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Vita quotidiana a Ramlet Bulaq, poverissimo quartiere del Cairo.

KEYSTONE/EPA FILE/KHALED ELFIQI

(sda-ats)

Amnesty International punta il dito contro l'Egitto, prendendo spunto dalla vicenda di Giulio Regeni, l'italiano trovato morto nel febbraio scorso: l'Agenzia per la sicurezza nazionale (Nsa) si rende responsabile di rapimenti, torture e sparizioni forzate.

Quesot nel tentativo di incutere paura agli oppositori e spazzare via il dissenso pacifico, afferma un rapporto.

"La sparizione forzata di Giulio Regeni ha attratto l'attenzione dei mezzi d'informazione di ogni parte del mondo. Le autorità egiziane si ostinano a negare qualsiasi coinvolgimento nella sua sparizione e uccisione, ma Amnesty International rivela le similitudini tra i segni di tortura sul suo corpo e quelli sugli egiziani morti in custodia dello stato. Ciò lascia supporre che la sua morte sia stata solo la punta dell'iceberg e che possa far parte di una più ampia serie di sparizioni forzate ad opera dell'Nsa e di altri servizi d'intelligence in tutto il Paese", sostiene l'organizzazione.

Il rapporto, intitolato "Egitto: Tu ufficialmente non esisti. Sparizioni forzate e torture in nome del contrasto al terrorismo", rivela una tendenza che vede centinaia di studenti, attivisti politici e manifestanti, compresi 14enni, sparire nelle mani dello Stato senza lasciare traccia. Secondo le ong locali, la media delle sparizioni forzate è di 3-4 al giorno.

Di solito, agenti dell'Nsa pesantemente armati fanno irruzione nelle abitazioni private, portano via le persone e le trattengono anche per mesi, spesso ammanettate e bendate per l'intero periodo. "Questo rapporto rivela le scioccanti e spietate tattiche cui le autorità egiziane ricorrono nel tentativo di terrorizzare e ridurre al silenzio manifestanti e dissidenti", ha dichiarato Philip Luther, direttore del programma Medio Oriente e Africa del Nord di Amnesty International.

"Le sparizioni forzate sono diventate uno dei principali strumenti dello stato di polizia in Egitto. Chiunque osi prendere la parola è a rischio. Il contrasto al terrorismo è usato come giustificazione per rapire, interrogare e torturare coloro che intendono sfidare le autorità". Luther ha poi aggiunto che "le autorità egiziane si ostinano a negare l'esistenza del fenomeno delle sparizioni forzate, ma i casi descritti nel nostro rapporto forniscono ampie prove del contrario".

Il rapporto descrive in dettaglio i casi di 17 persone sottoposte a sparizione forzata, detenute illegalmente per periodi varianti da diversi giorni a sette mesi, tagliate fuori dal mondo esterno e private di contatti con avvocati e familiari e di qualsiasi supervisione giudiziaria. Inoltre comprende drammatiche testimonianze delle torture praticate durante sessioni d'interrogatorio che possono durare fino a sette ore, allo scopo di estorcere "confessioni" che verranno poi usate come prova durante gli interrogatori ufficiali davanti al giudice e che condurranno alla condanna. In alcuni casi, sono stati torturati anche dei minorenni.

sda-ats

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