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Il Consiglio degli Stati (CET-S) ha approvato l'Accordo multilaterale tra autorità competenti concernente il cosiddetto "scambio di rendicontazioni Paese per Paese" (foto simbolica d'archivio).

Keystone/PETER SCHNEIDER

(sda-ats)

La trasparenza in materia di imposizione delle grandi multinazionali va migliorata. È quanto ritiene il Consiglio degli Stati (CET-S).

Oggi - con 41 voti contro 1 - ha infatti approvato l'Accordo multilaterale tra autorità competenti concernente il cosiddetto "scambio di rendicontazioni Paese per Paese". Il Nazionale deve ancora pronunciarsi.

Con tale accordo internazionale, la Svizzera fisserebbe uno standard minimo con gli Stati del G20 e dell'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo in Europa (OCSE) per contrastare l'erosione dell'imponibile e il trasferimento degli utili ("Base Erosion and Profit Shifting", BEPS). Il progetto mira infatti a stabilire un quadro uniforme per lo scambio di dichiarazioni Paese per Paese riguardanti le imprese (ricavi, utili e imposte pagate) con un fatturato superiore ai 750 milioni di euro. Secondo una prima stima, dovrebbero essere interessati circa 200 gruppi con sede in Svizzera.

Se il progetto sarà approvato anche dal Nazionale e non vi sarà un referendum, le basi legali potrebbero entrare in vigore alla fine del 2017. In tal modo le imprese multinazionali in Svizzera dovranno allestire la dichiarazione Paese per Paese per la prima volta nel 2018.

La Confederazione e gli Stati partner potrebbero dunque effettuare per la prima volta nel 2020 lo scambio delle informazioni riguardanti la ripartizione a livello mondiale del giro d'affari e delle imposte pagate dai gruppi multinazionali, come pure le principali attività economiche di questi ultimi nei singoli Stati.

La dichiarazione Paese per Paese verrà trasmessa automaticamente ogni anno alle autorità fiscali nazionali degli Stati in cui queste società dispongono di entità costitutive, a condizione che esista una base internazionale che preveda lo scambio. I dati servono esclusivamente alle autorità fiscali e non verranno pubblicati.

Con 32 voti contro 9, la Camera dei cantoni ha però stralciato la disposizione che prevede una sanzione penale di 100'000 franchi al massimo per chi fornisce, per negligenza, informazioni inesatte o incomplete. Per la maggioranza, un errore "può essere commesso molto facilmente".

Lo "sbaglio" intenzionale sarà invece punito solo se fornisce indicazioni che falsano in modo fondamentale le informazioni comunicate. I "senatori" hanno anche rinunciato a trasferire la responsabilità penale dell'errore dalla persona fisica alla quella giuridica.

Gli Stati hanno infine deciso che l'accordo del Parlamento è necessario non solo per la ratifica dell'accordo, ma anche per ogni sua futura modifica.

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SDA-ATS