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La comunità internazionale deve garantire che nessun rifugiato rohingya sia costretto a fare ritorno in Birmania finché permarrà il rischio di gravi violazioni dei diritti umani a seguito della campagna brutale di pulizia etnica condotta dall'esercito.

Lo ha dichiarato Amnesty International in una nota, precisando che i governi del Bangladesh e della Birmania hanno annunciato di aver istituito un gruppo di lavoro per discutere il rimpatrio dei rifugiati rohingya. Oltre 500'000 persone tra donne, uomini e bambini sono fuggiti in meno di un mese a seguito dell'operazione militare nello Stato di Rakhine.

"È positivo che Birmania e Bangladesh stiano discutendo di alternative per il ritorno sicuro dei rohingya nelle loro case, tuttavia deve trattarsi di un processo volontario e non deve portare a uno sforzo frettoloso e avventato per respingere le persone contro la loro volontà. Nessuno deve essere costretto a fare ritorno in un contesto nel quale continuerà a fronteggiare gravi violazioni dei diritti umani, discriminazione sistematica e segregazione", ha detto Audrey Gaughran, direttrice del programma Temi globali di Amnesty International.

"L'orribile campagna militare della Birmania contro i rohingya nello Stato di Rakhine equivale a crimini contro l'umanità - ha proseguito -. Il governo birmano deve anche porre fine alla discriminazione radicata che li ha intrappolato in un ciclo di privazioni e abusi per decenni".

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SDA-ATS