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La Commissione nazionale per la Lotta alla corruzione tunisina (Inlc) è alle prese con oltre 12'000 fascicoli legati alla lotta alla corruzione nel Paese.

Dall'inizio dell'anno - ha detto il presidente della Commissione Chawki Tabib - ne sono stati aperti oltre 2000 fascicoli, altri 10'048 sono stati ereditati dalla ex Commissione sugli affari di corruzione e malversazione (Cicm) e ulteriori 800 sono arrivati dal ministero della governance, ora soppresso.

La politica del nuovo premier tunisino, Youssef Chahed, per prevenire e combattere questo fenomeno, considerato uno degli obiettivi principali del suo governo, è chiara: potenziare la capacità operativa e funzionale della Commissione indipendente guidata da Tabib fornendola di uomini e mezzi su tutto il territorio nazionale.

Ha una sua logica infatti sganciarla dal potere esecutivo, ovvero renderla maggiormente indipendente da ogni possibile pressione che ne possa frenare o limitare il lavoro, così come del resto solitamente avviene nelle democrazie più evolute.

"La corruzione in Tunisia è ormai endemica", ha detto il presidente della Commissione, e ha raggiunto livelli non più sopportabili che impattano direttamente sull'economia del paese con un costo annuale stimato in 900 milioni di franchi considerando i contratti pubblici, tanto che Tabib si è detto convinto che con una strategia efficace contro il fenomeno e una buona governance si potrebbero guadagnare circa due punti percentuali di crescita all'anno.

Da gennaio 2016, sono 106 i fascicoli trasmessi alla giustizia riguardanti ipotesi di corruzione avvenute all'interno del ministero dell'Interno, del Demanio pubblico, della Sanità, e delle Finanze. Le regioni più interessate dalla corruzione sono la capitale Tunisi, Nabeul, Sousse e Sfax.

Tabib ha anche affermato che presto la struttura che dirige sarà dotata di un Centro studi e un database che verranno messi a disposizione dei giornalisti d'investigazione.

sda-ats

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