Tutte le notizie in breve

"Vertice del latte" per trovare soluzioni alla crisi

Keystone/GAETAN BALLY

(sda-ats)

I produttori svizzeri di latte lanciano l'allarme: i prezzi attualmente troppo bassi mettono a rischio molte aziende. Il settore vuole più sostegno dalla Confederazione sotto forma di aumento delle sovvenzioni e di aiuti all'esportazione.

I principali attori del settore si sono incontrati oggi a Berna in occasione di un "Vertice del latte" al quale hanno partecipato anche politici ed esponenti dell'amministrazione. Obiettivo del summit era quello di definire misure per migliorare le condizioni quadro.

"Per molti contadini la situazione è drammatica", ha affermato il direttore dell'Unione Svizzera dei Contadini (USC) Jacques Bourgeois. Il prezzo del latte è eccezionalmente basso, ai livelli degli anni '50. Negli ultimi quattro anni i produttori sono diminuiti del 13%, ovvero circa 3000 aziende, ha precisato il consigliere nazionale (PLR/FR). Anche le loro entrate si sono ridotte.

In un rapporto dell'Ufficio federale dell'agricoltura (UFAG) di febbraio, la sovrapproduzione lattiera svizzera ed estera viene identificata come una delle cause dell'attuale situazione: parallelamente alla crescita della produzione nel mercato mondiale sono scesi i prezzi, lo stesso vale per burro e latte in polvere. La forza del franco non ha migliorato a situazione.

Rivendicazioni

"Non si può continuare così", ha affermato il presidente dell'USC nonché consigliere nazionale Markus Ritter (PPD/SG) . In collaborazione con i Produttori svizzeri di latte (PSL) e l'Interprofessione del latte (BO Milch - IP Lait) hanno presentato le loro rivendicazioni. Ritengono che l'intera politica lattiera vada rivista e che le attuali condizioni quadro della politica agricola non bastino.

Per prima cosa devono essere subito aumentate le sovvenzioni per favorire il benessere degli animali, ciò che permette di migliorare la situazione delle entrate dei produttori, ha sostenuto Ritter.

Ci vuole anche una nuova offensiva di promozione delle vendite in Svizzera, come quella del 2015. Una richiesta accolta positivamente dall'Ufficio federale dell'agricoltura (UFAG). Il vicedirettore Dominique Kohli ha assicurato che Berna è pronta a reagire con rapidità. Si attende solo la richiesta ufficiale del PSL.

"Bisogna inoltre migliorare le basi legali dei contratti d'acquisto", ha affermato ancora Ritter. Le quantità e i prezzi del latte di categoria A, retribuiti meglio e venduti di più sul mercato svizzero, devono essere regolati in modo vincolante. Ciò permetterà ai produttori di decidere se vogliono fornire quantità maggiori di latte destinato all'esportazione, pagato meno, afferma Jacques Bourgeois.

Chiedono inoltre di introdurre nella legge sull'agricoltura una soluzione specifica per il latte che rimpiazzi i contributi previsti nella cosiddetta "legge sul cioccolato". Fino a poco tempo fa la Confederazione versava delle sovvenzioni per l'export di prodotti agricoli nei paesi più poveri. In aprile il Consiglio federale le ha eliminate seguendo il divieto introdotto in dicembre dall'Organizzazione mondiale del commercio (OMC). La nuova direttiva deve essere conforme al regolamento dell'OMC.

Uniterre per un sistema di regolazione

Uniterre e altre organizzazioni hanno approfittato dell'incontro per presentare le loro rivendicazioni: tra queste, un sistema di regolazione efficace per controbilanciare gli effetti della liberalizzazione. Le industrie e i grandi distributori si sono impossessati del mercato del latte, sottolineano in una nota.

In febbraio, per la prima volta da quindici mesi, l'Interprofessione del latte ha abbassato i prezzi indicativi del latte svizzero di categoria A (destinato al mercato indigeno). Dal primo aprile, al chilo costa 65 centesimi invece di 68. Lo scorso ottobre, gli agricoltori avevano manifestato a Berna a favore del prezzo indicativo di 68 centesimi al chilo - anche se esso non copre neppure i costi di produzione, sottolineavano.

sda-ats

 Tutte le notizie in breve