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I talebani afghani hanno annunciato oggi il lancio di una nuova 'Offensiva di primavera' che quest'anno prende il nome di 'Operazione Omar' in ricordo del fondatore dell'Emirato islamico dell'Afghanistan deceduto due anni fa, Mullah Omar.

In un comunicato firmato dal Consiglio direttivo dell'Emirato islamico si ricorda che la 'jihad' contro l'invasione americana ha compiuto già 14 anni e che alle 5 di oggi è cominciato ufficialmente il 15/o anno con una nuova offensiva per liberare il territorio afghano dall'occupazione che "implica attacchi su vasta scala contro le posizioni del nemico in tutto il Paese, utilizzazione di kamikaze e assassinii di comandanti nemici nei centri urbani".

La data scelta per l'inizio dell'offensiva (giorno 5 del Rajab ul Murajab nel calendario lunare islamico), si dice nel comunicato, ricorda un giorno simile in cui gli eserciti islamici, sotto il comando di Khalif Omar al Farooq, "annientarono un grande esercito infedele alleato con i Bizantini nella battaglia di Yarmouk".

Applicando una strategia articolata, prosegue l'Emirato islamico, "speriamo di poter demoralizzare il nemico straniero e fargli abbandonare la nostra Nazione".

Al momento della pianificazione della nuova operazione, inoltre, "ai mujaheddin è stato chiesto in modo perentorio di sviluppare le loro azioni in modo da fare attenzione alla protezione dei civili e delle infrastrutture".

L"Operazione Omar' viene lanciata nonostante che nei mesi scorsi un comitato quadripartito (Afghanistan, Pakistan, Usa e Cina) ha cercato di mettere a punto una roadmap per aprire un processo di dialogo di pace fra il governo di Kabul e l'insorgenza.

Almeno tatticamente, rilevano gli analisti, la risposta dei talebani sembra invece andare nella volontà di proseguire il conflitto. Nell'attesa, forse, che il nuovo leader dell'Emirato islamico, Mullah Mansour, possa trovare un compromesso con l'ala dissidente del movimento che lo accusa di essere un uomo del Pakistan.

sda-ats

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