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Ieri la moneta elvetica ha toccato il suo massimo dalla fine di dicembre in rapporto all'euro, che è stato scambiato a 1,0790 (foto d'archivio).

Keystone/AP/MARTIN MEISSNER

(sda-ats)

L'uscita della Gran Bretagna dall'Unione europea avrebbe un impatto importante sulla Svizzera. Sebbene sia molto difficile avanzare previsioni la Brexit potrebbe portare a un rafforzamento del franco verso la parità con l'euro, con ripercussioni su export e commercio.

Ieri la moneta elvetica ha toccato il suo massimo dalla fine di dicembre in rapporto all'euro, che è stato scambiato a 1,0790. Stando agli analisti le incognite legate al referendum del 23 giugno sono tra i fattori che concorrono all'apprezzamento della valuta svizzera, anche se non l'unico: il movimento è in generale favorito anche dal clima di incertezza, legato alle prossime decisioni di politica monetaria delle banche centrali.

Certo è che in caso di abbandono dell'Ue da parte del Regno Unito l'industria di esportazione sarebbe sotto pressione, ha spiegato all'ats Stefan Neuwirth, esperto del Centro di ricerche congiunturali del Politecnico federale di Zurigo (KOF). "Molti aspetti rimangono però ancora poco chiari", aggiunge lo specialista. A suo avviso per l'economia svizzera molto dipenderà dalla velocità alla quale avverrebbe la Brexit e dalla rapidità con cui sarebbero concordati nuovi trattati.

Per Commercio Svizzera - associazione che promuove l'interesse di chi commercia a livello nazionale e internazionale - un addio britannico comporterebbe pesanti ripercussioni sull'export. Si teme uno shock paragonabile a quello causato dall'abbandono del cambio minimo euro/franco il 15 gennaio 2015.

I timori relativi a un brusco rafforzamento del franco, sia nei confronti dell'euro che della sterlina, sono condivisi anche dal presidente della Federazione orologiera svizzera (FH) Jean-Daniel Pasche. "È noto che il nostro settore è sensibile alla fluttuazione dei cambi".

Il Regno Unito è stato nel 2015 l'ottavo mercato per le esportazioni di orologi svizzeri, con un volume di 1,16 miliardi di franchi. Si tratta di "uno dei mercati europei che dà soddisfazione", sottolinea Pasche. La Brexit potrebbe avere un impatto sulla crescita britannica, con ripercussioni quindi anche per l'orologeria elvetica.

Per l'Associazione svizzera dei banchieri (ASB) l'abbandono dell'Ue da parte del Regno Unito provocherebbe soprattutto incertezza e si moltiplicherebbero gli interrogativi. Che ne sarà della piazza finanziaria di Londra? La banca HSBC si sposterà a Dublino? Gli istituti elvetici lasceranno la City per trasferirsi a Lussemburgo? Nessuno oggi è in grado di rispondere a queste domande, ha detto Sindy Schmiegel, responsabile delle relazioni pubbliche presso l'ASB.

Secondo Alessandro Bee, economista presso UBS, queste incognite faranno sì che i mercati, caratterizzati da un'avversione al rischio, spingeranno verso un franco forte. Comunque a suo avviso una divisa elvetica più robusta potrebbe ritardare una ripresa congiunturale, ma non impedirla.

Per Bee la Banca nazionale svizzera (BNS) potrebbe intervenire massicciamente sul mercato se il corso dell'euro dovesse scendere sotto 1,07. E se calasse sotto 1,05 l'istituto di emissione potrebbe decidere di abbassare ulteriormente i tassi negativi. Ma nel caso in cui gli indicatori europei dovessero indebolirsi la BNS si ritroverebbe in larga misura impotente.

All'inizio di giugno il vicepresidente della Banca nazionale, Fritz Zurbrügg, ha confidato che la BNS ha elaborato diversi scenari in relazione al referendum britannico. Zurbrügg ha ammesso che regna una forte incertezza, sia a livello politico, sia sui mercati finanziari.

Come è ovvio gli occhi del mondo sono puntati sulla BNS. Per l'economista americano Nouriel Roubini - diventato famoso per aver anticipato la crisi finanziaria del 2008 - il tasso di cambio euro/franco potrebbe scendere sotto la parità se l'istituto non interverrà prontamente abbassando i tassi negativi: questi, attualmente al -0,75%, potrebbero scendere al -1,00% o anche al -1,25%.

Le banche elvetiche potrebbero peraltro trarre vantaggio dal quadro generale. "Nel settore della gestione patrimoniale la Svizzera approfitterebbe di una Brexit", ha affermato ieri il direttore della filiale svizzera della società di consulenza Boston Consulting Group in un evento organizzato dalla Reuters. "Ogni volta che ci sono incertezze scatta l'effetto porto sicuro", gli ha fatto eco il responsabile di UBS Wealth Management Jürg Zeltner.

La Svizzera dovrebbe comunque conservare anche nei prossimi anni il suo posto di numero mondiale nella gestione patrimoniale transfrontaliera. "Con o senza accordo" con l'Ue, ha precisato Jacques de Watteville, segretario di stato alla questioni finanziarie internazionali.

sda-ats

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