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L'Isis è in ginocchio a Sirte, la città libica stremata da mesi di assedio. Nuovi scontri hanno interessato gli ultimi assi viari ancora in mano ai jihadisti con le milizie libiche che avanzano.

Le ultime foto pubblicate su Facebook dalle forze al Bunyan al Marsous mostrano una Sirte devastata: un tank che avanza per strada, miliziani nascosti nei palazzi che imbracciano fucili mentre prendono la mira, il porto semi abbandonato, edifici distrutti. La battaglia è intensa.

Le forze lealiste vogliono chiudere al più presto questo capitolo iniziato a maggio, che ha subito una accelerazione ad agosto grazie ai raid americani contro i seguaci del Califfo che nel mese scorso - stando alla loro propaganda su Amaq - hanno condotto "12 operazioni suicide con autobomba".

La maggior parte della popolazione ha abbandonato la città, le principali infrastrutture sono al collasso, mentre aumenta il numero dei combattenti uccisi.

Parallelamente prosegue il lavoro di 'ripulitura' dei quartieri sottratti ai jihadisti da mine, bombe e ordigni, mentre sono stati rinvenuti nuovi documenti sui movimenti finanziari dell'Isis.

Intanto a Tunisi si è tenuta una nuova riunione riunione della commissione del dialogo inter-libico. All'incontro dedicato in gran parte all'applicazione dell'accordo siglato in Marocco nel dicembre 2015, si è discusso - riferisce Libya's Channel - anche di riequilibrare il dialogo con l'adesione di personalità del sud e dell'est del Paese, della prossima riunione del Parlamento di Tobruk, che ancora non ha dato la sua fiducia all'esecutivo di Tripoli, e della riduzione dei membri del Consiglio presidenziale di Sarraj.

Intanto ci si interroga sul futuro della Libia dopo la caduta di Sirte. Il ministro francese della Difesa, Jean-Yves Le Drian, teme che i jihadisti possano rientrare in Tunisia o cercare riparo in Egitto. Secondo il sito algerino "Tout sur l'Algérie", dopo avere cacciato lo Stato islamico bisognerà lavorare sul campo politico e sull'unità per riprendere il dialogo fra le due realtà istituzionali risolvendo la questione del generale Khalifa Haftar a capo delle forze armate.

Un altro punto di disaccordo tra i governi di Tripoli e Tobruk riguarda il ruolo delle brigate di Misurata impegnate a Sirte. "Non crediamo che si possano controllare queste forze - ha detto Ahmed al Mesmari, portavoce dell'esercito di Haftar al New York Times -. Sono anarchici ed estremisti e sono più vicini ad al Qaida di chiunque altro". Riuscire a controllarli - conclude 'Tsa' - sarà la prossima sfida di Sarraj.

sda-ats

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