Prima telefonata Trump-Putin su Isis e sanzioni

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Donald Trump

KEYSTONE/EPA/MICHAEL REYNOLDS

(sda-ats)

Lotta all'Isis, crisi siriana e probabilmente sanzioni: la Casa Bianca e il Cremlino non hanno ancora diffuso alcun dettaglio, ma dovrebbero essere questi i dossier principali della telefonata tra Donald Trump e Vladimir Putin.

È il primo contatto diretto in assoluto tra i due leader, che sperano di riscrivere la storia dei rapporti russo-americani dopo essersi scambiati finora solo reciproche attestazioni pubbliche di stima, sullo sfondo della nuova guerra fredda culminata nell'era Obama con le sanzioni per gli hackeraggi "elettorali".

Era la telefonata più attesa delle cinque in programma oggi, con una lista che comprende la cancelliera tedesca Angela Merkel, il presidente francese François Hollande, il premier giapponese Shinzo Abe e il premier australiano Malcolm Turnbull.

Trump ha già ripetuto più volte che nella lotta all'Isis vorrebbe cooperare con la Russia e proprio oggi dovrebbe firmare un ordine esecutivo per chiedere allo stato maggiore congiunto americano entro 30 giorni un piano per un'azione più aggressiva ed efficace. Molto dipenderà dagli sviluppi della possibile collaborazione con il Cremlino, che ora in Siria e in generale in Medio Oriente si trova in una posizione dominante, tanto da aver avviato con Iran e Turchia colloqui di pace ad Astana senza gli Usa.

Nel suo ordine esecutivo per sospendere l'arrivo dei rifugiati, Trump ha chiesto la creazione di 'safe zone' per chi scappa dal conflitto, ma oggi fonti della sua amministrazione hanno precisato che saranno "affrontate a tempo debito" come parte della strategia di Donald Trump in Medio Oriente. Una strategia non ancora chiara, a parte l'asse con Israele e l'ostilità verso l'Iran. In ogni caso per la 'safe zone' occorre passare da Putin.

Quanto alle sanzioni contro Mosca, Trump ha lasciato intendere più volte di essere incline a toglierle ma ieri, incalzato anche da Theresa May, ha ammesso che è "troppo presto per discuterne". Qui il presidente deve invece passare da Merkel e Hollande, promotori e garanti degli accordi di Minsk sulla crisi ucraina. E quindi non è forse un caso se oggi ha sentito anche loro. Ma sulle sanzioni il tycoon rischia di aver il partito repubblicano contro. I vertici del Grand old party, dallo speaker Paul Ryan al leader della maggioranza al Senato, Mitch McConnell, hanno fatto quadrato.

Finora non è trapelato nulla neppure delle telefonate con Merkel e Holland, giunte all'indomani di un giro di vite sull'immigrazione che preoccupa l'Europa intera. Prima di parlare con Trump, il presidente francese aveva esortato il vecchio continente ad usare "fermezza" nel dialogo con la nuova amministrazione americana.

L'unico colloquio svelato dalla Casa Bianca è stato quello con il premier giapponese Shinzo Abe. Il presidente Usa lo ha invitato a Washington per il 10 febbraio e ha ribadito "l'impegno di ferro americano" sulla sicurezza del Giappone, facendo retromarcia dopo le minacce di un disimpegno militare con l'alleato. I due leader hanno promesso di consultarsi e cooperare sulla minaccia posta delle ambizioni nucleari della Corea del Nord e hanno discusso della imminente visita del capo del Pentagono James Mattis in Giappone.

SDA-ATS

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