Le trasformazioni del mondo mediatico hanno fatto crescere il numero di persone che snobbano le informazioni regionali e nazionali, mettendo così in pericolo il dibattito democratico in Svizzera.

L'"Annuario 2019 sulla qualità dei media" conferma le tendenze già registrate negli ultimi anni: i social media sono il canale di informazione più utilizzato da oltre il 70% della popolazione e un numero sempre crescente di persone si informa utilizzando fonti online (dal 52 al 61%). Perdono invece importanza i giornali cartacei in abbonamento (dal 56 al 32% in dieci anni), ma anche radio e televisione.

Quanto ai profili degli utenti, la categoria che è cresciuta maggiormente dal 2009 sono i "deprivati di notizie", cioè le persone con un consumo di informazioni nettamente inferiore alla media. La loro quota è salita di 15 punti percentuali e ormai rappresentano il 36% della popolazione, con un punta del 56% nella classe di età 16-29 anni. In aumento anche i cosiddetti "navigatori globali", consumatori di notizie che però snobbano quelle regionali e nazionali. Si tratta di due categorie problematiche dal punto di vista della politica democratica, sottolineano i ricercatori dell'istituto Fög, dell'università di Zurigo.

Per contrastare l'influenza crescente dei giganti del web, gli esperti sostengono che è necessario un nuovo "patriottismo" a favore dei media locali, indispensabili al funzionamento di una nazione come la Svizzera. Le piattaforme sociali infatti non sono in grado di "produrre il carburante necessario al buon funzionamento di una società democratica". A loro avviso è possibile promuovere in maniera diretta i media senza compromettere l'indipendenza giornalistica, come già avviene in vari paesi scandinavi. Oltre alle misure statali, è necessario intensificare la cooperazione fra editori creando un'infrastruttura digitale comune per promuovere i media svizzeri.

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