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Il segretario di stato americano Rex Tillerson e il ministro degli esteri russo Serghiei Lavrov

KEYSTONE/AP/MICHAEL PROBST

(sda-ats)

La missione di Serghiei Lavrov a Monaco era di prendere le misure alla nuova amministrazione americana e, se necessario, ricordare che la Russia è "aperta al dialogo" ma non può accettare "imposizioni" sui dossier che contano.

Tipo l'Ucraina, dove la responsabilità dell'attuazione degli accordi di Minsk non deve cadere - in modo "artificiale" - "solo" sulla parte russa. Insomma, Washington, alla prova dei fatti, come intende muoversi?

Il tema è cruciale perché, se è vero che a Mosca intendono aspettare che l'amministrazione di Donald Trump sia pienamente formata prima di tirare le somme, la caduta di Michael Flynn e il caos degli ultimi giorni non fanno ben sperare.

L'uscita recente del neo-inquilino della Casa Bianca sulla necessità di "restituire la Crimea" e le parole del vice presidente Mike Pence sulla volontà degli Usa "d'incalzare la Russia" in materia di Ucraina sanno infatti di un déjà vu. Se è così la luna di miele tra il Cremlino e Donald Trump potrebbe finire ancora prima di completare il check-in in hotel; tant'è vero che Putin ha dato ordine ai network pubblici di darci un taglio con la copertura rose e fiori assicurata sino ad ora a the Donald.

Il portavoce del Cremlino ha smentito che un ordine del genere sia mai stato dato - "sono i direttori delle reti a decidere, noi non abbiamo influenza" - ma sono dichiarazioni di prassi.

La verità è che il 'primo contatto' Lavrov-Tillerson non ha dato indicazioni valide e lo stesso Trump si è domandato se Obama non sia stato troppo "morbido" con la Russia. Ecco allora che Konstantin Kosachyov, presidente della commissione Affari Internazionali del Senato russo, oggi si è detto "deluso" per l'atteggiamento degli Usa, confermando il trend di dichiarazioni apertamente critiche (una novità) verso l'amministrazione Usa.

Dunque, se tutto cambia per poi restare uguale, Lavrov a Monaco ha ricordato che la Russia non solo vuole, con l'Occidente e in particolare con gli Usa, un rapporto di "pragmatismo e rispetto", ma punta soprattutto a superare questo periodo di "guerre d'informazione e post-verità" e, attraverso un lavoro onesto, arrivare a una realtà "post-fake". Cioè un "nuovo ordine mondiale democratico ed equo", non basato su una globalizzazione utile a un club di paesi che "cercano il dominio sugli altri", di fatto "post-occidentale".

La proposta sembra assurda e irricevibile ma è condita da un'analisi più languida: le tensioni fra Usa- Europa e Russia sono "contro natura". Mosca - scrive su Republic Tatiana Stanovaia, direttrice del Centro di Tecnologia Politica - ora ha un'ultima chance per rimettere in carreggiata la strategia di apertura agli Usa: "il fascino personale di Putin, che spera di poter convincere Trump, nel corso di un grande incontro a quattr'occhi, a fidarsi e a dar vita, insieme, a un mondo nuovo in cui la Russia è un alleato di ferro dell'America".

SDA-ATS