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Il Palazzo Federale a Berna (foto d'archivio).

Keystone/MANUEL LOPEZ

(sda-ats)

È appena incominciato al Consiglio nazionale l'atteso dibattito sull'applicazione dell'iniziativa popolare UDC contro l'immigrazione di massa, testo approvato dal popolo il 9 di febbraio 2014. I dibattiti dovrebbero terminare tra le 21.00 e le 22.00.

Rispetto al progetto del Consiglio federale, il disegno della commissione preparatoria non prevede l'adozione di tetti massimi e contingenti, bensì la preferenza nazionale "light" e la possibilità per il Consiglio federale, in caso di gravi ripercussioni sociali ed economiche dovute all'immigrazione, di adottare misure di protezione "appropriate" non meglio specificate, ma solo dopo aver ottenuto l'avallo di Bruxelles (comitato misto Svizzera-Ue).

Nelle intenzioni della commissione delle istituzioni politiche, si tratta di salvaguardare gli accordo bilaterali I con l'Unione europea, intese che potrebbero venir meno qualora la Svizzera non rispettasse più la libera circolazione delle persone.

I democentristi, per il tramite di Adrian Amstutz (BE), chiederanno il rinvio del progetto alla commissione affinché ne presenti un altro conforme al nuovo articolo costituzionale 121a approvato dagli elettori oltre due anni fa.

La proposta della commissione prevede prima di tutto che il Consiglio federale elabori misure per sfruttare al meglio il potenziale di manodopera indigena (cittadini svizzeri e stranieri già domiciliati nel Paese).

Il governo dovrà anche determinare, tenendo conto di diversi fattori tra cui l'immigrazione, la situazione a livello di mercato del lavoro e la congiuntura, soglie a partire dalle quali potrà essere introdotto un obbligo di comunicazione dei posti di lavoro vacanti.

Se queste misure non si rivelassero sufficienti e l'immigrazione dall'Unione europea e dall'Associazione europea di libero scambio (AELS) superasse un certo livello sul piano regionale o nazionale, l'esecutivo potrà infine ricorrere a misure correttive appropriate.

Sarà il Consiglio federale stesso a decidere a partire da quale limite adottarle, per quanto tempo mantenerle in vigore, di che tipo esse dovranno essere e a che categorie professionali dovranno venire applicate. Qualora queste misure - che dovranno essere limitate al minimo indispensabile - non dovessero risultare compatibili con l'accordo sulla libera circolazione delle persone, dovranno essere discusse da un comitato misto Svizzera/Ue.

I cantoni potranno anch'essi proporre misure correttive al Consiglio federale, in caso di problemi economici o sociali gravi causati dai frontalieri: l'ultima parola spetterà al governo o, anche qui, a un comitato misto qualora non dovessero rispettare l'accordo di libera circolazione delle persone.

sda-ats

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