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Una coppia di pensionati.

Keystone/DPA dpa/A4381/_STEPHAN SCHEUER

(sda-ats)

La riforma del sistema pensionistico è stata al centro della sessione primaverile delle Camere federali, che si è conclusa oggi.

Le discussioni sul progetto Previdenza per la vecchiaia 2020 hanno preso avvio già il secondo giorno e hanno tenuto occupati i due rami del Parlamento fino alle votazioni finali. In totale 19 oggetti hanno concluso l'iter parlamentare.

La riforma delle pensioni è stata più volte all'ordine del giorno al Consiglio nazionale e agli Stati. E c'è voluta una Conferenza di conciliazione per appianare le differenze tra le due Camere. Il compromesso è stato trovato il penultimo giorno della sessione al fotofinish. Per superare al Nazionale lo scoglio costituito dal freno alle spese servivano 101 voti. E 101 sono stati quelli che la riforma delle pensioni ha ottenuto.

Agli Stati il progetto è passato più agevolmente, con 27 voti contro 17. L'ultima parola, come sempre in caso di modifiche costituzionali, spetterà al popolo. La votazione dovrebbe tenersi il prossimo 24 settembre.

Il pomo della discordia era rappresentato dal meccanismo necessario per compensare il calo delle rendite provocato dall'abbassamento del tasso di conversione dal 6,8 al 6,0%. Grazie al sostegno decisivo dei Verdi liberali e dei due parlamentari della Lega dei Ticinesi, il Parlamento ha infine scelto la variante del Consiglio degli Stati, ossia il supplemento di 70 franchi sulla rendita AVS per i nuovi pensionati e l'aumento del tetto massimo per i coniugi dal 150% al 155%.

La riforma contiene anche altre novità: l'innalzamento dell'IVA di 0,6 punti, l'aumento a 65 anni dell'età pensionabile delle donne, il pensionamento flessibile tra 62 e 70 anni, la riduzione e la flessibilizzazione della deduzione di coordinamento, l'aumento di un punto percentuale degli accrediti vecchiaia prelevati sul salario per le categorie d'età 35-44 anni e 45-54 anni, nonché un regime transitorio per le persone che avranno almeno 45 anni al momento dell'entrata in vigore della riforma. La proposta di aumentare automaticamente fino a 67 anni l'età pensionabile in caso di ristrettezze finanziare dell'AVS è invece stata accantonata.

Riduzione premi casse malattia

Oltre alla riforma del sistema pensionistico i parlamentari hanno discusso di altri importanti dossier. Tra gli oggetti che hanno terminato l'iter parlamentare, spicca la modifica della Legge federale sull'assicurazione malattie (LAMal) volta a ridurre i premi dei minorenni e dei giovani adulti per venire incontro agli sforzi finanziari delle famiglie.

Concretamente, il progetto prevede che le casse malattia vengano sgravate dai versamenti a titolo di compensazione nella misura del 50% per i 19-25enni. Ciò dovrebbe portare a una riduzione del premio di cassa malati di circa 92 franchi al mese per gli assicurati di questa fascia d'età. Per finanziare la misura, verranno aumentati di circa 10 franchi i premi per gli adulti di almeno 26 anni.

In base al progetto, inoltre, i cantoni dovranno ridurre non più di almeno il 50%, ma di almeno l'80% i premi per i bambini che vivono in una famiglia dal reddito medio-basso. Quelli per i giovani adulti in formazione continueranno ad essere ridotti di almeno il 50%.

Programma di stabilizzazione

Tra gli altri temi forti della sessione v'è stato il Programma di stabilizzazione 2017-2019. Come per la Previdenza 2020, anche in questo caso è stata necessaria una Conferenza di conciliazione.

Alla fine il Nazionale è riuscito ad ottenere un taglio nei programmi d'integrazione dei migranti (11,4 milioni di franchi all'anno), sempre bocciato dagli Stati. Dal canto loro, i "senatori" l'hanno spuntata per quel che concerne le economie nella legge federale sull'assicurazione malattie (73,5 milioni nel 2018 e 77 nel 2019). Alla fine questa misura di risparmio è stata infatti bocciata.

Le camere si erano invece già accordate in precedenza sugli altri aspetti del programma che comprende grossi risparmi nel personale federale. Il Parlamento ha infatti accettato tagli per 243,4 milioni nel 2018 e per 249,8 nel 2019, ovvero 100 milioni all'anno in più rispetto a quanto chiesto dal Consiglio federale. Per quel che concerne l'agricoltura, rispetto al messaggio del governativo, il Parlamento ha rinunciato a tutti i risparmi nei pagamenti diretti (60-69 milioni) e annullato anche quelli riguardanti la promozione della qualità e delle vendite (2,5-5 milioni).

Dibattito sul Servizio pubblico

Tra gli altri argomenti in agenda, che hanno suscitato accesi dibattiti agli Stati: l'iniziativa popolare "Abolizione del canone Billag". Alla fine il testo - che prevede che la Confederazione non possa riscuotere canoni, né sovvenzionare o gestire emittenti radiofoniche o televisive - è stato bocciato all'unanimità dalla Camera dei cantoni. Il Nazionale, da sempre molto più critico nei confronti della SSR rispetto agli Stati, deve ancora pronunciarsi.

Nell'attesa del dibattito, i fautori e gli oppositori del servizio pubblico hanno fatto valere le loro opinioni sul Rapporto sul Servizio pubblico. Alla fine il Nazionale ha respinto due atti parlamentari che chiedevano di affidare maggiori competenze al Parlamento nel rilascio della concessione alla SSR. La Camera del popolo ha invece accolto un postulato della sua commissione delle telecomunicazioni che chiede al governo di istituire un'Autorità di vigilanza indipendente per la radiotelevisione.

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SDA-ATS