Nel 2016, in un quarto degli ospedali svizzeri (47 su 195 per l'esattezza) i pazienti hanno dovuto essere ricoverati nuovamente nel nosocomio in cui erano stati ammessi una prima volta.

Lo indica uno studio dell'Associazione nazionale per lo sviluppo della qualità in ospedali e cliniche (ANQ). Stando all'indagine, svolta a livello nazionale su mandato dei Cantoni, si tratta del doppio dei casi (o 29 in più) rispetto all'anno precedente. Se i risultati sono noti solo ora, ciò è dovuto alla mole di dati la cui analisi prende parecchio tempo.

Stando a Regula Heller, che ha diretto lo studio, le cifre sono sì influenzate dal fatto che la durata media dei ricoveri in ospedale è diminuita da un anno all'altro. Tuttavia ciò spiega solo in parte l'aumento dei tassi di riammissione tra il 2015 e il 2016. Inoltre, secondo la Heller, il fatto di ritornare nel nosocomio in cui si è stati curati una prima volta non è sinonimo di scarsa qualità delle cure, perché a volte possono avvenire complicazioni durante il rientro a casa. I dati sono comunque da prendere in debita considerazione. A livello ticinese, i nosocomi interessati direttamente dall'aumento delle riammissioni sono quelli di Lugano e di Faido appartenenti all'Ente ospedaliero cantonale. Per le altre strutture a sud delle Alpi, si osserva invece un valore nella norma del 2015.

www.anq.ch

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