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Regula Rytz (Verdi/BE), co-presidente dell'alleanza dei promotori dell'iniziativa per l'abbandono del nucleare bocciata oggi.

KEYSTONE/PETER SCHNEIDER

(sda-ats)

I promotori dell'iniziativa popolare "Per un abbandono pianificato dell'energia nucleare" parlano, nonostante la bocciatura del testo, di un risultato importante.

Per il consigliere nazionale Christian Wasserfallen, dell'Azione svizzera per una politica energetica ragionevole (ASPER), è invece chiaro che la gente non ne vuole assolutamente sapere di un'uscita dal nucleare.

La consigliera nazionale Regula Rytz (Verdi/BE), co-presidente dell'alleanza dei promotori dell'iniziativa, si dice convinta che con la votazione odierna la strada per la Strategia energetica 2050 è stata spianata.

"Non abbiamo fatto niente di sbagliato", ha detto Rytz alla radio SRF. La Strategia energetica 2050 è stata trattata come una specie di controprogetto all'Iniziativa per l'abbandono del nucleare. Dopo il voto di oggi la strada per questo progetto è stata spianata.

La questione della sicurezza e la situazione finanziaria delle centrali nucleari verranno costantemente monitorate. "Continueremo, per far vivere in modo sicuro la popolazione", ha affermato Rytz.

Parla di "risultato ideale" il consigliere nazionale Yannick Buttet (PPD/VS), membro del comitato contro l'iniziativa. Anche a suo avviso il voto odierno mostra che la Strategia energetica 2050 ha chance di essere approvata. "Gli svizzeri hanno votato con la testa piuttosto che con la pancia", ha affermato il vallesano. Secondo lui, il rifiuto dell'iniziativa non rimette in causa il fatto che i rosso-crociati vogliano abbandonare il nucleare, ma "mostra semplicemente che desiderano un'uscita ordinata e non una caotica".

PLR e UDC si rallegrano della bocciatura

Non è d'accordo con questa interpretazione dei risultati il consigliere nazionale Christian Wasserfallen (PLR/BE), membro del comitato direttivo dell'Azione svizzera per una politica energetica ragionevole, un potente gruppo di pressione impegnato in favore del nucleare. "La gente non ne vuole sapere di un'uscita dal nucleare", ha detto alla radio SRF. L'argomentazione che gli impianti nucleari dovranno rimanere in funzione finché sono considerati sicuri ha convinto gli svizzeri. A condurre al "no" è anche stata la minaccia della dipendenza dall'estero e dalle centrali al carbone tedesche.

Da parte sua, la copresidente per il comitato referendario contro la Strategia energetica 2050 Céline Amaudruz (UDC/GE) è contenta del "realismo" dimostrato dagli svizzeri. Gli autori del referendum depositato a inizio ottobre sono "confortati" dal "no" odierno, ha indicato all'ats la consigliera nazionale. A suo avviso, i suoi concittadini hanno respinto un testo "irrealista". "Il seguito logico è ora di accettare il referendum contro un progetto mal concepito".

sda-ats

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