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L'ex presidente del Brasile, Luiz Inacio Lula da Silva

KEYSTONE/EPA EFE/SEBASTIAO MOREIRA

(sda-ats)

Continuano i guai giudiziari di Luiz Inacio Lula da Silva, l'ex presidente brasiliano che nel 2009 fece piangere lacrime di gioia conquistando le Olimpiadi di Rio, le prime in Sudamerica. E' stato rinviato a giudizio.

Da padre nobile del Brasile moderno e della sinistra latinoamericana al rinvio a giudizio con l'accusa di aver tentato di comprare il silenzio dell'ex direttore del colosso petrolifero statale Petrobras, Nestor Cerverò, testimone chiave dell'inchiesta sui fondi neri versati al Partito dei lavoratori.

Ottenere l'assegnazione delle Olimpiadi fu un trionfo personale per l'ex presidente operaio che rilanciò anche le speranze di un Paese all'epoca in pieno sviluppo economico, politico e sociale.

Alle Olimpiadi, che si apriranno venerdì prossimo allo stadio Maracanà, Lula però non ci sarà. E non ci sarà nemmeno la presidente Dilma Rousseff, indicata alla sua successione proprio da Lula, perché sospesa temporaneamente dalle funzioni dopo il via libera del parlamento all'apertura di un procedimento di impeachment.

Sul palco presidenziale siederà invece il capo di stato ad interim Michel Temer, uno dei politici meno amati del Brasile. "Se l'obiettivo di tutto questo è impedirmi di candidarmi alle elezioni del 2018, non era necessario, troveremo un altro candidato più qualificato, queste provocazioni mi fanno il solletico", ha commentato dopo aver appreso del suo rinvio a giudizio il battagliero Lula, che gli ultimi sondaggi accreditano ancora come il probabile vincitore alle presidenziali del 2018, almeno al primo turno.

sda-ats

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