondo la convinzione dominante al Dipartimento di Stato americano. Che ha inserito Himich, 27enne originario di Lunel (sud della Francia) e legionario fino al febbraio 2014 - quando si trasferì nei ranghi dell'Isis - nella famosa "lista nera" dei terroristi internazionali. Abdel sarebbe stato al comando della brigata Tariq ibn Ziyad, 300 combattenti ai suoi ordini. I colleghi francesi si dicono "molto prudenti" su queste affermazioni: nei verbali giudiziari parigini infatti Himich neppure compare, anche se nell'inchiesta il suo nome era venuto a galla come uno dei rari "francesi" a ricoprire ruoli di comando nella jihad.

Ma la tensione sempre alta sul fronte della prevenzione e delle inchieste si è impennata oggi per le prime rivelazioni sugli obiettivi del gruppo di jihadisti arrestati fra Strasburgo e Marsiglia. C'era innanzitutto - stando alle confessioni di uno di loro e alla memoria dei cellulari - la celebre sede della polizia fin dai tempi del commissario Maigret, a due passi da Notre-Dame, sull'isola della Cité. Da più angolature, l'edificio è stato osservato, a più riprese, a lungo.

Da oggi, la protezione attorno alla sede della polizia è aumentata, così come quella attorno agli uffici dell'antiterrorismo DGSI, anch'essi sotto la lente dei potenziali terroristi. "Il livello della minaccia è tale - ha scritto il patron della DGSI ai suoi uomini questa sera - che non possiamo riposarci in nessun caso sugli allori...inutile nasconderlo: la sfida è immensa e dobbiamo raddoppiare la vigilanza. I nostri nemici non arretreranno di fronte a nulla".

Nel mirino, a quanto emerso dalla minuziosa inchiesta e dagli interrogatori sugli arrestati (erano sette, due sono stati rilasciati ieri sera), c'erano anche "un parco di divertimenti" e un "luogo di culto", sempre nella regione di Parigi.

sda-ats

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