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Il primo ministro Viktor Orban

KEYSTONE/AP/VADIM GHIRDA

(sda-ats)

Anche se il 'suo' referendum non ha raggiunto il quorum, le dichiarazioni del premier ungherese Viktor Orban lasciano prevedere che l'esecutivo di Budapest ne interpreterà il risultato come un via libera alla propria politica sull'immigrazione, fatta di filo spinato.

Una politica concretizzata dalla barriera metallica disposta lo scorso anno al confine sud del Paese, dalle leggi che prevedono il carcere per chi attraversa clandestinamente il confine, dalla riduzione al minimo dell'esame delle domande di asilo dei profughi di guerra (30 al giorno). E naturalmente il rifiuto di un sistema di quote di ripartizione dei migranti, oggetto del referendum di oggi indirizzato in sostanza contro la solidarietà fra Stati membri nell'Ue.

Orban ha accennato questa mattina a "conseguenze giuridiche" del referendum che "ci saranno comunque" e secondo vari analisti si tratta prevedibilmente di una modifica della Costituzione per ostacolare l'accoglienza di migranti. Anche se la mancanza del quorum, cui si aggiunge la previsione di un notevole numero di voti nulli, appare come un parziale successo dell'opposizione.

"Non vogliamo prestarci a questo gioco insidioso di Orban contro la solidarietà europea", aveva detto un esponente dell'organizzazione "Comitato Helsinki" che si batte per la difesa dei diritti civili e che aveva chiesto agli elettori di opporsi ai piani di Orban.

Ma anche grazie ad una campagna aggressiva del governo contro l'accoglienza dei migranti condotta attraverso i media pubblici, l'esecutivo ha già in anticipo definito il voto un successo.

In particolare, il diritto d'asilo, è stato sostenuto, è competenza condivisa tra l'Ue e gli Stati membri, ma Bruxelles non differenzia tra migranti e profughi mentre nell'80% dei casi i migranti sono "economici", ovvero, non sono persone che fuggono da una guerra. "Non è ammissibile che autorità esterne decidano per noi", ha affermato il ministro della Giustizia ungherese, Laszlo Trocsanyi.

L'opposizione, frattanto, va all'attacco. Secondo Gabor Vona, leader del partito estremista di destra Jobbik, il premier Orban deve dimettersi, vista la mancata validità del referendum, come ha fatto il premier britannico David Cameron dopo la sconfitta nella consultazione elettorale sulla Brexit. L'opposizione democratica parla di sconfitta di Orban per lo stesso motivo. "Era un referendum falso e menzognero", dice Ferenc Gyurcsany, ex premier socialista, leader del partito Democratico.

E complessivamente, l'opposizione sottolinea e condanna anche - in sintonia con Amnesty International - le condizioni di degrado in cui sono costretti migliaia di profughi lungo il confine meridionale ungherese, e "l'orribile trattamento" riservato ai richiedenti asilo da parte del governo di Budapest, nonché l'esame sommario delle domande d'asilo da parte delle autorità ungheresi.

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SDA-ATS