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Mohammed Deleel, il profugo siriano che ha compiuto domenica sera l'attentato suicida ad Ansbach in Baviera, aveva raccontato di aver subito maltrattamenti in un carcere in Bulgaria, nel quale era stato rinchiuso.

Sarebbe stato picchiato dalla polizia bulgara perché non voleva farsi prendere le impronte digitali. Lo riporta l'agenzia tedesca Dpa, cui il deputato della Linke (etrema sinistra) Harald Weinberg ha consegnato una lettera di accompagnamento dell'attentatore. Sarebbe stato questo il motivo per cui Deleel non voleva tornare in Bulgaria, Paese dello Spazio di Dublino nel quale era stato per la prima volta registrato e che gli aveva assicurato la tutela da profugo.

Secondo quanto riportato nella lettera, Deleel aveva raccontato di un attentato ad Aleppo, sua città, nel quale erano morte la moglie e il figlio e lui era rimasto ferito. Era entrato in Bulgaria dalla Turchia e aveva cercato di raggiungere il confine con la Serbia, ma era stato fermato e riportato in Bulgaria, dove dopo il carcere era stato in un campo profughi. Con l'aiuto di un'organizzazione umanitaria aveva ottenuto una visita ospedaliera, poi un passaggio aereo verso l'Austria, dove era stato di nuovo fermato, poi ricoverato in ospedale e operato.

Secondo quel che c'è scritto nella lettera, dopo l'operazione Deleel sarebbe dovuto rientrare in Bulgaria ma preferì proseguire verso la Germania. Gli inquirenti stanno esaminando questo documento per verificare se la storia sia reale.

sda-ats

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