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Sion e la Svizzera occidentale sono ufficialmente in lizza per accaparrarsi i Giochi olimpici invernali del 2026.

Il comitato organizzativo ha scelto oggi la piazza federale di Berna per presentare "Sion 2026 - Les Jeux au coeur de la Suisse". Per l'occasione non sono mancate raclette e dimostrazioni sportive.

Il progetto si articola attorno alla città ospite di Sion e ai poli di Briga (VS), Losanna e Berna. La candidatura si snoda su quattordici siti sportivi, che rispondono al bisogno di ridurre gli investimenti e valorizzare le infrastrutture già esistenti.

Le gare di sci alpino si svolgerebbero a Crans-Montana (VS) e Veysonnaz (VS), quelle di sci acrobatico a Leysin (VD), mentre le competizioni di sci di fondo sarebbero organizzate nella valle di Goms (VS). Per quanto riguarda le partite di hockey su ghiaccio, esse avranno luogo rispettivamente a Berna, Friburgo, Bienne (BE) e Losanna. Si sconfinerà anche nel canton Grigioni dove, in caso di approvazione della candidatura, si svolgeranno le gare di bob e slittino.

Il costo operativo dei giochi è stimato a 1,8 miliardo di franchi. Il contributo fornito da sponsor, collettività pubbliche e "altri" potrebbe ammontare a 750 milioni, mentre la Confederazione sarebbe disposta a fornire un miliardo.

La candidatura della Svizzera occidentale dovrà vedersela con quella dei Grigioni, che ha il sostegno di Zurigo. Quest'ultimo progetto, che si snoderebbe pure su diversi siti della Svizzera orientale, è per il momento sospeso in attesa della votazione popolare prevista il prossimo 12 febbraio. Swiss Olympic sceglierà la candidatura elvetica nell'agosto 2017.

Finora la Svizzera ha ospitato due volte i Giochi olimpici invernali a St. Moritz nel 1928 e nel 1948. Sion ha presentato di recente due candidature senza però riuscire a ottenere la manifestazione: nel 2002 i giochi erano stati attribuiti a Salt Lake City e nel 2006 a Torino. Nel marzo del 2013 i grigionesi avevano invece rifiutato in votazione popolare il progetto di candidatura con il 52,7% di voti contrari. A Losanna, nel 1988 i votanti avevano bocciato un progetto con una maggioranza del 62%.

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SDA-ATS